2^ G.M. Africa Settentrionale

L’affondamento della nave ospedale “Arno”

Alle 00.45 dell’11 settembre 1942 mentre  si trovava a circa 62 miglia da Tobruk, la nave ospedale Arno una delle cosiddette “navi bianche” in servizio per la Croce Rossa venne colpita da un siluro lanciato da un aerosilurante britannico, nonostante fosse correttamente illuminata secondo le norme stabilite dalla convenzione dell’Aia.

Le “navi bianche”, ovvero le grandi navi ospedale così chiamate dal colore delle loro fiancate al centro delle quali campeggiava sempre una enorme croce di colore rosso, erano tutelate già dalla Convenzione dell’Aja del 1907 contro eventuali attacchi di altre unità navali. Nel caso specifico dell’Arno le croci di riconoscimento erano ben 3 su ciascuna fiancata e una sul fumaiolo principale,

Ma purtroppo come vedremo il caso della “Arno” durante la la Seconda Guerra Mondiale non rimarrà isolato e molte altre navi verranno affondate, causando la morte non solo degli equipaggi, ma anche di tante infermiere volontarie e dei militari gravemente feriti che erano impossibilitati a muoversi.

Vediamo ora come andarono le cose in quella tragica notte, partendo da un paio di giorni prima quando la “Arno” al comando del palermitano Giovanni Luisi, lasciò Napoli per raggiungere Tobruk. La nave era un piroscafo misto di 8024 tsl, costruito nel 1912, della Società Anonima di Navigazione Lloyd Triestino di Trieste, requisito dalla Regia Marina ed iscritto nel ruolo del naviglio ausiliario dello Stato.

Nave ospedale Arno

Dopo la trasformazione in nave ospedale, durante la quale la “Arno” venne dotata delle necessarie attrezzature mediche e di 440 posti letto, nell’agosto 1940, venne inviata in Libia per la sua prima missione di soccorso al personale ferito.

L ’8 dicembre dello stesso anno, subì un primo bombardamento aereo, riportando seri danni, mentre si trovava ancorata nel porto di Napoli, anche quella volta a seguito di un’incursione aerea inglese. Partecipò, in seguito alla missione di soccorso seguita alla distruzione di un convoglio navale italo-tedesco il 16 aprile 1941, traendo in salvo ben 1.271 naufraghi sui tremila marinai imbarcati sulle varie  navi affondate

In seguito fu protagonista, assieme alla nave ospedale Sicilia, del salvataggio di un altro migliaio di uomini, sopravvissuti al siluramento di un trasporto truppe diretto in Libia e via via che le operazioni in Nord Africa volgevano a favore degli Alleati, le missioni di salvataggio della Arno si susseguirono senza sosta. Mentre si trovava in porto a Bengasi, in sosta operativa per rifornirsi, rimase nuovamente danneggiata, anche se in maniera lieve, da un nuovo bombardamento aereo.

Tra il 29 e il 30 agosto 1942, altri 119 uomini furono tratti in salvo dalle onde del mare, dopo che l’avviso Diana era stato silurato da un sommergibile britannico. Nonostante il mare fortemente agitato, gli uomini della “nave bianca” dimostrarono grandi doti marinaresche portando in salvo, nella totale sicurezza, tutti quanti i naufraghi. E arriviamo quindi alla vigilia di quella che sarà la sua ultima missione.

Il 3 settembre, l’unità salpò nuovamente diretta verso le coste del Nord Africa, trasportando personale medico e attrezzature sanitarie destinate all’Afrika Korps del generale Rommel. A bordo della nave si trovavano il direttore della Sanità militare marittima, tenente generale medico Gregorio Gelonesi, in visita d’ispezione ed alcuni militari e sanitari tedeschi, per un totale di circa 180 persone.

Non tutti i militari tedeschi, presenti sulla nave erano del corpo sanitario: sovente viaggiavano sulle navi ospedale anche ufficiali diretti in Nordafrica, che si voleva far giungere a destinazione rapidamente e senza rischi, ma questo contravveniva alle norme internazionali, non essendo consentito alle navi ospedale l’imbarco di passeggeri che non fossero infermi o sanitari. Come ricordato sopra, nella notte dell’11 settembre 1942, nonostante procedesse illuminata per segnalare che non si trattava di una nave da guerra, alle 00.45 l’Arno venne silurata.

Il siluro colpì a prua, nella stiva numero 1, dove si trovava una camerata nella quale dormivano 28 tra marinai ed infermieri: solo uno di essi sopravvisse all’esplosione ed al successivo repentino allagamento. Dopo dieci ore di agonia, e un estremo tentativo compiuto da un gruppo di volontari  che decise di tornare a bordo, riuscendo a rimettere in funzione le pompe, alle 9.50 venne dato un nuovo e definitivo ordine di abbandono della nave.

Alle 10.20 del mattino, l’Arno scomparve sotto la superficie ad un’ottantina di miglia da Tobruk. La nave andava a fondo portando con sé ventisette uomini di equipaggio, i morti a causa dell’esplosione del siluro, mentre il resto degli uomini e delle infermiere venne tratto in salvo dopo due giorni ed una notte trascorsi in mare dalla vecchia torpediniera Generale Antonino Cascino.

L’unità portò i superstiti a Tobruk e l’equipaggio tornò poi in Italia su un’altra nave ospedale, la Gradisca, il 18 settembre.  Nel corso del conflitto, la nave ospedale Arno aveva effettuato complessivamente quasi sessanta missioni, trasportando e salvando dalle acque oltre 6.100 naufraghi e prestando le necessarie cure mediche ad oltre 17.200 tra feriti e malati.

Grazie per aver letto il nostro post e con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo

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