2^ G.M. La X MAS

26 agosto 1974, la morte del principe Borghese

Il 26 agosto del 1974, moriva a Cadice in Spagna, in circostanze sospette e mai del tutto chiarite uno degli assoluti protagonisti della partecipazione italiana alla seconda guerra mondiale. Il post odierno è dedicato a Junio Valerio Scipione Ghezzo Marcantonio Maria dei principi Borghese, noto semplicemente come Junio Valerio Borghese, comandante della leggendaria X MAS.

Egli nacque il 6 giugno 1906 a Roma. Subito attratto dalla vita militare, nel 1922 venne ammesso ai corsi della Regia Accademia Navale, dalla quale uscì nel 1928 con il grado di guardiamarina; dovette comunque attendere quasi un anno per avere il suo primo imbarco, sull’incrociatore Trento.

Nel 1930 venne promosso sottotenente di vascello e imbarcato su una delle torpediniere operanti in Adriatico; l’anno successivo frequentò il corso superiore dell’Accademia Navale, e dopo aver frequentato il corso armi subacquee, nel 1933, e promosso tenente di vascello, venne imbarcato dapprima sulla Colombo, quindi sulla Titano.

Nonostante avesse nel frattempo conseguito i brevetti di palombaro normale e di grande profondità, fu solo nel 1935 che ricevette il primo incarico di sommergibilista, partecipando alla guerra d’Etiopia, dapprima imbarcato a bordo del sommergibile Tricheco e successivamente del Finzi.

Nel 1937 assunse, infine, il primo comando: con il sommergibile Iride prese parte alla guerra civile spagnola esperienza per la quale venne venne decorato l’8 aprile 1939 della medaglia di bronzo al Valor militare.

Trasferito successivamente presso la base di Lero, nel Dodecaneso, vi rimase fino all’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940 dove era comandante del sommergibile Vettor Pisani e prese parte alla battaglia di Punta Stilo del 9 luglio.

Nell’agosto fu inviato a Memel, allora territorio tedesco, a un corso per sommergibilisti atlantici dove si addestrò a bordo di un U-Boot. Lì probabilmente conobbe l’ammiraglio tedesco Karl Dönitz.

Sommergibile Scirè

Promosso capitano di corvetta, nel 1940 fu designato al reparto incursori della 1ª Flottiglia MAS, e divenne comandante del sommergibile Scirè al bordo del quale compirà le sue imprese più conosciute.

Qualche tempo fa abbiamo dedicato un post allo Scirè chi volesse leggerlo, può trovarlo al seguente link: L’affondamento dello Scire’.

Il 24 settembre 1940 Borghese cominciò la sua prima operazione contro la piazzaforte di Gibilterra (BG1) trasportando dei siluri a lenta corsa con le relative squadre. Giunto a destinazione il 29 settembre l’intera operazione fu annullata poiché la squadra britannica aveva nel frattempo lasciato il porto e non rimase altro da fare che rientrare a La Spezia.

Il 21 ottobre, avuta informazione della presenza in Gibilterra della corazzata HMS Barham e di un’altra non identificata, si ritentò nuovamente (BG2) con le medesime squadre di SLC. La missione fallì gli obiettivi a causa di guasti alle apparecchiature, alcuni incursori vennero catturati, altri riuscirono a guadagnare la costa spagnola e poi a rimpatriare ma per la prima volta si era riusciti a forzare la munita base navale di Gibilterra. Per questa azione il 2 gennaio 1941 fu decorato con la Medaglia d’oro al Valor Militare.

Dopo gli insuccessi iniziali il comando del reparto incursori fu affidato al capitano di fregata Vittorio Moccagatta e il 15 marzo 1941 fu costituita la Xª Flottiglia MAS dotata di un comando centrale e da due reparti d’assalto, uno costituito dai mezzi di superficie affidato a Giorgio Giobbe e l’altro affidato a Borghese costituito dai mezzi subacquei, che fornì fra l’altro, il suo contributo alla pianificazione e realizzazione dei progetti di forzamento della rada di Gibilterra, di Alessandria d’Egitto e il non realizzato forzamento del porto di New York.

