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Nembo contro canadesi, in Calabria l’ultima battaglia del Regio Esercito

Erano le 19.42 dell’8 settembre 1943 quando il Generale Pietro Badoglio annunciava l’armistizio fra Regno d’Italia e potenze Alleate. Era l’annuncio dell’armistizio che in realtà era stato sottoscritto alcuni giorni prima a Cassibile, vicino di Siracusa, precisamente alle 17.00 del 3 settembre 1943, dal Generale Castellano.

Alla stessa ora in cui Pietro Badoglio comunicava la fine delle ostilità, in Aspromonte, sui Piani dello Zillastro, si spegnevano gli ultimi echi di una epica battaglia che aveva visto fronteggiarsi circa 400 paracadutisti del 185° Battaglione della Nembo e 5.000 soldati canadesi di due Reggimenti, il Nuova Scozia e l’Edmonton. Fu una vicenda tragica, rimasta a lungo dimenticata, che costò la vita a giovani  soldati, a guerra ormai conclusa, che seppero morire per l’Onore della Patria.

Pochi giorni prima, il 4 settembre 1943 sempre in Calabria e precisamente a Reggio Calabria e provincia,  si era combattuta l’ultima battaglia aerea fra Regia Aeronautica e aviazioni alleate che costò la vita a 3 giovani piloti italiani. L’ultima battaglia terrestre ebbe luogo l’8 settembre successivo, in Aspromonte sui Piani dello Zillastro. Ma torniamo ora alle controverse vicende armistiziali.

Gli Alleati pretesero che l’Armistizio, sottoscritto come ricordato a inizio post il 3 settembre, non venisse reso noto immediatamente ma solo dopo qualche giorno, in concomitanza con lo sbarco a Salerno. Cosicché, a Reggio Calabria si trovarono a combattersi violentemente due eserciti formalmente nemici, quello degli Alleati e quello italiano che però non lo erano più giuridicamente.

Il 185° Reggimento della Divisione “Nembo”, costituito da tre battaglioni (III , VIII e XI) era in movimento di ritirata dalla Sicilia, esausto per la fatica delle lunghe marce e martoriato per le perdite subite a causa dell’aviazione Alleata, era giunto in Calabria a sostegno delle Divisioni poste a difesa per sostenere il primo urto con il nemico.

Quando i tedeschi ricevettero l’ordine di ritirata, per evitare di essere intrappolati dagli sbarchi alleati, i paracadutisti restarono soli a difendere il suolo italiano. Gli Alleati non sapevano quale resistenza avrebbero incontrato sulle spiagge calabresi per mancanza d’informazioni, perché le unità di commandos sbarcati nella zona Jonica giorni prima non fecero più ritorno, essendo stati tutti uccisi dagli stessi Parà della Nembo.

Quando avvenne lo sbarco, gli anglo canadesi presero terra pacificamente, senza incontrare resistenza alcuna. I soldati avanzarono e superate le spiagge che, non erano state minate si inoltrarono nell’abitato. Ad ogni incrocio lanciavano bombe a mano e sparavano prolungate raffiche di mitra, causando vittime di civili che si trovavano per caso lungo il loro passaggio o che andavano ad accogliere amichevolmente gli Alleati.

I primi scontri fra parà italiani e canadesi si verificarono nella giornata del 3 settembre nella zona di Gambarie ma i paracadutisti, inferiori di numero furono costretti, quasi subito, a ripiegare per evitare l’accerchiamento. Gli Alleati erano nettamente superiori come bocche di fuoco e uomini e risultava praticamente impossibile arrestarne l’avanzata.

Venne allora deciso di procedere ad una rapida ritirata verso nord da parte del III° e XI battaglione mentre l’ VIII sarebbe rimasto in retroguardia per coprire la ritirata degli altri due. L’VIII si riposizionò così nella zona compresa tra Bagaladi e San Lorenzo dove si verificarono numerosi scontri tra pattuglie dal 4 fino al 7 settembre.

I circa quattrocento paracadutisti erano fortemente provati e non riuscivano più a contenere gli attacchi alleati, che venivano portati avanti come detto sopra da circa 5000 soldati canadesi. Si decise quindi di ritirarsi i suddetti reparti nel tentativo di ricongiungersi con i commilitoni degli altri due battaglioni che stavano risalendo lo stivale verso nord. La marcia dell’ VIII fu molto lenta ed estenuante tra le impervie montagne dell’Aspromonte, con pochi vettovagliamenti, tra boscaglie, dirupi e mulattiere per evitare le strade su cui imperversavano le pattuglie motorizzate nemiche.

La sera del 7 settembre il battaglione raggiunse il bivio che collega Platì a Santa Cristina d’Aspromonte accampandosi sull’altipiano dello Zillastro, nella faggeta denominata “Mastrogianni” a quota 1050, senza accorgersi, però, di essere già stati superati dai canadesi che muovevano verso Serra San Bruno e addirittura con il Reggimento New Scotland anch’esso accampato a poca distanza nella stessa faggeta e l’Edmonton sistemato sui crinali dello Zillastro, lato Oppido Mamertina.

