Le dodici Medaglie d’Oro al Valor Militare per la difesa di Roma

Nei due giorni di combattimenti che si svolsero intorno a Roma, le perdite complessive fra i vari reparti dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica, della Milizia, delle Forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco furono di 414 morti di cui 28 ufficiali, 22 sottufficiali, 35 graduati e 329 militari di truppa. Nel numero complessivo sono compresi i 24 deceduti in seguito alle ferite riportate in combattimento. Caddero inoltre 156 civili e circa 750 furono i feriti.

Furono decorate la bandiera del 1° reggimento “Granatieri di Sardegna” e lo stendardo dei “Lancieri di Montebello” entrambi con la Medaglia d’Argento al Valor militare, mentre la bandiera del 2° reggimento “Granatieri di Sardegna” fu decorata con la Medaglia di Bronzo. Per quanto riguarda le ricompense individuali al Valor militare furono concesse: 12 Medaglie d’Oro, 28 Medaglie d’Argento (delle quali 1 a civile), 21 Medaglie di Bronzo e 6 croci di guerra, tutte escluse una medaglia d’Oro, assegnate alla memoria.

Alla memoria dei sottonotati ufficiali e sottufficiali caduti in combattimento per la difesa di Roma venne concessa la Medaglia d’Oro al Valor Militare, con la motivazione per ciascuno indicata:

  • Vittorio Premoli

Fante del 57° reggimento fanteria

«Durante l’attacco su Monterotondo, porta munizioni di un gruppo mitragliatori, vistisi cadere attorno colpiti a morte da raffiche di mitra a bruciapelo il caposquadra, il portarme e un fornitore e per quanto ferito egli stesso ad una spalla, afferrato il mitragliatore di uno dei caduti, balzava dietro un riparo e faceva fuoco sui nemici, abbattendone diversi. Rimasto solo, accerchiato, ferito due volte balzava nuovamente in piedi ed afferrata l’arma per la canna si faceva largo tra gli assalitori abbattendone altri. Approfittando di questo fatto e benché ferito per la quarta volta, riusciva a raggiungere la compagnia che nel frattempo era venuta avanti. Medicato sommariamente sul campo delle sue quattro ferite, di cui tre gravi, non emetteva un lamento. Ricoverato all’ospedale, rimessosi grazie alla sua eccezionale costituzione fisica, dopo più di due mesi di dolorosi interventi chirurgici che non riuscivano però a salvargli il libero uso del braccio, veniva preso dai tedeschi per essere trasportato al Nord. Con forza d’animo veramente eccezionale, sebbene ancora con le ferite non rimarginate, si lanciava dall’autombulanza in corsa e si dava alla macchia». Monterotondo (Roma), 9-10 settembre 1943 – gennaio 1944.

Premoli è l’unico militare a cui venne concessa la Medaglia d’Oro come vivente, egli si batté contro i tedeschi nella zona di Ponte Grillo, nei pressi di Monterotondo nella giornata del 9 Settembre contrastando i paracdutisti del Maggiore Gericke che avevano lo scopo di catturare il Centro Marte, ovvero la sede di campagna dello S.M. del Regio Esercito. Rimase negli scontri gravemente ferito e al momento di essere dimesso dall’ospedale riuscì a fuggire, evitando così di essere deportato. Venne congedato nel 1946.

Le altre undici Medaglie d’Oro al Valor Militare vennero concesse alla memoria, con la motivazione per ciascuno indicata:

  • Pandolfo Vincenzo 

Capitano di complemento del I° reggimento “Granatieri di Sardegna”:

«Comandante di compagnia organizzata in caposaldo, posta a sbarramento di importante arteria di accesso alla Capitale, avuto sentore che preponderanti forze tedesche si stavano schierando per aggredire di sorpresa, accorreva sul reparto più avanzato noncurante dell’enorme inferiorità numerica e di mezzi, con deciso slancio attaccava coraggiosamente stroncando, dopo furiosa lotta all’arma bianca, ogni tentativo di occupazione del caposaldo stesso. in due giorni di cruenti continui combattimenti, si imponeva per perizia e sprezzo della vita. Durante una grave minaccia alla sinistra dello schieramento, mentre in piedi nella mischia incitava i suoi uomini a non cedere un palmo di terreno, cadeva mortalmente colpito al petto da una raffica di fucile mitragliatore sparatagli da pochi metri di distanza. Conscio della fine imminente, rifiutava ogni soccorso e incitava i suoi granatieri a continuare la lotta gridando loro: «Decima, avanti!» Già distintosi per valore e capacità in precedenti azioni su altri fronti».
— Roma, Acquacetosa – San Paolo, 8-9 settembre 1943.