Operatori Gamma della Xª MAS

Operatori Gamma della Xª MAS

Il 15 aprile 1941 Borghese, alla guida dello Scirè, partì per una nuova missione a Gibilterra (BG3), ma ancora una volta furono traditi dall’equipaggiamento e l’operazione saltò, ma gli inglesi non si accorsero di essere stati sotto attacco e tutti poterono fare rientro alla base.

Nella notte tra il 25 e 26 luglio 1941 avvenne l’attacco contro la base britannica di Malta che si concluse in un disastro. Gli incursori furono tutti intercettati e Vittorio Moccagattae Giorgio Giobbe che si trovavano a bordo di un battello di appoggio che fu raggiunto dai caccia britannici, furono colpiti e uccisi. La Xª MAS si trovò improvvisamente senza comandante, incarico che fu momentaneamente affidato a Borghese fino alla nomina di Ernesto Forza.

Per tutti i dettagli dell’operazione “Malta 2” potete leggere il nostro post che trovate a questo indirizzo:  Operazione Malta 2, il disastroso assalto al porto di La Valletta.

Il 10 settembre 1941 Borghese, alla guida dello Scirè, partì per la quarta missione a Gibilterra (BG4) seguendo lo stesso schema della precedente. Così il 19 settembre lo “Scirè” entrò in Cadice e raccolti gli incursori li scaricò la sera stessa presso la rada di Gibilterra. Gli obiettivi assegnati da Borghese riguardavano una corazzata classe Nelson per la squadra Amedeo Vesco e Antonio Zozzoli. Un mercantile per Decio Catalano e Giuseppe Giannoni e la portaerei Ark Royal per Licio Visintini e Giovanni Magro.

Le prime due squadre non riuscirono a forzare il porto e ripiegarono su due navi presenti in rada raggiungendo poi la costa spagnola a nuoto. Visintini e Magro invece riuscirono a penetrare all’interno ma raggiungere la portaerei si rivelò troppo difficile e ripiegarono su una nave cisterna. Le navi affondate furono le navi cisterna Fiona Shell e Denbydale mentre fu gravemente danneggiata la motonave armata Durham.

I sei operatori furono insigniti per questa operazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare mentre il comandante Borghese venne promosso capitano di fregata per meriti di guerra. E siamo finalmente arrivati alla missione che consegnarono Borghese e la X MAS alla storia il forzamento della base di Alessandria d’Egitto.

Borghese dopo l’attacco a Gibilterra cominciò a studiare un nuovo attacco, questa volta contro la base navale di Alessandria d’Egitto. Gli incursori scelti per la missione furono trasferiti con un aereo all’isola di Lero dove furono poi raccolti da Borghese arrivato con lo “Scirè”. Giunsero nella rada di Alessandria la sera tra il 18 e il 19 dicembre 1941 dove il sommergibile rilasciò gli uomini e l’operazione si concluse con un pieno successo.

Un impresa passata nei libri di storia. Nel corso dell’azione vennero affondate con testate due navi da battaglia britanniche HMS Queen Elizabeth (33.550 t) e HMS Valiant (27.500 t), vennero inoltre danneggiate il cacciatorpediniere HMS Jervis (1.690 t) e la nave cisterna Sagona (7.750 t).

L’azione italiana costò agli inglesi, come una battaglia navale perduta e fu tenuta per lungo tempo nascosta anche a causa della cattura degli equipaggi italiani che avevano effettuato la missione. La corazzata Valiant subì danni alla carena e dovette trasferirsi a Durban per le riparazioni più importanti che vennero effettuate tra il 15 aprile ed il 7 luglio 1942. La corazzata Queen Elizabeth invece fu squarciata sotto la sala caldaie B con una falla di 65 x 30 m riprese il mare solo per essere trasferita a Norfolk, in Virginia, dove rimase in riparazione per 17 mesi e non rientro’ mai più in servizio.

Per la prima volta dall’inizio del conflitto, la flotta italiana si trovava in netta superiorità rispetto a quella britannica, a cui non era rimasta operativa alcuna corazzata. La Mediterranean Fleet alla fine del 1941 disponeva solo di quattro incrociatori leggeri e alcuni cacciatorpediniere.