I Canadesi, anche se involontariamente avevano accerchiato l’VIII battaglione Nembo, e solo al sorgere del sole dell’8 settembre, poco prima che fosse annunciato l’armistizio i paracadutisti si resero conto di essere in trappola.  Il reparto non aveva scampo, era in clamorosa inferiorità numerica ed era completamente accerchiato, ma nessuno pensava ad arrendersi.

Anzi, si decise di attaccare i reparti canadesi del “New Scotland” ed “Edmonton” lanciandosi all’attacco al grido di “NEMBO”, in quattrocento contro cinquemila. La lotta fu impari e proseguì fino all’esaurimento delle munizioni. Scambio di bombe a mano, a finire col corpo a corpo con i calci dei fucili e alla fine i valorosi parà vennero sopraffatti. Fu un massacro, una tragedia, l’VIII battaglione cessò di esistere.

Fu una tragedia, cinquantasette di loro vennero fatti prigionieri mentre non si conosce il numero esatto dei morti fra i paracadutisti ma neppure fra i canadesi. Ciò che restava di un Battaglione composto da giovani di 20 anni aveva ancora la forza, nello spirito più ancora che nel fisico, in un soprassalto di orgoglio, di imbracciare le armi per rivolgerle contro il nemico di allora al solo scopo di difendere la bandiera, il nome e l’onore d’Italia.

Questa fu, quindi, l’ultima battaglia combattuta tra il Regio Esercito Italiano e le truppe Alleate l’8 settembre 1943, 5 giorni dopo la firma dell’armistizio e poche ore prima della sua proclamazione. Quel che rimaneva del 185° Reggimento,  continuerà a combattere con gli Alleati o nei ranghi della R.S.I., secondo le scelte che ogni paracadutista, di fronte alla propria coscienza, fece in quel drammatico autunno del ’43.

I sei caduti di quell’ultima battaglia, di cui si potè procedere al riconoscimento vennero seppelliti nello stesso luogo della battaglia e in seguito decorati alla memoria:

  • Capitano Ludovico Picolli de Grandi (Medaglia d’Argento al Valor Militare),
  • Sergente Maggiore Luigi Pappacoda (Medaglia di Bronzo al Valor Militare),
  • Caporale Serafino Martellucci (Medaglia d’Argento al Valor Militare),
  • Parà Vittorio Albanese (Medaglia di Bronzo al Valor Militare),
  • Parà Bruno Parri (Medaglia di Bronzo al Valor Militare),
  • Parà Aldo Pellizzari (Medaglia d’Argento al Valor Militare).

Qualche tempo dopo la battaglia dello Zillastro, un impresario boschivo, Salvatore Accardo, chiese al parroco di Platì di benedire quei luoghi prima di procedere al taglio degli alberi, per i resti umani lì trovati. Nel 1951 il sindaco di Oppido Mamertina, Giuseppe Muscari, fece apporre una croce in ricordo dei luoghi ove avvenne l’ignorato conflitto. Successivamente, nel 1971, un altro sindaco di Oppido, l’Avvocato Mittica, fece innalzare un grande Crocefisso a ricordo di quel fatto d’arme.

Nel 1988, il Generale Franco Monticone, Comandante della Folgore, impegnato con i suoi Paracadutisti in esercitazioni sulle montagne dell’Aspromonte, venne informato dello sconosciuto o dimenticato conflitto dal Professore e giornalista Antonio Delfino.

Nel commemorare quell’ otto di settembre, i Paracadutisti della Sezione A.N.P.d’I. di Reggio Calabria, con le Sezioni del X Gruppo regionale (Calabria e Sicilia), tutti gli anni organizza una marcia “rievocativa” che ripercorre simbolicamente l’impervio cammino compiuto dall’Ottavo Battaglione Paracadutisti Nembo.

Commemorazione battaglia dello Zillastro.jpg

L’ 8 settembre del 2013, nel 70° anniversario della battaglia, in quei nei luoghi ormai sacri, i Paracadutisti di tutta Italia si sono dati appuntamento, per commemorare l’ultima battaglia combattuta in Aspromonte dai Parà del Regio Esercito contro i soldati Anglo-Canadesi e rendere così gli Onori a tutti i Caduti.

Nel 1995, il Sindaco di Oppido Mamertina, dott. Bruno Barillà e il Generale Franco Monticone, presente il Capitano Paracadutista Prof. Paolo Lucifora (uno dei quattrocento), fecero erigere un monumento di pietra che in maniera concisa ammonisce:

“Qui sullo Zillastro, epigone di una guerra disastrosa, l’8 settembre 1943, suscitando l’ammirazione ed il rispetto delle preponderanti forze anglo.canadesi, i paracadutisti dell’ 8° btg. del 185 rgt della divisione Nembo combattendo per l’onore della Patria si coprirono di gloria”

Battaglia dello Zillastro monumento

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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