Medaglia d’oro al carabiniere Albino Badinelli

Albino Badinelli nasce il 6 marzo 1920, ad Allegrezze, frazione del comune di Santo Stefano d’Aveto. Settimo degli undici figli di Vittorio Badinelli e Caterina Ginocchio, si dedica subito al lavoro in campagna, non esente dalle fatiche e dai sacrifici, rimanendo sempre affezionato alle tradizioni religiose proprie della nostra montagna.

All’età di cinque anni inizia gli studi elementari, che lo introducono al cammino ed alla “vocazione” che, sin dalla tenera età, sente maggiormente valida per la sua vita: fare il carabiniere! Nell’anno 1939 incomincia gli studi all’Accademia Militare di Torino e, in seguito, una volta terminato il corso, diventa carabiniere.

Subito viene mandato in servizio a Scicli, in Sicilia, dove rimane per circa tre mesi. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale viene chiamato a prestare servizio militare, il 2 maggio 1941 è assegnato alla Legione di Napoli per il costituendo XX Battaglione Mobilitato, ch verrà inviato a Zagabria, in Croazia., dove giungerà il 21 settembre 1941.

Albino BadinelliDopo l’8 settembre 1943, privo di comando nella Caserma di S. Maria del Taro a cui era stato assegnato, dopo la distruzione della stessa, fu invitato a tornare a casa in attesa di ordini, torna presso la famiglia di origine, che cerca in tutti i modi di aiutare con il suo lavoro nei campi e nella ricerca del fratello disperso in Russia.

Arriva così l’estate del 1944, in quei giorni diversi scontri tra partigiani e nazifascisti mettono a ferro e fuoco i paesi del circondario. I tedeschi e i fascisti rispondono agli attacchi dei partigiani incendiando alcuni paesi fra cui la stessa Allegrezze.

Per contrastare gli attacchi della Resistenza, il comandante della Divisione Monte Rosa, dell’Esercito Nazionale Repubblicano,  minaccia di incendiare S. Stefano d’Aveto e di uccidere 20 ostaggi se i partigiani e gli sbandati non si presenteranno al Comando.

Albino, pur non facendo parte attivamente della resistenza, mosso da uno spirito di responsabilità nei confronti dei suoi amici, compaesani e parenti, che nella fede erano fratelli, si presenta spontaneamente al Comando fascista, con sede nella Casa Littoria di Santo Stefano.

Egli, infatti, visto che in pochissimi si costituiscono ai fascisti, e terrorizzato dall’idea che venti innocenti possano essere trucidati, afferma con i famigliari:

“Devo presentarmi prima che venga ucciso qualcuno, perché non avrei più pace. Io devo essere il primo!”

Dopo un colloquio con il Comandante, con il quale Albino sottolinea i suoi desideri e propositi di pace, uniti alla sua spontanea consegna, lo stesso ufficiale, senza esitare e accusandolo di essere un disertore, pronuncia con voce ferma il suo comando: “Plotone di esecuzione!”.

E’ il 2 settembre del 1944, verso mezzogiorno. Albino chiede di potersi confessare: il permesso non gli viene condonato, ma ha la possibilità di confidarsi con Mons. Giuseppe Monteverde sulla via verso il luogo dell’uccisione. Al prete egli ricorda l’affetto che prova per la mamma, la sua famiglia e la sua gente, domandandogli inoltre di far presente che egli stesso perdona i suoi uccisori.

Il Sacerdote, allora, consegnatoli un crocifisso e impartitagli la benedizione, lo raccomanda a Maria, Vergine di Guadalupe. Arrivati dinnanzi al cimitero di Santo Stefano, Albino viene posto con le spalle al muro, pronto per essere freddato.

In quel momento il giovane carabiniere, baciato con riverenza il crocifisso e guardando il Cristo che stringe forte a sé, confida al sacerdote, un attimo prima di essere fucilato, la volontà di perdonare i suoi carnefici.

A quel punto tre colpi di arma da fuoco, due al cuore ed uno alla testa, separano per sempre Albino dalla sua vita terrena. Su quel muro oggi sorge una lapide che dice:

Lapide Albino Badinelli“Sotto il plotone di esecuzione, vittima innocente, il 2 settembre 1944, qui cadeva serenamente perdonando, il Carabiniere Badinelli Albino, figlio della vicina Allegrezze. Oh tu che passi, chinati al suo ricordo e prega per lui e per il mondo la pace.”

Monsignor Casimiro Todeschini, allora Arciprete di Santo Stefano, commentando questa fine cruenta, illuminata dalla luce del perdono, esclama:

“Con serena e cristiana fortezza, e con le labbra rivolte al Crocifisso, affrontò il plotone di esecuzione perdonando tutti, offrendo il suo sangue per la Chiesa, per la Patria, per la Pace e la redenzione dei popoli.”

Questo suo gesto di amore supremo, con cui a 24 anni, il 2 settembre del ’44, chiuse la sua esistenza terrena, servì a salvare da morte certa i 20 ostaggi ed il paese dalla distruzione. Da quel giorno il ricordo del sacrificio del Badinelli non si è ancora spento: a suo nome è stata intitolata una via del Comune, dove si trovano la stazione dei carabinieri e la scuola.

Consegna medaglia dìoro Carabiniere Badinelli.jpg

Il 18 dicembre del 2017 verrà consegnata nelle mani della sorella, il brevetto e la Medaglia d’Oro al Merito Civile alla memoria“ con la seguente motivazione:

“Carabiniere effettivo alla Stazione di Santa Maria del Taro (Pr), dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, non volendo venir meno al giuramento prestato e deciso a non far parte delle milizie della Repubblica di Salò, si dava dapprima alla macchia e successivamente decideva di consegnarsi al reparto nazifascista che, come rappresaglia ad un attacco subito, minacciava di trucidare venti civili inermi.

Condotto davanti al plotone di esecuzione sacrificava la propria vita per salvare quella dei prigionieri.Chiaro esempio di eccezionale senso di abnegazione e di elette virtù civiche spinte fino all’estremo sacrificio.

2 settembre 1944-Santo Stefano d’Aveto (GE)”

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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