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« …sei italiani equipaggiati con materiali di costo irrisorio hanno fatto vacillare l’equilibrio militare in Mediterraneo a vantaggio dell’Asse. »
(Winston Churchill)

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, tutti e 6 gli operatori della Xª vennero decorati a Taranto con la medaglia d’oro al valor militare che venne appuntata dal commodoro sir Charles Morgan, ex comandante della HMS Valiant.

Dopo il successo dell’Impresa di Alessandria, Borghese dovette lasciare il comando del sommergibile “Scirè” per potersi dedicare completamente al reparto subacqueo della Xª MAS. Nel 1942 viaggiò in Europa per raccogliere informazioni che potessero aiutare a compiere altre azioni belliche. A Parigi incontrò Karl Doenitz, ma non ottenne risultati, pertanto decise che eventuali azioni sarebbero state portate a termine solo da mezzi italiani.

Nel luglio 1942 Borghese studiò un progetto molto ambizioso, un attacco della Xª Flottiglia MAS al porto di New York. Fu scelto il sommergibile atlantico “Leonardo da Vinci”) della base BETASOM di Bordeaux come mezzo avvicinatore. Il sommergibile avrebbe dovuto trasportare fino alla foce dell’Hudson un sommergibile tascabile tipo CA in un apposito “pozzo” ricavato al posto del cannone prodiero. Il tenente di vascello Eugenio Massano fu inviato anch’egli a Bordeaux dal comandante della Xª Flottiglia MAS.

Borghese stesso avrebbe dovuto guidare il piccolo Classe CA, che con a bordo alcuni “uomini gamma” (sommozzatori d’assalto) e 28 cariche esplosive da 20 a 100 kg si sarebbe recato nel porto per minare delle navi.

I lavori sul battello furono effettuati nell’agosto 1942 e in settembre furono svolte le prove di rilascio del CA 2 dal Da Vinci sotto la supervisione del tenente di vascello Eugenio Massano. Le prove ottennero risultati apprezzabili nel corso delle quali il “Da Vinci”, in immersione a circa 12 metri riusciva a rilasciare il piccolo CA e a recuperarlo.

In realtà il recupero era un’ipotesi molto remota e si era già previsto che i membri del Gruppo Gamma avrebbero dovuto distruggere il mezzo al termine dell’operazione per poi raggiungere la terraferma. La missione fu rinviata in seguito alla perdita del Da Vinci il 23 maggio 1943 e poi annullata a seguito dell’armistizio.

Il 1º maggio 1943 Borghese assunse il comando della Xª Flottiglia MAS. Uno dei primi incarichi che impartì fu quello di inviare il tenente di vascello Luigi Ferraro in missione ad Alessandretta dove, nei mesi di giugno e luglio, ottenne risultati incredibili riuscendo da solo ad affondare tre navi Alleate. La caduta di Mussolini il 25 luglio 1943 fermò buona parte delle operazioni.

In totale, sono stati affondati o gravemente danneggiati dai mezzi d’assalto italiani, nelle azioni compiute nel Mediterraneo dal 10 giugno 1940 all’8 settembre 1943, 77.380 tonnellate di naviglio da guerra e 187.412 tonnellate di naviglio mercantile, per un totale di 264.792 tonnellate.

E siamo ora alle tristi vicende dell’armistizio del 8 settembre 1943 e a quello che segui, la guerra civile fra italiani.

« In ogni guerra, la questione di fondo non è tanto di vincere o di perdere, di vivere o di morire; ma di come si vince, di come si perde, di come si vive, di come si muore. Una guerra si può perdere, ma con dignità e lealtà. La resa ed il tradimento bollano per secoli un popolo davanti al mondo. »
(Junio Valerio Borghese)

Immediatamente dopo l’armistizio molti marò della Xª Flottiglia Mas tornarono a casa o si rifugiarono sulle colline in attesa degli eventi, mentre il comando di stanza nella caserma di La Spezia non si sbandò e messo in allarme attese ordini disciplinatamente, evitando di distruggere i piccoli mezzi navali all’ancora fuori della caserma.

