2^ G.M. Il Regio Esercito, armamenti, comandanti e reparti

“la nostra guerra comincia ora..” Tarvisio 9 settembre 1943

“…ragazzi, per noi la guerra comincia adesso e, se i tedeschi verranno all’attacco noi risponderemo alle loro armi con coraggio e decisione. “Siamo le guardie alla frontiera le sentinelle avanzate della Patria e faremo il nostro dovere” 

Con queste parole, il colonnello Giovanni Jon, alpino piemontese annunciava ai reparti dell’ XVII Settore, della G.A.F. Guardia alla Frontiera, l’avvenuta firma dell’armistizio ed il messaggio al Paese da parte del Maresciallo Pietro Badoglio. Fece suonare l’allarme per far rientrare tutti i soldati e, riuniti sul piazzale della caserma, spiegò loro il proclama di Badoglio che cosi recitava:

″Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane.

La richiesta è stata accolta.

Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo”.

Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza”

Nessuno obiettò, i suoi 300 uomini che nel corso della Seconda guerra mondiale, avevano avuto il compito di proteggere la statale Pontebbana sorvegliando una frontiera con una nazione fino a quel momento amica, terranno testa per sei ore ai tedeschi, sostenendo un duro attacco condotto da un reggimento di ‘Waffen-SS’. Alla fine degli scontri, fra le nostre file si contarono 24 morti e 48 feriti. Una lapide posta all’ingresso della stessa caserma ricorda l’evento.

Lapide commemorativa Tarvisio

Vediamo ora nel dettaglio come si svolse la giornata e gli avvenimenti della notte fra quel tragico 8 e 9 settembre. Impartiti gli ordini per la difesa della caserma, il colonnello si attaccò al telefono cercando disperatamente di riuscire ad avere disposizioni dai comandi competenti (la linea telefonica della caserma passava per quella pubblica, collegata al centralino accanto al municipio di Tarvisio) ma gli ufficiali in grado di prendere decisioni erano tutti altrove.

Intorno alle 22, uscì in ispezione per rendersi personalmente conto della situazione, incontrò pattuglie tedesche, gran traffico di motociclisti e posti di blocco. Urgevano rinforzi, quindi appena rientrato in caserma, tentò di contattare, a Udine, il comandante del XXIV Corpo d’Armata, generale Zannini, che era andato a dormire dando l’ordine di non essere disturbato.

Il suo capo di S.M., colonnello Corniani, che ricevette la chiamata promise, senza garantire nulla, di occuparsi della cosa. Jon, allora, provò a sondare il comandante delle ‘Waffen SS’ della Val Canale, il colonnello Brand: nessuna iniziativa senza il suo benestare, fu la risposta . A mezzanotte passata, nella caserma Italia tutti erano in vigile attesa: 300 uomini e il loro comandante aspettavano ordini.

Al centralino di Tarvisio, alla cui difesa era stato assegnato il plotone antiparacadutisti aggregato alla GaF una ragazza di vent’anni, Luigia Picech, vegliava per garantire quello che ormai era l’unico collegamento tra i soldati di Jon e un’Italia in sfacelo. Poco dopo le 2 giunse, per telefono, l’ultimatum del colonnello germanico: un’ora di tempo per consegnare le armi.

L’ultimatum fu respinto, così allo scadere del tempo, alle 3 del 9 settembre, giunse all’ingresso un automezzo e un sidecar con un ufficiale tedesco, che portava l’ultima intimazione: resa immediata! La risposta fu sempre no! ‘Posto di combattimento!’, ordinò il colonnello italiano. Il sidecar non fece in tempo ad allontanarsi che un razzo illuminò la valle e sulle posizioni dei militari italiani si scatenò l’inferno.

I tedeschi mentre tornavano all’automezzo cominciarono a far fuoco all’indirizzo dei militari italiani con cui avevano appena parlamentato, lanciando anche delle granate. Il primo a morire fu la sentinella della garitta che aveva appena fatto il saluto regolamentare al tedesco, immediatamente rispose la mitragliatrice italiana del Corpo di guardia accompagnato da un nutrito fuoco di fucileria dalle postazioni della caserma.

Dalle alture circostanti le SS, con le mitragliere da 20 pollici a 4 canne spazzavano la caserma Italia. I trecento italiani armati solo con armi leggere e un paio di mitragliatrici, avendo ceduto la sua artiglieria pesante per la campagna di Jugoslavia; cmicniarono la loro disperata battaglia. Il colonnello riusci a ricontattare il comando del XXIV Corpo, a Udine, ‘Ci stanno attaccando!’, ma il generale Zannini stava sempre dormendo.

19-Raggruppamento-Artiglieria-Guardia-Alla-Frontiera-Viaggiata

Rispose il solito colonnello Soriani. “Ma arrivano, almeno, gli alpini?“ venne chiesto. Gli promisero, vagamente, l’8º reggimento e nell’attesa: resistere… Nel frattempo, in piazza a Tarvisio, i tedeschi assaltavano il centralino difeso da un plotone di fucilieri. Lo scontro era impari, ma la centralinista Luigia Picech, come se nulla fosse , continuava a tener aperta la linea con la caserma.

I tedeschi portarono in linea un pezzo anticarro e, con un colpo, demolirono una parete del locale. Gli italiani asserragliati contrattaccarono ma furono respinti e nei combattimenti perdeva la vita anche la ventenne centralinista. Sarà la prima donna della resistenza a ricevera la medaglia d’Argento al Valor Militare.

Nella caserma Italia, rimasta ormai isolata, si continuò a combattere tra morti e feriti, fino all’ultima cartuccia. Erano le nove del mattino, la battaglia infuriava ormai da sei ore, le munizioni erano esaurite, dei soccorsi promessi non si vedeva traccia, una parte della caserma era stata espugnata ed alcuni edifici stavano bruciando, ma dentro l’edificio la resistenza continuava ma ormai era solo questione di tempo.

I difensori di Tarvisio erano esausti, molti i feriti (comandante compreso); il coraggio non bastava più. ‘Cessate il fuoco!’, ordinò il comandante ed un drappo bianco venne innalzato. Alte le perdite per entrambi i contendenti, fra gli italiani si contarono 25 morti e circa 180 feriti, circa 80 i morti tedeschi. I 95 superstiti, partirono due giorni dopo in carro bestiame per i campi di concentramento della Germania.

Tra questi anche il comandante della caserma Italia, Bruno Michelotto, che dopo due anni di prigionia tornò in Italia dove fu decorato con la medaglia d’argento al valor militare per gli avvenimenti del 9 settembre 1943.Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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