  • Persichetti Raffaele

Tenente di complemento del 1º reggimento «Granatieri di Sardegna:

«Ufficiale dei granatieri invalido di guerra all’atto dell’armistizio con gli alleati si schierò generosamente e volontariamente contro lo oppressore tedesco, favorendo ed organizzando la partecipazione di suoi amici e della popolazione alla lotta armata della Capitale. In abito civile e sommariamente armato accorse poi sulla linea di fuoco dei suoi granatieri schierati in battaglia contro superiori forze tedesche. Prode fra i prodi incitò con la parola e con l’esempio i commilitoni all’estrema resistenza fino a che colpito a morte immolava la sua giovane vita nella visione della Patria rinata alla libertà».
— Roma, Porta San Paolo, 8-10 settembre 1943.

  • Perna Luigi

Sottotenente di complemento del 1º reggimento «Granatieri di Sardegna:

«Ufficiale di elette virtù militari chiese più volte di essere impiegato in combattimento. Ottenuto il comando di un plotone esploratori ed inviato in ricognizione di posizioni tedesche, veniva catturato. Con fredda audacia e pericolo gravissimo, riacquistava la libertà fornendo al comando notizie preziose per la pronta reazione della difesa. Saputo il suo battaglione già impegnato nella notte in aspri combattimenti, lo raggiungeva e, assunto il comando di un plotone, dava nuove audaci prove di coraggio. Rimasto isolato col suo reparto di retroguardia, nel tentativo di ristabilire un indispensabile collegamento, percorreva con cosciente sprezzo della vita un tratto di terreno scoperto e battuto a brevissima distanza dal nemico avanzante. Ripetutamente colpito cadeva invocando nella sua ultima parola la Patria adorata».
— Ponte della Magliana – Esposizione Universale – La Montagnola, 8-10 settembre 1943.

  • Bombieri Udino

Sergente maggiore del 10° reggimento Lancieri Vittorio Emanuele II”:

«Capocarro e vice comandante di plotone, ricevuto l’ordine di abbandonare il proprio semovente ormai inutilizzato da una perforante germanica, già ferito, ordinava al marconista e al pilota di lasciare il semovente e rimaneva sotto le raffiche nemiche per inutilizzarlo completamente. Colpito nuovamente da schegge di granata non abbandonava il carro fino a che non era sicuro di lasciarlo completamente fuori uso nelle mani del nemico. Caduto ferito mortalmente faceva cenno al proprio comandante di plotone che cercava di avvicinarglisi e di portargli soccorso di non curarsi di lui, di non esporsi, di tornare al suo plotone in combattimento. Continuava il fuoco con la mitra, accasciato poco lontano dal proprio carro in fiamme, fino a che non veniva colto alle spalle e ucciso a revolverate da granatieri germanici». —  Bracciano, 9 settembre 1943.

  • Rosso Ettore

Sottotenente di complemento del CXXXIV battaglione misto genio della Divisione corazzata “Ariete”:

«Volontario di guerra, l’8 settembre 1943 ricevuti gli ordini di massima conseguenti alla nuova situazione, senza sbandamenti morali o crisi di coscienza, sapeva distinguere immediatamente quale fosse il suo dovere. Incaricato di disporre uno sbarramento di mine ai margini di un caposaldo della Difesa Nord di Roma, si portava sul posto ed iniziava il lavoro. Avuto notizia che si avvicinava una colonna tedesca, disponeva i suoi autocarri carichi di mine di traverso alla strada per ostruire il transito. Al comandante della colonna nemica sopraggiunta, che gli intimava di liberare la strada, rispondeva d’iniziativa con un netto rifiuto. Ricevuto un ultimatum di quindici minuti ne approfittava per completare lo sbarramento e far ripiegare i suoi uomini, ad eccezione di quattro volontari, su posizione più arretrata. Scaduto il termine concesso gli e iniziando la colonna ad avanzare, apriva il fuoco su di essa. Constatata l’impossibilità di arrestarla col fuoco delle armi, con sublime eroismo provocava lo scoppio del carico di mine, immolando la sua giovane esistenza e distruggendo la testa della colonna nemica che, perduto il comandante, era costretta a ripiegare». — Monterosi, 9 settembre 1943.

