Occupazione di Fiume

12 settembre 1919, la notte di Ronchi

Il 12 settembre del 1919, dopo una marcia di circa 70 chilometri, Gabriele D’Annunzio,  partito da Ronchi vicino a Monfalcone, alla testa di un gruppo di 2 600 nazionalisti irregolari, a cui si unirono alcuni gruppi di bersaglieri inviati per fermarlo, prendeva possesso della città di Fiume, in vista dell’annessione al Regno d’Italia.

Medaglia_Fiume.JPGLe forze di occupazione franco-anglo-statunitensi preferirono astenersi da interventi armati. La reazione del Governo italiano fu di fermo biasimo. Badoglio incaricato di prendere misure contro gli occupanti, si limitò ad attuare un blocco degli approvvigionamenti che fu facilmente aggirato da una campagna di raccolta fondi attuata dal direttore de Il Popolo d’Italia, Benito Mussolini.

Nello stesso pomeriggio D’Annunzio proclamò l’annessione all’Italia di Fiume, pronunciando un discorso dal Palazzo del Governo di Fiume.

«Italiani di Fiume! Nel mondo folle e vile, Fiume è oggi il segno della libertà; nel mondo folle e vile vi è una sola verità: e questa è Fiume; vi è un solo amore: e questo è Fiume! Fiume è come un faro luminoso che splende in mezzo ad un mare di abiezione… Io soldato, io volontario, io mutilato di guerra, credo di interpretare la volontà di tutto il sano popolo d’Italia proclamando l’annessione di Fiume.»

Vediamo come si arrivò all’azione dei legionari guidati dal “Vate”.

Con la fine della Prima guerra mondiale, la città di Fiume – precedentemente parte del Regno d’Ungheria ma abitata in maggioranza da italiani per il 60% della popolazione con una minoranza di croati (24%), sloveni (6%), ungheresi (13%) e tedeschi – divenne ben presto oggetto di contesa tra l’Italia e il neocostituito Regno dei Serbi, Croati e Sloveni: due Consigli Nazionali proclamarono rispettivamente l’annessione al Regno d’Italia e a quella che di lì a poco si sarebbe chiamata Jugoslavia.

Alla Conferenza di pace di Parigi (1919) venne dibattuto il futuro della città di Fiume, che già sotto l’Ungheria aveva costituito un “corpus separatum” al confine tra l’Istria austriaca e la Croazia-Slavonia ungherese, e che alcuni volevano ergere a stato indipendente.

Gli jugoslavi rivendicarono per sé l’Istria, la Dalmazia e la Venezia Giulia comprese Gorizia e Trieste. I plenipotenziari italiani a Parigi, guidati dal presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando, obiettarono che tali territori erano stati promessi all’Italia in virtù del Patto di Londra del 26 aprile 1915.

Essi rivendicarono ufficialmente anche Fiume basandosi su criteri etnico-linguistici (la maggioranza dei fiumani parlava un particolare dialetto veneto), ma la mossa si rivelò un passo falso: la posizione negoziale italiana finì coll’indebolirsi, in quanto Fiume non era compresa nei compensi territoriali del Patto di Londra, e l’Italia fu accusata di imperialismo.

Alla ferma opposizione di Wilson, che avanzò invece la proposta di ergere la città a stato libero, il 24 aprile 1919 Orlando rispose col clamoroso abbandono della Conferenza di pace. Le trattative furono riprese qualche settimana dopo, ma oramai la posizione italiana era compromessa.

Su pressione delle altre potenze dell’Intesa, Orlando rinunciò a Fiume e a gran parte della Dalmazia. Ne seguì una crisi di governo in Italia, in cui Orlando fu sostituito da Francesco Saverio Nitti e additato come responsabile della “Vittoria mutilata”.

A Fiume, già ad aprile Giovanni Host-Venturi e Giovanni Giuriati avevano iniziato a creare una Legione fiumana costituita da volontari per difendere la città in particolare dal contingente francese, filo-jugoslavo. Nel frattempo Gabriele D’Annunzio si era recato a Roma per tenere una serie di comizi in favore dell’italianità di Fiume.

I discorsi infuocati di D’Annunzio, suscitarono l’emozione soprattutto dei moltissimi giovani reduci che ritornati dalla guerra erano rimasti disoccupati, nel frattempo nella città la situazione diveniva sempre più incandescente e si susseguivano costantemente manifestazioni della popolazione a favore dell’italianità della città e incidenti tra i vari reparti delle quattro nazioni che al termine del conflitto avevano occupato la città (italiani, francesi, inglesi, americani).

Il 29 giugno 1919 scoppiarono tumulti fra i militari francesi, i cui ufficiali avevano osato strappare il tricolore italiano appuntato sulle vesti delle donne fiumane, e la popolazione civile, in soccorso della quale intervennero soldati e marinai italiani: nove morti e molti feriti costituirono il numero degli scontri, protrattisi fino al 6 luglio, noti come “Vespri fiumani”

Il Governo francese decise lo scioglimento del Consiglio Nazionale Fiumano e pretese il ritiro dei militari italiani, accusandoli di avere provocato gli incidenti. Il 30 giugno 1919 una delegazione guidata da Grossich incontrò a Roma Gabriele d’Annunzio, chiedendogli di assumere la guida del movimento di resistenza fiumano: D’Annunzio accettò, e si convenne di procedere all’arruolamento di volontari nell’ambito dei vari raggruppamenti nazionalisti per farli successivamente convergere a Fiume.

A Parigi si decisero così alcune sanzioni e l’allontanamento dei Granatieri di Sardegna, reparto che si era dimostrato particolarmente irrequieto. I Granatieri, sotto il comando del generale Mario Grazioli, lasciarono Fiume il 25 agosto 1919 sfilando in mezzo alla popolazione di Fiume che cercò di trattenerli e si acquartierarono a Ronchi.

Da qui sette ufficiali inviarono a D’Annunzio una lettera in cui lo invitavano a porsi a capo di una spedizione che a Fiume ne rivendicasse l’italianità. Dopo alcuni giorni D’Annunzio ruppe gli indugi e garantì il proprio arrivo a Ronchi per il 7 settembre, ma a causa di una intempestiva febbre poté onorare il proprio impegno solo l’11 dello stesso mese. Intanto a Ronchi erano già arrivati numerosi volontari.

Il 12 settembre i granatieri comandati dal maggiore Carlo Reina intrapresero la Marcia di Ronchi. Oltrepassato il confine presidiato dal generale Vittorio Emanuele Pittaluga, dopo essersi congiunto con la Legione Fiumana di Host-Venturi, D’Annunzio prese possesso della città acclamato dalla popolazione italiana e dai volontari lì presenti.

Vedremo nel prossimo post la storia dei mesi dell’occupazione italiana della città.

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