Borghese inoltre dispose di aprire il fuoco contro chiunque avesse tentato di attaccare la caserma riuscendo a respingere alcuni tentativi tedeschi di disarmare i marò. Il 9 di settembre gli ufficiali si riunirono per decidere la strada da intraprendere e Borghese ribadì la lealtà all’alleato tedesco. L’11 settembre radunò invece i marinai di La Spezia spiegando la situazione e dando il permesso di congedarsi a coloro che non se la fossero sentita e la maggioranza scelse il congedo.

In questo periodo di transizione la Decima si dotò di un proprio regolamento che costituisce un unicum nella storia militare italiana: prevedeva la totale uguaglianza fra ufficiali e truppa (panno della giubba uguale per tutti, pasti in comune), promozioni guadagnate solo sul campo, pena di morte per i marò colpevoli di furto, saccheggio, diserzione o vigliaccheria in faccia al nemico.

La Decima adottò inoltre il proprio saluto:

“Decima, comandante” cui veniva risposto “Decima, marinai”.

Il 14 settembre Borghese stipulò un accordo che non ha più avuto eguali nella storia militare. Come comandante del reparto egli tratto privatamente con il comandante navale delle forze del Terzo Reich in Liguria, e ottenne che la Xª Flottiglia MAS venisse riconosciuta come unità combattente con piena autonomia in campo logistico, organico, della giustizia, disciplinare e amministrativo e battente bandiera italiana.

Dopo l’accordo molti marò che in precedenza si erano sbandati fecero ritorno in caserma e da circa trecento che erano restati dopo l’armistizio divennero tremila in pochi giorni. Nel frattempo cominciavano a raggiungere La Spezia anche altri reparti presenti sul suolo nazionale. Il 18 settembre giungeva il primo importante nucleo proveniente da Pola di circa trecentocinquanta uomini guidati da Umberto Bardelli.

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Borghese con Bardelli comandante del battaglione Barbarigo

Alla morte del comandante Bardelli, caduto in un imboscata partigiana è stato dedicato il seguente post: “Il Barbarigio non si arrende” la morte del comandante Bardelli.

Dopo la nascita della Repubblica Sociale Italiana, l’ammiraglio Antonio Legnani, nuovo sottosegretario alla Marina, inserì la Decima Mas nell’organico della Marina Nazionale Repubblicana, sebbene essa agisse di fatto in maniera del tutto autonoma. Nonostante i contrasti con i vertici politici e militare della Repubblica Sociale, contrasti che condussero all’arresto di Borghese, accusato di essere a capo di una congiura tesa a rovesciare Mussolini, le sue forze verranno impegnate su tutti i fronti più importanti, a partire da quello di Anzio e Nettuno.

Proprio della Decima sarà il primo reparto italiano inviato sul fronte per contrastare l’avanzata anglo-americana, il battaglione Barbargio inviato a combattere del marzo al giugno del 1944 sul fronte di Anzio e Nettuno, nella battaglia per la difesa di Roma, presa dagli americani il 4 giugno 1944.

Per chi volesse approfondire le ultime fasi della battaglia combattuta intorno alla “città eterna” consigliamo il nostro  post: 4 giugno 1944, gli americani a Roma

I militari della Decima furono tutti volontari (che ritenevano di sottrarsi all’onta di quello che avevano inteso come un tradimento nei confronti dell’alleato germanico), provenienti dalle più diverse armi. Non si registrò mai un calo del numero di volontari e infatti si costituirono numerosi corpi di “fanteria di marina”, il tutto anche in virtù della popolarità che Borghese riscuoteva fra le masse.

L’attività della Xª MAS non si limitò alle incursioni navali contro le forze nemiche, ma si estese alla costituzione di reparti di terra che assunsero al termine del conflitto le dimensioni di una divisione di fanteria leggera. Il 1° maggio 1944 fu ufficialmente trasformata in “Divisione Fanteria di marina Xª”, raggruppando tutti i vari reparti di terra.

Tuttavia a causa dell’opposizione tedesca (che mal vedeva la ricostituzione di grandi unità italiane) la Divisione Decima (composta da due gruppi di combattimento) non poté mai entrare in azione come unità organica, ma fu frazionata in battaglioni usati dai comandi tedeschi sul fronte della Linea Gotica e poi del Senio.

