2^ G.M. La Repubblica Sociale Italiana

Operazione Quercia, la liberazione di Mussolini 12 settembre 1943

«Achtung! Achtung! Il quartier generale del Fuehrer comunica che il duce è stato liberato».

Da soli 4 giorni il maresciallo Badoglio era stato costretto dagli Alleati ad annunciare l’armistizio. firmato fra Regno d’Italia e gli Alleati il 3 settembre a Cassibile, quando il 12 settembre arrivava dai microfoni nazisti la notizia bomba, i tedeschi avevano finalmente trovato il nascondiglio dove il Duce veniva tenuto e lo aveva liberato.

Con un operazione lampo i tedeschi avevano occupato trequarti della penisola e disarmato praticamente le forze armate italiane. Il paese risultava diviso in 2 tronconi il sud occupato da forze alleate e il centro nord in mano tedeschi. Ma cerchiamo di capire come e quanto venne concepita l’operazione che doveva portare alla liberazione del deposto capo del fascismo italiano.

Il ministro Albert Speer, nel suo libro Memorie del Terzo Reich, ricorda la reazione di Adolf Hitler alla notizia dell’arresto di Mussolini, descritta come una sorta di “fedeltà nibelungica”: “Non c’era gran rapporto in cui il Führer non chiedesse che fosse fatto tutto il possibile per ritrovare l’amico disperso. Diceva di essere oppresso giorno e notte dall’angoscia”.

Già all’indomani e precisamente la sera del 26 luglio 1943 Hitler convocò presso il suo quartier generale a Rastenburg, denominato in codice la “Tana del lupo”, sei ufficiali scelti tra tutte le forze armate del suo paese per un’operazione segreta. La scelta su chi dovesse comandare la delicata operazione cadde sul capitano delle SS Otto Skorzeny, 35 anni, comandante di un corpo di Kommando di stanza a Friedenthal.

A lui sarebbe toccato il compito di scoprire dove era tenuto prigioniero l’amico di Hitler, mentre il generale Kurt Student, fondatore dei paracadutisti tedeschi doveva condurre l’operazione vera e propria. Nasceva cosi l’Operazione Eiche finalizzata alla liberazione di Benito Mussolini.

Il giorno successivo, Student e Skorzeny, partirono per l’Italia in aeroplano e una volta giunti a Roma si diressero immediatamente a Frascati, raggiunti tre giorni dopo arrivarono gli uomini del SD di Friedenthal. Lì si trovava il quartier generale del maresciallo Albert Kesselring, comandante del gruppo di armate tedesche in Italia, tenuto all’oscuro della segretissima operazione Eiche.

 A quei giorni l’armistizio non era stato annunciato l’Italia e la Germania combattevano ancora insieme, occorreva quindi muoversi con circospezione. Skorzeny riusci a scoprire dove veniva tenuto prigioniero Mussolini prima a Ponza e poi all’isola della Maddalena ma in entrambi i casi non si riusci a predisporre l’operazione, perché Badoglio disponeva per motivi di sicurezza di spostare continuamente il prigioniero.

Scoperto il nascondiglio presso Campo Imperatore sul Gran Sasso bisognava ora avere delle prove: queste vennero dal capitano medico Leo Krutoff, incaricato di recarsi a Campo Imperatore per un sopralluogo, con la scusa di dover organizzare la convalescenza nell’albergo di soldati tedeschi malati di malaria (questo fu almeno quanto viene detto all’ignaro ufficiale medico).

Krutoff tuttavia, quando giunse nel paesino di Assergi per prendere la funivia, fu bruscamente bloccato da alcuni carabinieri che gli spiegarono che la zona del Gran Sasso era stata dichiarata “zona militare”; quindi era impossibile salirvi. Kappler, a sua volta, inviò l’ufficiale delle SS Erich Priebke, il quale riferì di strani movimenti che potevano avvalorare il sospetto che proprio lì vi fosse Mussolini.

La colonna motorizzata tedesca sulla strada del Gran Sasso.jpg

La colonna motorizzata tedesca sulla strada del Gran Sasso

Con la firma dell’armistizio niente più ostacolava l”operazione Eiche, se non il dubbio se davvero l’ex Duce fosse a Campo Imperatore. L’Italia ora era zona nemica. L’operazione scattò alle 3 antimeridiane del 12 settembre, quando una colonna motorizzata agli ordini del comandante responsabile Harald Mors si mosse alla volta di Assergi.

La partenza dei 10 alianti DFS 230 della 2. Fallschirmjäger-Divisionera prevista per le 12.30, ma venne anticipata di qualche minuto in quanto una serie di bombardieri alleati sorvolò l’aeroporto. Dato il limitato spazio a disposizione per l’atterraggio, sulle ruote degli alianti furono incastrati dei rotoli di filo spinato, per creare un forte attrito col suolo.

Durante il volo di avvicinamento l’aereo che rimorchiava il DFS con Otto Skorzeny, pilotato dal tenente Elimar Meyer, si trovò dalla quarta posizione che aveva al decollo,  a essere in testa alla formazione, dato che i primi tre Henschel avevano virato per guadagnare quota e si erano accodati alla formazione, ma non quello col capitano SS a bordo.