  • De Tommaso Orlando 

Capitano in servizio permanente della Legione Allievi Carabinieri:

«Comandante di compagnia organizzata in caposaldo, posta a sbarramento di importante arteria di accesso alla Capitale, avuto sentore che preponderanti forze tedesche si stavano schierando per aggredire di sorpresa, accorreva sul reparto più avanzato noncurante dell’enorme inferiorità numerica e di mezzi, con deciso slancio attaccava coraggiosamente stroncando, dopo furiosa lotta all’arma bianca, ogni tentativo di occupazione del caposaldo stesso. in due giorni di cruenti continui combattimenti, si imponeva per perizia e sprezzo della vita. Durante una grave minaccia alla sinistra dello schieramento, mentre in piedi nella mischia incitava i suoi uomini a non cedere un palmo di terreno, cadeva mortalmente colpito al petto da una raffica di fucile mitragliatore sparatagli da pochi metri di distanza. Conscio della fine imminente, rifiutava ogni soccorso e incitava i suoi granatieri a continuare la lotta gridando loro: «Decima, avanti!» Già distintosi per valore e capacità in precedenti azioni su altri fronti».
— Magliana di Roma 9 settembre 1943.

  • Incannamorte  Nunzio

Capitano in servizio permanente della Legione Allievi Carabinieri:

«Ufficiale di elette virtù militari, ardente di patriottismo, si era già distinto per eccezionale valore e per spiccata capacità durante lunghi e rischiosi cicli operativi in altri scacchieri. Comandante di una batteria semovente da 105/25, con audaci azioni di manovra e di fuoco, concorreva a respingere, per una intera giornata, reiterali attacchi in forza di paracadutisti tedeschi, che inutilmente si accanivano contro la posizione da lui saldamente tenuta. Circondato e investito da un intenso fuoco di artiglieria e di mortai, non desisteva dalla lotta. L’indomani, nell’inderogabile necessità di rompere l’accerchiamento, si riservava l’arduo compito di eliminare un pezzo anticarro che sbarrava la strada: tutto il busto fuori dal carro e la pistola in pugno, si avventava contro l’insidia nemica frantumandola in quel suo slancio travolgente. E mentre il successo coronava la sua audacia, una raffica di mitragliatrice lo colpiva in fronte. Prima di esalare l’ultimo respiro, trovava ancora la forza di incitare i suoi artiglieri a continuare la disperata lotta. Consapevolmente, incontrava morte gloriosa in un atto di suprema dedizione alla Patria». — Roma, 10 settembre 1943.

  • Sabatini Camillo 

Capitano in servizio permanente del reggimento “Lancieri di Montebello”:

«Comandante di squadrone semoventi da 47/32, superando ostacoli di terreno fortemente battuto da mortai avversari, concorreva all’azione che portò alla conquista di un caposaldo essenziale contro paracadutisti germanici superiori per numero e per armi. Espugnato il caposaldo lo mantenne e lo presidiò nonostante la insufficienza dei mezzi di fuoco a disposizione, rimanendovi aggrappato per una intera giornata, con la consapevolezza di contribuire così ad una più strenua resistenza delle truppe operanti nel settore. Conscio fin da principio della ineluttabilità del sacrificio, ripiegava contendendo il terreno palmo a palmo sino a che, giunto all’ultima linea stabilita per la difesa di Roma, guidava in disperato attacco i suoi semoventi contro soverchiante nemico, rinnovando in una carica suprema i fasti della antica cavalleria. Ferito, rimaneva al suo posto rincuorando i suoi lanci eri , quindi stoicamente spirava con la fierezza del dovere compiuto offrendo la vita in olocausto alla Patria. Fulgido esempio di eroismo e di altissime virtù militari». — Roma, Via Ostiense – Porta S. Paolo, 9-10 settembre 1943.

  • Fioritto Vincenzo

Sottotenente in servizio permanente del 4° reggimento carrista:

«Comandante di plotone carri M., ricevuto ordine di attaccare una forte colonna tedesca, appoggiata da carri e potenti artiglierie, pur essendo certo che l’ardua impresa avrebbe comportato la distruzione dei suoi modesti mezzi, l’affrontava con stoica fermezza, riuscendo in un primo tempo, operando con estrema audacia, ad arrestare l’irruzione del nemico cui distruggeva alcuni pezzi anticarro. Riaccesasi aspra la lotta che gli inutilizzava la quasi totalità del personale e dei mezzi, col suo carro più volte colpito, azionato ormai da lui e dal solo pilota, raccoglieva i pochi carri superstiti e alla testa di essi si lanciava nuovamente sull’avversario nel disperato tentativo di interdirgli la via alla Città Eterna. Colpito da una granata che gli asportava il braccio sinistro trovava ancora la forza, prima di esalare l’ultimo respiro, di incitare il suo pugno di eroi a proseguire la lotta. Giovanissimo ufficiale, in un breve periodo di generale smarrimento additava ai più, con l’estremo sacrificio, la via del dovere e dell’onore»
— Roma, viale Ardeatino 10 settembre 1943.

