2^ G.M. Fronte Russo

Si conclude la prima battaglia difensiva del Don

Con la locuzione di “prima battaglia difensiva del Don”, la storiografia italiana inquadra i duri e difficili scontri combattuti dalle forze dell’8ª Armata, nota anche come ARM.I.R. Armata Italiana in Russia, sul fronte del Don, nell’estate 1942 durante la campagna italiana di Russia.  La battaglia ebbe inizio il 20 agosto e furono dieci giorni molto duri per le nostre truppe.

Nei primissimi giorni le unità sovietiche riuscirono a mettere in seria difficoltà i reparti italiani, e non mancarono gli episodi di cedimenti e i fenomeni di panico tra i reparti, in special modo nelle fila della 2ª Divisione fanteria “Sforzesca”. In un secondo momento, con l’afflusso delle riserve, i reparti italiani si batterono bene e riuscirono a contenere l’avanzata nemica, pur senza riuscire a riconquistare tutte le posizioni perdute.

Nel complesso, tuttavia, queste operazioni evidenziarono la precarietà delle posizioni italiane sul fiume e la perdita delle posizione a sud dello stesso, e proprio da una di queste teste di ponte sul fronte tenuto dall’Asse,  come vedremo in seguito, partì nel successivo mese di dicembre l’operazione Piccolo Saturno che, avrebbe determinato la disfatta totale delle divisioni rumene e dell’ 8ª Armata italiana sul fronte del Don.

La battaglia provocò una seria crisi nei rapporti tra italiani e tedeschi a causa della grave sconfitta iniziale della Sforzesca e dei fenomeni di disgregazione di alcuni reparti di questa divisione. Ne scaturì una significativa perdita della fiducia reciproca e della “fraternità d’armi” tra le Potenze dell’Asse.

La cosa ancor più grave per le armi italiane, fu la partenza del generale Messe, il miglior ufficiale a disposizione del Comando Supremo. Egli profondamente irritato dal comportamento tedesco ed in forte contrasto con il generale Gariboldi, neo designato comandante dell’ 8ª Armata chiese ed ottenne il richiamo in patria e lasciò quindi il comando del XXXV Corpo d’armata.

Mussolini stesso riconobbe nella sua Storia di un anno che “fu un errore” non lasciare il generale Messe al comando anche dell’ARM.I.R. e Ciano insinuò nel suo Diario che lo stesso Capo di Stato Maggiore, il generale Cavallero, non gradisse troppo l’eventuale designazione di Messe per la popolarità che questi godeva sia nelle file dell’Esercito che nello stesso Paese.

Il comando tedesco cercherà di appianare i contrasti ma, ugualmente preoccupato per la tenuta del settore del Don, inviò come ufficiale di collegamento tedesco presso l’8ª Armata il generale Kurt von Tippelskirch con pieni poteri di supervisione e controllo. L’alto ufficiale era stato nominato il 27 agosto, capo stato maggiore di collegamento tedesco, in sostituzione di un maggiore, nella speranza che un ufficiale generale potesse avere più influenza sul comando italiano, cercando al tempo stesso di  creare un organo direttivo, capace di agire autonomamente in situazioni critiche.

Vediamo in breve come si svilupparono le operazioni, partendo dalla situazione che si era delineata durante le operazioni del mese di luglio. Lo Stato Maggiore dell’Esercito italiano aveva da poco determinato la formazione organica dell’ 8ª Armata, composta da tre Corpi d’Armata:

  • II (Divisioni Ravenna, Cosseria e Sforzesca)
  • XXXV – C.S.I.R. (Divisioni Celere, Pasubio e Torino)
  • Alpino (Divisioni Tridentina, Julia e Cuneense)

oltre alle altre Unità direttamente alle dipendenze del Comando d’Armata.

Mentre le unità dell’ 8ª Armata, ora integrate nel Gruppo di Armate “B”, andavano raggiungendo il Don e si schieravano lungo i settori loro assegnati, la Divisione Celere aveva raggiunto Vorošilovgrad e, percorrendo oltre quattrocento chilometri in quattro giorni, aveva proseguito per Millerovo e Bobrovskaja, dove veniva aggregata al XVII Corpo d’Armata tedesco con il compito di proteggerne il fianco sinistro.

In quella zona il Don forma un’ampia ansa con vertice a Serafimovič, da cui prende nome. La zona, caratterizzata da diverse alture e da estese macchie boschive, era in mano ai sovietici, fermamente decisi a difenderla per permettere il ripiegamento di alcune loro unità rimaste accerchiate a Stalingrado. La Divisione Celere raggiunse la zona il 29 luglio, in un momento molto delicato della battaglia e sarà la protagonista assoluta degli scontri nella zona.

Prima_Battaglia_Difensiva_Don_Settore_XXXV_CdA

Tutti i Reggimenti della valorosa divisione furono duramente chiamati in causa in quei giorni. I bersaglieri del 3º e del 6º Reggimento furono impegnati in aspri combattimenti, nei quali anche gli stessi artiglieri del 120º Reggimento artiglieria saranno spesso costretti a difendere le proprie batterie con scontri all’arma bianca e bombe a mano.