E così si trovò davanti all’aliante dove c’era invece il tenente barone Georg von Berlepsch, comandante dell’unità d’assalto alla quale Skorzeny era stato aggregato come “consigliere politico” e con espresso divieto da parte di Student di esercitare il grado.

Gli italiani, colti di sorpresa dalla fulmineità dell’azione e da ordini a dir poco contraddittori da parte dell’ispettore Gueli, non reagirono. Per di più Skorzeny aveva avuto l’idea, stigmatizzata nell’immediato dagli ufficiali paracadutisti, di portare con sé come ostaggio il generale del Corpo degli agenti di polizia Fernando Soleti che, facendosi riconoscere dai carabinieri che presidiavano la fortezza sul Gran Sasso, intimò loro di non sparare.

Il generale della Polizia Fernando Soleti.jpg

Il generale della Polizia Fernando Soleti

I soldati italiani restarono totalmente disorientati dalla presenza del generale. Alla sua vista lo stesso Mussolini, che si era affacciato alla finestra, disse: “Non sparate, non vedete che è tutto in ordine? C’è un generale italiano!”.

Fu Skorzeny a salutare per primo Mussolini, nonostante si fosse accordato con Student di rimanere solo un “consigliere politico”, violando gli ordini che vietavano persino di scendere in picchiata, cosa che lui aveva imposto a Meyer, scompaginando la formazione e costringendo due alianti ad andare a sbattere contro le rocce circostanti.

I tedeschi sistemarono la radio sul tetto dell’albergo. Dalla radio venne dato il segnale che l’albergo era in mani tedesche, il “Duce d’Italia” era vivo e non c’erano vittime.

Se sul rifugio non ci fu praticamente nessuna reazione da parte italiana, ad Assergi invece persero la vita due militari, gli unici che non si sottrassero al loro dovere in quella circostanza. Il primo fu la guardia forestale Pasqualino Vitocco, che aveva cercato di avvisare i carabinieri della presenza della colonna tedesca e venne ucciso con una raffica di mitragliatrice, dopo che gli era stato intimato l’alt.

Morirà il giorno dopo all’Ospedale Civile dell’Aquila. La seconda vittima fu il carabiniere Giovanni Natale che, di guardia nella stazione intermedia della funivia, visti arrivare dei tedeschi aveva tentato una reazione ma era stato colpito a morte.

Dopo qualche foto, Mussolini doveva ripartire con il capitano della Luftwaffe Gerlach su uno Storch, aereo a decollo e atterraggio breve, portato sull’altipiano dallo stesso capitano. L’aereo poteva trasportare solo un passeggero, soprattutto in partenza da una pista di decollo così corta, per questo ne era stato previsto un altro per trasportare l’ufficiale accompagnatore, che venne designato in Skorzeny, secondo i suoi espressi desideri.

In attesa del decollo, Mussolini si intrattiene col generale Gueli, che era responsabile della sua sorveglianza durante la prigionia.jpg

Mussolini si intrattenne col generale Gueli, responsabile della sua sorveglianza durante la prigionia.

Il secondo aereo però non riuscì ad atterrare. Skorzeny, non si perse d’animo e nonostante il suo peso non indifferente, riuscì ugualmente a ottenere il permesso da Mors e dal pilota di poter salire sullo Storch, forse facendo pesare il suo grado o grazie a ordini “superiori” (il grado di capitano era uguale a quello di Gerlach, ma bisogna ricordare che Skorzeny apparteneva alle SS.

La pista era troppo corta così Gerlach, abile pilota, decise di far trattenere le ali dello Storch da alcuni soldati fino a raggiungere il massimo regime del motore. A un segnale, lasciato libero, l’aereo scattò in avanti verso il burrone. Scomparve per qualche momento nell’abisso, ma poi lo si poté vedere da lontano mentre si alzava verso il cielo.

A Pratica di Mare, dove atterrò, Mussolini fu imbarcato su un Heinkel He 111 che lo portò a Vienna, e poi a Monaco: il 14 settembre, a Rastenburg, incontrò Hitler. Nonostante il rapporto di Mors, suffragato in tutto e per tutto da quello del generale Student, cui Hitler aveva assegnato il compito di liberare Mussolini, fosse riconosciuto come autentico e veritiero in tutte le fasi, e sin dagli anni cinquanta dagli stessi servizi segreti americani, Hitler diede invece il merito a Skorzeny.

Il giorno 14 Mussolini, raggiunge in volo Monaco di Baviera dove lo attendono il Fuhrer in persona alcuni fedelissimi e il figlio Vittorio..jpg

Di lì a poco sarebbe nata la Repubblica Sociale Italiana nei territori occupati dai tedeschi ad esclusione di alcune zone che i tedeschi incorporarono nel Terzo Reich, e per l’Italia sarebbe iniziata la fase più cruenta della guerra. Tedeschi e alleati di ritrovarono a combattere sulla penisola, ma ancor più grave e cruenta fu la lotta fratricida fra italiani che, vedrà contrapposte con efferatezze di ogni genere da ambo le parti le forze fasciste della RSI e le formazioni partigiane.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

5 risposte »

  1. Mussolini non si sottrasse all’evolversi degli eventi, sapendo che in questo modo avrebbe alleviato le sofferenze del popolo italiano dalla vendetta dei tedeschi, che avevano subito il più vile tradimento!!!!

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