75 anni fa il doppio sbarco Alleato a Salerno e Taranto

Nel nostro post di ieri dedicato alla proclamazione dell’ armistizio fra Regno d’Italia e potenze Alleate abbiamo visto come ques’ultimi avessero concordato con i vertici militari italiani, che l’annuncio dello stesso sarebbe coinciso con una doppia operazione di sbarco sulla penisola italiana.

Le forze armate italiane non si sarebbero opposte alle operazioni, visto la proclamazione della resa, firmata in gran segreto a Cassibile in Sicilia il 3 settembre e le due distinte operazioni avrebbero dovevano portare alla cattura dei porti di Taranto e di Napoli , cosa che avrebbe permesso agli Alleati di ricevere rifornimenti su entrambe le coste italiane.

I particolari delle operazioni di sbarco in Italia, erano state discusse il 23 agosto ad Algeri, da Eisenhower, Alexander, Cunnigham, Tedder, Spaatz e Montgomery e qui venne deciso che le forze americane che dovevano sbarcare a Salerno, zona di sbarco principale avrebbero dovuto conquistare Napoli e congiungersi con le forze dell’8ª Armata britannica di Bernard Law Montgomery, che sarebbero sbarcate il 3 settembre in Calabria.

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La prima operazione che fu quella più importante, in quanto come vedremo nella seconda parte del post, lo sbarco a Taranto era solo un diversivo, fu l’operazione Avalanche lo sbarco a Salerno. Con questa operazione, i comandi Alleati intendevano costituire una importante testa di ponte nell’Italia continentale, e la conquista di Napoli e del suo fondamentale porto, per rifornire le truppe alleate impegnate sul fronte italiano.

In tutto le forze Alleate potevano contare su circa 30.000 soldati britannici e 25.000 americani per attaccare le posizioni tedesche, difese da circa 20.000 uomini, già schierati nella zona di Salerno, mentre altri 100.000 erano i nemici che gli Alleati credevano potessero convergere nella zona degli sbarchi in breve tempo.

Aspetto curioso dell’operazione e allo stesso tempo tragico fu che i militari alleati, che  componevano il corpo di sbarco guidato dal generale americano Mark Wayne Clark, appresero, prima degli Italiani, alle ore 18.30, dalla radio britannica l’annuncio, da parte del generale Eisenhower, della resa italiana.

Piano d'invasione Alleato durante il D-Day del 9 settembre

La notizia, trasmessa con gli altoparlanti di ognuna delle navi, giunse del tutto inattesa e generò grandi manifestazioni di gioia nel personale militare, e  l’annuncio ebbe sfortunate conseguenze psicologiche: si diffuse un’eccessiva euforia, i soldati ballavano di gioia sui ponti, convinti che a Salerno avrebbero trovato folle in festa e che la loro missione si sarebbe risolta in una passeggiata.

Vedremo invece che se fu vero che a Salerno, non trovarono opposizione da parte delle forze armate italiane, accanita e violentissima fu invece la resistenza da parte delle divisioni tedesche, organizzate come nel corso di tutta la campagna d’Italia molto efficacemente da parte di uno dei migliori ufficiali tedeschi del secondo conflitto mondiale, il feldamaresciallo Albert Kesserling.

Il comando superiore tedesco di stanza a Frascati venne a sapere che una flotta alleata era nel Tirreno e ne dedusse l’imminenza dell’invasione, trasmettendo il messaggio in codice “Feuerbrunst”, ossia il fuoco brucia, per informare tutte le unità di stanza in Campania che la flotta alleata era in mare e faceva rotta verso Napoli.

n LST sbarca il suo carico di uomini e mezzi, precisamente Universal Carrier, sulle spiagge di Salerno

Alle 3,30 di mattina del 9 settembre il generale americano Mark Clark diede il via all’operazione “Avalanche”, 55.000 uomini delle truppe anglo-americane sbarcarono nel Golfo di Salerno, coperti da una forza navale che disponeva complessivamente di 4 corazzate, 7 portaerei, 11 incrociatori e alcune decine di caccia, oltre ad unità di scorta e minori.

I soldati presero terra con relativa facilità e senza contrasti, ma improvvisamente, con loro grande sorpresa, incontrarono la reazione tedesca.