La prima fase della battaglia per l’ansa di Serafimovič poteva dirsi conclusa nel tardo pomeriggio del 3 agosto quando, respinto l’ennesimo attacco nemico, venivano definitivamente riconquistate le località di Bobrovskij e Boskovskij, ma in tutto furono cinque i giorni di continui combattimenti che incisero profondamente sul fisico e sugli organici dei reparti, provocando anche la perdita del comandante del 3º Bersaglieri.

Alla splendida figura del colonnello Aminto Caretto, uno dei più prestigiosi ufficiali, ferito il 2 agosto e morto tre giorni dopo per cancrena gassosa al 46º Ospedaletto da campo, chiamato affettuosamente dai suoi bersaglierei “papà”, abbiamo dedicato un apposito e doveroso post che potete trovare a questo link: La morte del Colonnello Aminto “papà” Caretto.

Se si erano potute occupare le località dell’ansa di Serafimovič, altrettanto non si era potuto fare per la zona boscosa nella quale continuarono a rimanere stanziati forti nuclei di forze sovietiche. Il comando tedesco e precisamente il generale von Hollidt, comandante del XVII Corpo d’Armata tedesco, predispose un rastrellamento, con l’obbiettivo finale di portare la linea di difesa sulla riva destra del fiume.

In questa azione furono impegnati anche alcuni Battaglioni di bersaglieri ed alcuni Gruppi del 120º Artiglieria che dopo ripetuti scontri su un terreno infido per la presenza di paludi ed acquitrini, riuscirono a raggiungere la riva destra del Don. Purtroppo si trattò di un successo di breve durata perché nella notte scattò il contrattacco russo che, obbligò bersaglieri e Tedeschi a ripiegare sulle posizioni di partenza.

Il 13 agosto il XXXV Corpo d’Armata assumeva direttamente la difesa dell’intero settore, ed il 14 la Divisione Celere veniva sostituita dalla 79ª Divisione tedesca e dalla Divisione Sforzesca. Aspetto estremamente negativo per lo schieramento dell’Asse, la presenza di uno spazio di una decina di chilometri, all’estrema destra dell’8ª Armata, ad est di Simovskij sino a Izbušenskij, fra la Divisione Sforzesca e la 79ª Divisione tedesca, che risultava praticamente sguarnito e poteva costituire un’ottima base di partenza per i battaglioni sovietici.

Quella di Serafimovič nel complesso non fu una battaglia di grandi proporzioni, ma il contributo dato dalla Divisione Celere fu enorme. L’Unità perse circa 1.700 uomini fra morti, feriti e dispersi, e 214 ufficiali dei quali 14 caduti in combattimento.

Dal 13 al 18 agosto le armate sovietiche del Fronte di Voronež, comandato dal generale Vatutin, e quelle del Fronte di Stalingrado, del generale Erëmenko, sferrarono una serie di forti attacchi che misero in seria difficoltà le difese dell’Asse. I sovietici non riuscirono a effettuare sfondamenti di rilievo, ma guadagnarono comunque preziose teste di ponte a sud del Don. Nel settore presidiato dagli ungheresi, la 40ª Armata sovietica riuscì a costituire una posizione a ovest del fiume a Korotojak e più a sud, alla destra degli italiani, la 1ª Armata della Guardia attraversò il Don a Kremenskaja, ottenendo una seconda testa di ponte.

All’alba del 20 agosto, protetti dal fuoco delle proprie artiglierie, i Russi riuscivano a guadare il fiume in forze, dando inizio all’attacco nel punto di giunzione tra l’ARM.I.R. e la 6ª Armata tedesca, difeso dalla 2ª Divisione “Sforzesca” e dalla 79ª Divisione di fanteria tedesca, con lo scopo di creare una testa di ponte sul Don, minacciando la principale via di rifornimento della 6ª Armata duramente impegnata a Stalingrado.

Plotone anticarro della Sforzesca in posizione.gif

Plotone anticarro della “Sforzesca” in posizione

Respinti per ben due volte, le truppe dell’Armata Rossa riuscirono ugualmente ad ampliare la loro testa di ponte, arrivavano all’accerchiamento del III Battaglione del 54º Reggimento Fanteria. Da ricordare che la “Sforzesca” aveva occupato i 30 chilometri ad essa assegnati neanche dieci giorni prima ed era, totalmente priva di esperienza del tipo di lotta sul fronte orientale

Il 21 e il 22 agosto l’offensiva sovietica si estese sul fianco sinistro, difeso dal 53º Reggimento: i reparti della “Sforzesca” furono costretti a ripiegare su una linea più arretrata per evitare che il fronte venisse aggirato e per chiudere due valli fluviali che potevano essere adoperate per un’offensiva alle spalle, mantenendo così anche una base per eventuali contrattacchi. Il ripiegamento però fu caotico, punteggiato da momenti di totale confusione e panico.