Una parte della Divisione (il Secondo Gruppo) era pronto per muovere sul confine orientale, per difendere Trieste e Fiume dall’avanzata degli iugoslavi, ma fu bloccato prima dai tedeschi e poi dal sopraggiungere della fine del conflitto.

Negli ultimi mesi del conflitto, al fine di difendere l’italianità dell’Istria, Borghese avviò contatti con la Regia Marina al sud (ammiraglio De Courten) per favorire uno sbarco italo-alleato in Istria e salvare le terre orientali dall’avanzata delle forze iugoslave. Lo sbarco studiato dalla marina italiana del Sud si sarebbe avvalso dell’appoggio delle formazioni fasciste e della Decima, con o senza l’intervento Alleato. L’opposizione inglese fece fallire questo piano, non potendo inimicare Stalin dopo l’accordo di Yalta e favorendo così l’avanzata degli iugoslavi.

Repressione antipartigiana

A partire dalla seconda metà del 1944 la Decima fu impiegata anche in attività anti partigiane e rastrellamenti di civili nelle zone dove agivano i partigiani, al fianco dei tedeschi; in queste azioni si registrarono rappresaglie, saccheggi, sevizie ed esecuzioni sommarie.

Il 25 aprile 1945 la Xª MAS con Borghese rimase acquartierata nella caserma di piazzale Fiume in Milano. Si svolsero nel frattempo febbrili trattative tra il capitano Gennaro Riccio, comandante del “Distaccamento Milano” della Xª MAS e un maggiore in rappresentanza del generale Raffaele Cadorna.

La cerimonia in piazzale Fiume si concluse il 26 aprile 1945 alle 17.00 con lo scioglimento formale della Xª MAS a Milano. Borghese consegnò a tutti i marò cinque mesi di stipendio e, quando tutti ebbero lasciato la caserma, fu preso in consegna dalla polizia partigiana.

Il 9 maggio fu contattato dall’agente dei Servizi segreti italiani Carlo Resio e dall’agente dell’OSS James Angletonche lo informarono che l’ammiraglio Raffaele de Courten intendeva incontrarlo a Roma, dove fu trasferito, l’11 maggio, con l’aiuto dei servizi segreti americani.

Nella capitale trascorse un breve periodo prima di essere ufficialmente arrestato dalle autorità americane il 19 maggio ed essere quindi trasferito nel campo di concentramento di Cinecittà.

Nel 1949 fu condannato a 12 anni di reclusione per “collaborazionismo”, nove dei quali però gli furono condonati in considerazione della sua opera in difesa dell’italianita delle terre del Friuli e della Venezia Giulia.

Quindi Borghese aderì al Movimento Sociale Italiano nel novembre 1951 e ne fu nominato presidente onorario, fino al 1953; inizialmente appoggiò la corrente di Almirante, poi abbandonò il partito, che giudicava troppo debole e si avvicinò alla destra extra parlamentare.

Nel settembre 1968 fondò il Fronte Nazionale, allo scopo – secondo i servizi segreti – “di sovvertire le istituzioni dello Stato con disegni eversivi”. Costituì gruppi clandestini armati, in stretto collegamento con Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, due organizzazioni di estrema destra.

Il colpo di stato

Nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 promosse un colpo di Stato, in stretta collaboraszione con alucni settori delle Forze Armate noto come “golpe Borghese” avviato e poi interrotto, con la collaborazione di alti dirigenti del Fronte Nazionale, paramilitari appartenenti a formazioni dell’estrema destra e di numerosi alti ufficiali delle forze armate e funzionari ministeriali.

In seguito al fallimento dello stesso, si rifugiò in Spagna, mentre nel 1971 fu emesso un mandato di cattura per il fallito colpo di stato. Non fidandosi della giustizia italiana che peraltro nel 1973 revocò l’ordine di cattura, rimase all’estero fino alla morte, avvenuta in circostanze sospette a Cadice, il 26 agosto 1974. È sepolto nella cappella di famiglia, nella Basilica di Santa Maria Maggiore, a Roma.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

 

 

 

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