  • Fugazza Romolo 

Capitano in servizio permanente del reggimento “Lancieri di Montebello”:

«Comandante di squadrone semoventi da 75-18 in molteplici rischiosi combattimenti contro forze preponderanti per numero ed armamento si esponeva dove maggiore era il pericolo per animare, incoraggiare e dirigere con oculata previdenza e con comprovata competenza tecnica i suoi lancieri nelle manovre di attacco rese più ardite dall’impervio e difficile terreno. Incaricato di proteggere con il suo squadrone il ripiegamento di altri reparti contrastava al nemico il terreno palmo a palmo arginandone l’irruenza e fiaccandone la baldanza. Rivelatosi ormai insufficiente ogni tentativo di arrestare l’avanzata nemica e di salvare la città di Roma dalla conquista; giunto nei pressi di Porta San Paolo, ultimo baluardo per la difesa della capitale, in un impeto di rabbia e di ribellione al fatale epilogo dell’impari lotta, quasi a sfidare ancora il nemico dal quale non si sentiva vinto, si lanciava col suo carro ed alla testa del suo squadrone contro le formazioni avversarie incalzanti, rinnovando in un’epica carica le gloriose tradizioni della cavalleria italiana. Squarciato il suo carro da granata avversaria ed egli stesso ferito a morte ricusava ogni aiuto offertogli dai suoi lancieri accorsi, esclamando: «Non mi toccate, lasciatemi qui al mio posto d’onore». Tempra energica e tenace di cavaliere e di comandante, esempio di altissimo valore militare.»
— Roma, Porta San Paolo, 10 settembre 1943.

  • Vennetti Donnini Franco

Capitano in servizio permanente del reggimento “Genova Cavalleria”:

«Ufficiale di indomito ardimento, combattente di Francia, Croazia e di Russia, dove già fu l’eroe di epici episodi. Fremente per le delineatesi sventure d’Italia, accoglieva con gioia il più volte sollecitato ordine di condurre i suoi dragoni di “Genova” al battesimo del fuoco in difesa della Capitale d’Italia. Instancabile, si portava sempre nella parte più delicata e più esposta del suo schieramento, tra i suoi plotoni appiedati, sanguinanti per le continue perdite, animando e attaccando decisamente e personalmente il nemico con bombe e mitraglia ovunque si avvicinasse. Incurante di sé e premuroso dei suoi, non esitava a sostituirsi ad un suo subalterno ferito nel momento e nel punto in cui più forte e decisivo era il fuoco avversario. Ferito gravemente da granata, disimpegnava imperiosamente quelli che erano accorsi a sorreggerlo per inviarli a prendere munizioni, e si trascinava ad un mitra per spararvi l’ultima cartuccia. Quindi, si ergeva in piedi con la pistola in pugno per affrontare il nemico che avanzava veloce. Colpito da una scarica sparatagli a bruciapelo al petto, si abbatteva al suolo, immolando nobilmente la vita». — Roma, Porta San Paolo, 10 settembre 1943.

Si parla spesso di “mancata difesa di Roma” noi non siamo di questo parere. A Roma l’Esercito si è battuto valorosamente compiendo fino in fondo il proprio dovere nei limiti della situazione di estrema confusione di quei giorni, dove chi doveva guidare questi uomini pensava solo a mettersi in salvo e li lasciava completamente allo sbando. Non era sicuramente facile decidere cosa fare in quelle ore, si trattava di rivolgere le armi contro gli alleati dei tre anni precedenti e fare fronte comune con colore che, fino al giorno prima avevano combattuto.

Occorre poi ricordare che la resistenza di quei due giorni non fu , come spesso si rimarca, inutile  dal punto di vista militare. I combattimenti valsero comunque a tenere agganciate due agguerrite divisioni tedesche, impedendo ad esse di accorrere tempestivamente nella zona di Salerno dove nelle stesse ore dell’annuncio dell’armistizio erano sbarcati gli anglo-americani.

Per compilare questo post abbiamo attinto anche a siti delle associazioni partigiane e abbiamo notato sbigottiti, che delle medaglie ad esso assegnate, tali associazioni si sono arrogate il diritto di dichiararli senza dubbio “partigiani”. Essendo morti, come abbiamo visto11 su 12 militari, sarebbe interessante capire come si è arrivati a dichiararli partigiani. A nostro modesto parere è impossibile sapere perchè essi imbracciarono le armi contro i tedeschi.

Potrebbe essere semplicemente senso del dovere, ricordiamo che il testo dell’armistizio citava testualmente:

«…Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.»

potrebbe essere semplicemente che si trovarono attaccati e si difesero, oppure lo fecero per scelta, ma non è dato saperlo e soprattutto non è stato possibile chiedere sul perchè della loro scelta. Arrogarsi il diritto di chiamarli “partigiani” come potete leggere anche in tutte le loro schede su “wikipedia” a noi appare una forzatura.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...