Il governo italiano comunica di accettare l’armistizio

Il 1° settembre 1943 il governo italiano invia un telegramma al Comando Alleato in cui si annuncia implicitamente l’accettazione dell’armistizio:

“La risposta est affermativa ripeto affermativa. In conseguenza nota persona arriverà mattinata giovedì 2 settembre ora et località stabilita. Punto. Prego confermare”.

La nota persona citata nel telegramma di conferma era naturalmente il generale Castellano. Facciamo ora un piccolo passo indietro per vedere come si arrivò al telegramma sopra citato.

Il 31 agosto il generale Castellano giunse a Termini Imerese e fu portato a Cassibile, vicino Siracusa., per negoziare con i comandi Alleati.

Castellano chiese garanzie riguardo alla reazione tedesca contro l’Italia alla notizia della firma dell’armistizio e, in particolare, uno sbarco alleato a nord di Roma precedente all’annuncio e l’azione di una divisione di paracadutisti sulla capitale; da parte alleata si ribatté che sarebbero stati in ogni caso contemporanei e non precedenti alla proclamazione dell’armistizio. In serata Castellano rientrò a Roma per riferire.

Il 1° settembre Castellano fu ricevuto da Badoglio; all’incontro parteciparono il ministro degli esteri Raffaele Guariglia e i generali Vittorio Ambrosio e Giacomo Carboni. Nel corso della riunione i primi due ritenevano che le condizioni alleate non potessero a quel punto che essere accettate; Carboni dichiarò invece che il suo Corpo d’armata, schierato a difesa di Roma, non avrebbe potuto difendere la città dai tedeschi per mancanza di munizioni e carburante.

Badoglio, che nella riunione non si pronunciò, fu ricevuto nel pomeriggio dal re Vittorio Emanuele, che decise di accettare le condizioni dell’armistizio e conseguentemente di inviare il telegramma sopra citato.

Il telegramma fu intercettato dalle forze tedesche in Italia che, già in sospetto di una simile possibile soluzione, presero a mettere sotto pressione, attraverso il comandante della piazza di Roma, Badoglio.

Il maresciallo questi enfaticamente spese molte volte la propria parola d’onore per smentire qualsiasi rapporto con gli americani, ma in Germania cominciarono a metter in atto le necessarie contromisure .

Chi volesse approfondire i 4 piani già da tempo predisposti dai comandi germanici in previsione della defezione dell’Italia può leggere il nostro post dedicato all’argomento:

I piani di invasione tedeschi dell’Italia

Il 2 settembre Castellano ripartì per Cassibile, per dichiarare l’accettazione da parte italiana del testo dell’armistizio; non aveva tuttavia con sé alcuna autorizzazione scritta a firmare. Badoglio preferiva non legare, direttamente il suo nome e non gli aveva fornito deleghe per la firma, auspicando che gli Alleati non pretendessero altri impegni scritti oltre al telegramma spedito il giorno precedente.

Castellano sottoscrisse il testo di un telegramma da inviare a Roma, redatto dal generale Bedell Smith, in cui si richiedevano le credenziali del generale, cioè l’autorizzazione a firmare l’armistizio per conto di Badoglio, che non avrebbe più potuto evitare il coinvolgimento del suo nome; si precisò che, senza tale firma, si sarebbe prodotta l’immediata rottura delle trattative.

Ciò, naturalmente, perché in assenza di un accredito ufficiale, la firma di Castellano avrebbe impegnato solo lo stesso generale, certo non il governo italiano. Nessuna risposta pervenne tuttavia da Roma.

Vedremo nel prossimo post, come terminò l’intricata e anche un po’ grottesca vicenda della firma dell’armistizio e successivamente le tragiche vicende che seguirono alla dichiarazione dello stesso e alla prevedibile reazione tedesca.

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