2^ G.M. L'armistizio

10 settembre 1943, la battaglia per la città eterna

La Porta San Paolo è una delle porte meridionali delle Mura aureliane a Roma, ed è tra le più imponenti e meglio conservate tra le porte originali dell’intera cerchia muraria. Il 10 settembre 1943, Porta San Paolo fu teatro dell’ultimo tentativo dell’esercito italiano di evitare l’occupazione tedesca di Roma.

All’ annuncio dell’armistizio alle 19.42 dell’8 settembre, la 2ª divisione paracadutisti tedesca, di stanza all’aeroporto di Pratica di Mare e forte di circa 14 000 uomini, si mosse subito, diretta verso la Capitale e lasciandosi alla propria destra la Divisione Piacenza, attestata a Lanuvio, Albano e Ardea.

Paracadutisti tedeschi

L’arco coperto dalla divisione”Granatieri di Sardegna” si stendeva dalla via di Boccea fino alla via Collatina in 11 capisaldi. I tedeschi, per prendere tempo, tentarono subito delle trattative, ma il generale Solinas, comandnante della divisione rispose che avrebbe concesso il “passaggio inoffensivo” verso il nord solo a condizione del rilascio del deposito di Mezzocammino, delle armi e dei prigionieri catturati.

Al tergiversare dei tedeschi, ordinò il fuoco che partì esattamente alle ore 22.10 da una batteria di mortaio installata sulla collina dell’ Esposizione E42 (Caposaldo n. 5), che controllava l’accesso al ponte della Magliana (unico punto di attraversamento del Tevere al di fuori della cerchia urbana).

La battaglia si accese ai capisaldi n. 5, 6 (Tre Fontane), 7 e 8. Il primo caduto italiano fu la ventunenne guardia PAI (Polizia dell’Africa italiana) Amerigo Sterpetti, combattendo nei pressi del ponte della Magliana, cui sarà conferita la medaglia d’argento al valor militar.

Il ponte venne perso all’una, riconquistato e riperduto nella nottata, e infine riconquistato dagli italiani alle sette del mattino del 9 settembre, da un contingente composto anche da Lancieri di Montebello, Carabinieri e guardie PAI.

A partire dalla sera del 9, in seguito ai contatti presi fra gli alti comandi italiano e tedesco, la divisione “Granatieri” cominciò il ripiegamento ordinato verso posizioni più interne, in maniera da lasciare il conteso ponte della Magliana per un concordato transito delle truppe germaniche verso il nord.

In totale, i granatieri e le altre formazioni aggregate avevano lasciato 27 morti al Ponte della Magliana, tra i quali, oltre a Sterpetti, le medaglie d’oro Orlando De Tommaso e Vincenzo Pandolf.

Le nuove posizioni su cui si erano attestati i granatieri furono tuttavia nuovamente investite dalla divisione tedesca che, contrariamente agli accordi, continuarono a procedere verso il centro di Roma. I combattimenti ripresero attorno alla collina dell’Esposizione (attuale quartiere EUR), dove si ebbero altri 16 caduti, sulla via Laurentina  (4 caduti), in località Tre Fontane e al Forte Ostiense (cosiddetta “Montagnola di San Paolo”) dove, a seguito dei contraddittori ordini provenienti dagli alti comandi, le truppe italiane non riuscirono a disporre una difesa organica.

Le più esperte e meglio condotte truppe tedesche ebbero così buon gioco a sopraffare o ad aggirare uno dopo l’altro gli avamposti italiani. La mattina del 10 settembre, tra le Tre Fontane, il Forte Ostiense e la Montagnola, i militari contarono altri 42 caduti.

Intorno a mezzogiorno del 10, la linea difensiva della “Granatieri” si era ridotta alle Mura Aureliane, presso Porta San Paolo, Porta San Sebastiano e Porta San Giovanni. L’estrema resistenza fu alimentata dall’intervento dei Lancieri di Montebello, del 4º Reggimento Fanteria Carrista, del Genova Cavalleria, del II Bersaglieri e degli Allievi Carabinieri, con la partecipazione anche di volontari civili agli scontri.

Scena di combattimenti intorno a porta San Paolo

Scena di combattimenti intorno a porta San Paolo

Nonostante la schiacciante superiorità numerica e d’armamento del nemico le mura di Porta San Paolo divennero un baluardo difensivo della resistenza, protette da barricate e carcasse di veicoli. I granatieri si batterono anche qui con coraggio, insieme ai numerosi civili accorsi.

Giunsero in aiuto dei Granatieri di Sardegna la legione territoriale Carabinieri di Roma, il Reggimento Lancieri di Montebello, il I squadrone del Reggimento Genova Cavalleria, alcuni reparti della divisione Sassari, lo squadrone guidato dal tenente Maurizio Giglio paracadutisti del X Reggimento Arditi e moltissimi civili armati alla bell’e meglio.

Porta San Paolo fu oltrepassata dai tedeschi alle ore 17.00. L’accordo della resa di Roma era già stato firmato alle ore 16.00 tra il tenente colonnello Leandro Giaccone, per conto del generale Calvi di Bergolo e il feldmaresciallo Kesselring.

Il sottotenente Enzo Fioritto, al comando di un plotone di carristi, effettuò un estremo tentativo di arrestare l’avanzata dal lato di viale Giotto, ma cadde colpito da una granata in Viale Baccelli. Gli ultimi combattimenti significativi avvennero alla passeggiata archeologica, mentre i tentativi di altri reparti della “Ariete II” e della “Centauro” di raggiungere il teatro degli scontri a sud vennero interrotti dal sopraggiungere dell’esito delle trattative fra gli alti comandi.

Semovente da 75 18 in combattimento zona porta San Paolo anteprima

Semovente da 75/18 in combattimento zona porta San Paolo

In un’estrema difesa, alcuni granatieri sbarrano i fornici di porta San Giovanni con le vetture tramviarie del vicino deposito di Santa Croce, raccogliendo un centinaio di uomini, tra militari e civili. Il numero dei caduti è imprecisato. La battaglia dura due ore, sino allo sfondamento definitivo del nemico, che cattura gli ultimi superstiti.

Nei pressi di palazzo Massimo, Carlo Del Papa di quattordici anni, unitosi a un plotone di soldati, distrugge un carro armato nemico con un lancio di bombe a mano. Spostatosi in via Gioberti per appoggiare un autoblindo italiano, perde la vita accanto al fante Agostino Minnucci.

Giunti in piazza dei Cinquecento, i tedeschi, assieme ad alcuni ex miliziani fascisti, occupano l’albergo Continental, ove piazzano le loro mitragliatrici alle finestre. Nel piazzale soldati e civili armati fanno fuoco sull’albergo. Un tramviere, un facchino e tre giovani escono dalle loro postazioni per centrare – con successo – le finestre del terzo e del quarto piano. Il tramviere lancia due bombe a mano verso l’edificio, ma viene mitragliato e morirà. Altri giovani escono, a loro volta, allo scoperto, per altri lanci di bombe, ma uno di essi viene colpito a morte.

Gli ultimi spari verso il Continental sono effettuati da alcuni studenti, armati alla buona, appostati tra i portici della piazza, che vengono uccisi in seguito allo scontro a fuoco. Le sparatorie cessano alle ore 21.00, ma alcuni colpi si sentiranno per la città anche nella mattina dell’11 settembre.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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