Nelle 48 ore seguite allo sbarco, gli Alleati riuscirono a travolgere le difese germaniche e a spingersi verso l’interno. La resistenza tedesca era stata debole, il generale Clark poteva essere soddisfatto. Il suo ottimismo forse eccessivo riguardo allo sbarco ora si rafforzava, gli avvenimenti sembravano dagli ragione. Le navi potevano tranquillamente scaricare carri armati e automezzi. I rinforzi riuscivano ad affluire regolarmente sulla spiaggia.

Una colonna corazzata tedesca in movimento verso la testa di sbarco
Una colonna corazzata tedesca in movimento verso la testa di sbarco

Intanto l’artiglieria tedesca taceva e la Luftwaffe sembrava essere scomparsa. Proseguendo l’avanzata, gli Alleati occuparono l’aeroporto di Montecorvino e provvidero a riattivare la pista. La battaglia sembrava ormai vinta. I tedeschi si ritiravano o si arrendevano. A tre giorni dallo sbarco gli Alleati controllavano una testa di ponte lunga 100 chilometri e profonda 10. Ma improvvisamente, la mattina dei 12 settembre, la situazione registrò un drammatico mutamento: i tedeschi scatenarono il contrattacco.

Lo stesso non è oggetto del nostro post odierno e lo tratteremo a parte nei prossimo giorni, passiamo ora ad esaminare la seconda parte delle operazioni alleate predisposte per quel 9 settembre 1943.

Come abbiamo ricordato nella prima parte del post, le operazioni predisposte nella zona di Taranto erano considerate di scarsa importanza per i comandi alleati, che avevano destinato il grosso delle forze nella zona di Salerno e avevano consistenti forze che stavano risalendo la penisola dalla Calabria, dove erano sbarcate il precedente 3 settembre,

Principalmente l’operazione Slapstick era stata comunque concepita come un diversivo per disorientare i tedeschi e spostarli dagli sbarchi principali a Salerno, ed aveva l’obbiettivo di conquistare Brindisi e Taranto intatte. Pianificata in breve tempo, la missione seguì l’offerta del nuovo governo italiano di aprire il porto di Taranto e Brindisi agli Alleati.

Per l’operazione venne scelta la 1ª divisione aviotrasportata britannica che era, all’epoca, dispiegata in Nord Africa. A causa della mancanza di aerei e alianti, tutti impegnati nell’assalto a Salerno e nello sbarco in Calabria, i paracadutisti furono trasportati a Taranto dalla Royal Navy.

Truppe aviotrasportate britanniche in avvicinamento a Taranto, 9 settembre 194
Truppe aviotrasportate britanniche in avvicinamento a Taranto, 9 settembre 1943

La flotta che scortò la divisione era composta dal quattro incrociatori: l’HMS Aurora, Penelope, Dido e Sirius della Royal Navy e il 12º Squadrone Incrociatori (12th Cruiser Squadron), accompagnato dal posamine HMS Abdiel e dall’incrociatore USS Boise, tutte comandate dal commodoro W. G. Agnew.

Se gli sbarchi avessero avuto successo, la 78ª Divisione di Fanteria britannica e l’8ª Divisione di Fanteria indiana sarebbero state inviate in rinforzo. Lo sbarco avvenne senza resistenza nemica e il porto di Taranto fu presto occupato, come accadde per Brindisi poco tempo dopo.

Nella zona si trovava solo una divisione tedesca e precisamente la 1ª Divisione Paracadutista tedesca che oppose scarsa resistenza, principalmente solo azioni di retroguardia per coprire il ripiegamento verso nord. Combattimenti di un certo rilievo si ebbero solo nella zona di Mottola e Castellaneta, e qui trovò la morte il generale  George F. Hopkins comandante della divisione britannica.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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2 pensieri riguardo “75 anni fa il doppio sbarco Alleato a Salerno e Taranto

  1. […] Il 9 settembre del 1943, mentre i tedeschi invadevano da nord tutta l’Italia non ancora raggiunta dalle forze alleate, quest’ultime davano vita a due sbarchi di truppe, a Taranto andava in scena l’Operazione Slapstick, operazione pensata solo come diversivo, di quella principale , l’operazione Avalanche, lo sbarco sulle coste di Salerno. […]

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