Il Comando del Gruppo d’armate B, preoccupato dalla perdita del caposaldo di Čebotarevskij che sembrava minacciare direttamente la via di rifornimento per Stalingrado, il 25 agosto decise di sottoporre il XXXV Corpo italiano al XVII Korps, ordinando allo stesso tempo di bloccare la ritirata della “Sforzesca” a ogni costo, decisione revocata due giorni dopo dietro le vive proteste italiane, ma che incrinò notevolmente i rapporti tra i due alleati.

Il Comando del XXXV Corpo d’Armata, dopo avere inutilmente chiesto l’intervento dell’aviazione per spezzonare la riva sinistra del fiume e rallentare l’afflusso di rinforzi al nemico, si vedeva costretto a fare ricorso ad ogni uomo disponibile, dalle Camicie Nere della Tagliamento ai plotoni lanciafiamme, dagli scritturali agli uomini della Sanità, sino agli ufficiali e soldati delle retrovie.

Per impedire il crollo del fronte vennero inviati in prima linea i reparti della provata 3ª Divisione “Celere”, il battaglione alpini sciatori “Monte Cervino” e la Legione croata; ed essi si unì anche il 179º Panzergrenadier-Regiment, distaccato dal XVII Corpo tedesco, per rinforzare la 9ª Divisione “Pasubio”, dislocata sulla sinistra della “Sforzesca” e a sua volta sotto attacco.

Mentre come abbiamo visto a ovest di Serafimovič la “Sforzesca” veniva duramente impegnata, il 22 e il 23 agosto, reparti sovietici attaccarono la 3ª Divisione “Ravenna”, schierata più a nord lungo il medio Don: la divisione perse terreno e il nemico poté costituire una nuova testa di ponte a Osetrovka, nella pericolosa ansa di Verchnij Mamon. Lì i sovietici furono contenuti grazie al sostegno di reparti 5ª Divisione “Cosseria”, ma l’importante posizione non fu riconquistata e andò a costituire un secondo, pericoloso cuneo sul fronte italiano.

Il 23 agosto il generale Messe organizzò un contrattacco per coprire il ripiegamento della “Sforzesca” e contenere l’avanzata sovietica: tuttavia i tentativi dei reparti della “Celere” e del reggimento tedesco non ebbero successo, mentre le coraggiose cariche dei reggimenti di cavalleria italiani, in particolare l’azione del “Savoia Cavalleria” a Izbušenskij, ottennero almeno il risultato di disorganizzare alcuni battaglioni di fucilieri sovietici e rallentare la concentrazione nemica nella testa di ponte di Serafimovič.

A chi volesse approfondire l’argomenti consigliamo di leggere il nostro post, dedicato alla leggendaria carica al seguente link:

 “Il Savoia ha caricato, il Savoia ha vinto” la carica di Isbuscenskij.

Un ulteriore e violento attacco si aveva il 24 agosto, rivolto questa volta sul punto di cerniera fra le Divisioni Ravenna Cosseria di Krasno Orechovo. Dopo un successo iniziale dei Russi, un contrattacco portato dal 37º e 38º Fanteria della Ravenna, con l’appoggio del III Battaglione dell’ 89º della Cosseria, permetteva di ristabilire la situazione, costringendo i Russi a ripassare il fiume.

Gli scontri proseguirono intensi, ma l’afflusso di rinforzi italiani inviati dal Comando del II Corpo d’Armata che,  provvedeva a spostare nella zona minacciata un Battaglione della riserva divisionale, e il I e II Gruppo Camicie Nere Valle Scrivia evitò il disastro e il 26 agosto i sovietici sospesero ogni azione e si schierarono sulle importanti posizioni tattiche raggiunte a sud del Don.

Di fronte alla precarietà della situazione tattica nella testa di ponte di Serafimovič, il comando del Gruppo d’armate B decise di sferrare il 1º settembre in direzione di Kotovksij, un contrattacco combinato di formazioni tedesche e dei battaglioni alpini “Vestone” e “Valchiese”, sostenuti da due plotoni di carri L6.

L’attacco condotto con scarsa coordinazione, nel complesso fu un fallimento e le quattro divisioni di fucilieri schierate dai sovietici  mantennero le loro preziose posizioni nella testa di ponte che era stata notevolmente ampliata tra Jagodnij e Bolšoj.

Concludendo, i Russi non conseguirono grossi vantaggi territoriali, ma la conquista di quota 220 nell’ansa di Verchnij Mamon metteva a loro disposizione una valida base di lancio; così come, sull’estrema destra dello schieramento, avevano costretto le truppe alleate ad abbandonare la riva destra del Don e ad assumere un nuovo allineamento particolarmente vulnerabile.

In questa Prima Battaglia Difensiva del Don l’8ª Armata italiana dovette lamentare pesanti perdite; 2.704 fra morti e dispersi e 4.212 feriti, considerando il periodo tra il 20 agosto e il 1º settembre 1942. A partire da quella data gli scontri cessarono e sul fronte quasi niente più si mosse fino al 19 novembre 1942, giorno in cui i sovietici lanciarono l’Operazione Saturno, la grande  controffensiva nel settore di Stalingrado.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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