2^ G.M. Il Regio Esercito, armamenti, comandanti e reparti

“la nostra guerra comincia ora..” Tarvisio 8 settembre 1943

“…ragazzi, per noi la guerra comincia adesso e, se i tedeschi verranno all’attacco noi risponderemo alle loro armi con coraggio e decisione. “Siamo le guardie alla frontiera le sentinelle avanzate della Patria e faremo il nostro dovere” 

Con queste parole, il colonnello Giovanni Jon, annunicava ai reparti dell’XVII Settore, della G.A.F. Guardia alla Frontiera, la firma dell’armistizio ed il messaggio al Paese da parte del Maresciallo Pietro Badoglio.

Fece suonare l’allarme per far rientrare tutti i soldati e, riuniti sul piazzale della caserma, spiegò loro il proclama di Badoglio, nessuno obiettò, i suoi 300 uomini terranno testa per sei ore ai tedeschi, sostenendo un duro attacco condotto da un reggimento di ‘Waffen-SS’.

Alla fine degli scontri si contarono 24 morti e 48 feriti. Una lapide posta all’ingresso della stessa caserma ricorda l’evento.

Lapide commemorativa Tarvisio

Vediamo ora nel dettaglio come si svolse la giornata e gli avvenimenti della notte fra quel tragico 8 e 9 settembre.

Impartiti gli ordini per la difesa della caserma, il colonnello si attaccò al telefono per avere disposizioni dai comandi competenti (la linea telefonica della caserma passava per quella pubblica, collegata al centralino accanto al municipio di Tarvisio) ma gli ufficiali in grado di prendere decisioni erano tutti altrove.

Intorno alle 22, uscì in ispezione per rendersi personalmente conto della situazione, incontrò pattuglie tedesche, gran traffico di motociclisti e posti di blocco. Urgevano rinforzi. Rientrato in caserma, tentò di contattare, a Udine, il comandante del XXIV Corpo d’Armata, generale Zannini, che era andato a dormire con l’ordine di non essere disturbato.

Il suo capo di S.M., col. Corniani, promise, senza garantire nulla, di occuparsi della cosa. Jon, allora, provò a sondare il comandante delle ‘Waffen SS’ della Val Canale, col. Brand: nessuna iniziativa senza il suo benestare, fu la risposta . A mezzanotte passata, nella caserma Italia tutti erano in vigile attesa: 300 uomini e il loro comandante aspettavano ordini.

Al centralino di Tarvisio, alla cui difesa era stato assegnato il plotone antiparacadutisti aggregato alla GaF una ragazza di vent’anni, Luigia Picech, vegliava per garantire quello che ormai era l’unico collegamento tra i soldati di Jon e un’Italia in sfacelo. Poco dopo le 2 giunse, per telefono, l’ultimatum del col. Brand: un’ora di tempo per consegnare le armi.

L’ultimatum fu respinto. Allo scadere del tempo, alle 3 del 9 settembre, giunse all’ingresso un side car con un ufficiale tedesco, era l’ultima intimazione: resa immediata! La risposta fu sempre no! ‘Posto di combattimento!’, ordinò il colonnello, il side car non fece in tempo ad allontanarsi che un razzo illuminò la valle e si scatenò l’inferno.

Il primo a morire fu la sentinella della garitta che aveva appena fatto il saluto regolamentare al tedesco, rispose la mitragliatrice italiana del Corpo di guardia accompagnato da un nutrito fuoco di fucileria dalle postazioni della caserma. Dalle alture circostanti le SS, con le mitragliere da 20 pollici a 4 canne spazzavano la caserma Italia. Il colonnello riusci a ricontattare il comando del XXIV Corpo, a Udine, ‘Ci stanno attaccando!’, ma il gen. Zannini stava sempre dormendo.

19-Raggruppamento-Artiglieria-Guardia-Alla-Frontiera-Viaggiata

Rispose il solito col. Soriani. ‘Ma arrivano, almeno, gli alpini?’. Gli promisero, vagamente, l’8º reggimento e nell’attesa: resistere… Nel frattempo, in piazza a Tarvisio, i tedeschi assaltavano il centralino difeso da un plotone di fucilieri. Lo scontro era impari, ma la centralinista Luigia Picech, come se nulla fosse , continuava a tener aperta la linea con la caserma.

I tedeschi portarono in linea un pezzo anticarro e, con un colpo, demolirono una parete del locale. Gli italiani asserragliati contrattaccarono ma furono respinti e nei combattimenti perdeva la vita anche la ventenne centralinista. Sarà la prima donna della resistenza a ricevera la medaglia d’Argento al Valor Militare.

Nella caserma Italia, rimasta isolata, si continuò a combattere tra morti e feriti, fino all’ultima cartuccia. Dopo le 9, la battaglia durava ormai da sei ore, le munizioni erano esaurite, dei soccorsi promessi nessuna traccia, una parte della caserma era stata espugnata ed alcuni edifici stavano bruciando.

I difensori di Tarvisio erano esausti, molti i feriti (comandante compreso); il coraggio non bastava più. ‘Cessate il fuoco!’, ordinò il comandante ed un drappo bianco venne innalzato. Alte le perdite per entrambi i contendenti, fra gli italiani si cointarono 25 morti e circa 180 feriti, circa 80 i morti tedeschi. I 95 superstiti, partirono due giorni dopo in carro bestiame per i campi di concentramento della Germania.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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