26 agosto 1937, vittoria nazionalista a Santander

Il 26 agosto del 1937, si concludeva una delle più sanguinose battaglie di tutta la Guerra Civile Spagnola, quella di Santander che aveva avuto inizio il 14 agosto. La vittoria franchista portò all’occupazione dell’intera Cantabria da parte delle truppe Nazionaliste.Situazione militare alla fine di marzo

Nel luglio del 1937 il governo repubblicano ordinò un’offensiva su Brunete, come manovra per decongestionare l’assedio di Madrid e per sbarrare la strada verso Nord ai franchisti.

La battaglia di Brunete si concluse il 25 luglio con la vittoria nazionalista. Ai repubblicani la battaglia costò un gran numero di perdite, fra cui molti veterani delle brigate internazionali difficilmente rimpiazzabili.

Particolarmente alte furono le perdite nella XIV Brigada Internacional composta soprattutto da francesi, che passò dagli undici battaglioni pre battaglia, a soli due.

Franco, a questo punto raccolse le truppe per l’avanzata verso Nord e conquistare l’ultima zona ancora in mano ai repubblicani. Le forze franchiste potevano contare su: sei brigate provenienti dalla Navarra e due dalla Castiglia e da tre brigate del Corpo truppe volontarie italiane, tutte al comando del generale Fidel Dávila Arrondo, responsabile delle truppe del Nord. A questi si devono assommare l’appoggio aereo dell’aviazione. In tutto, i golpisti contavano su 90.000 effettivi.

In campo repubblicano il 6 agosto, il governo centrale, con un decreto, creò la Giunta delegata per l’esercito del Nord, con a capo il generale Mariano Gamir Ulibarri, massimo rappresentante militare nella zona, e composta da rappresentanti dei governi delle Asturie, dei Paesi Baschi e della Cantabria, al fine di coordinare le azioni di difesa.

La difesa della Cantabria poteva contare su 80.000 effettivi inglobati in quattro eserciti: il XIV dell’Euzko Gudarostea, il XV composto prevalentemente da truppe cantabre, e il XVI e il XVII composto prevalentemente da asturiani.

Il morale e la condizione fisica degli attaccanti, era superiore a quelle repubblicane divise fra le molte componenti. Molte unità basche non vollero combattere al di fuori del proprio territorio, come avrebbe voluto il presidente José Antonio Aguirre. A questo si aggiunsero i difficili rapporti tra i diversi battaglioni asturiani, baschi e cantrabri. Cosa che ha portato Dolores Ibárruri a dire:

« Parlare di armata del nord è stato un eufemismo. Ci sono state le milizie delle Asturie, le milizie di Santander e le milizie dei Paesi Baschi, che hanno agito ognuna secondo gli ordini dei propri comandanti (…) Non tolleravano che un qualsiasi intruso si potesse intromettere nella loro famiglia, anche se l’egoismo localista portò gli altri al disastro e spianò la strada per la sconfitta della Repubblica … »

I baschi profondamente cattolici, odiavano forse ancora di più dei nazionalisti gli asturiani che con loro combattevano, per i loro sentimenti profondamente anarchici e anti clericali, e all’inizio delle operazioni, il diffondersi della voce che essi stessero trattando la resa con gli italiani, rese ancora più tesi i rapporti tra le diverse brigate.

Battaglia di Santander.png

Il campo di battaglia, era situato sul terreno montagnoso della Cordigliera Cantabrica, i cui vertici più alti (e più vantaggiosi) si trovavano nelle mani repubblicane. La prima linea era situata nella zona sud tra Reinosa e Puerto del Escudo, con una zona di trincea repubblicana tra Santullano, Soncillo Aguilar de Campoo e Soncillo.

La creazione di questa zona, si rivelò errata per la difficoltà di approvvigionamento delle truppe e per la difficile posizione che la resero una vera e propria trappola per topi. Occorreva poi non dimenticare che il morale e la condizione fisica degli attaccanti, era superiore a quella dei repubblicani.

Il 14 agosto cominciarono le operazioni dei nazionalisti, il cui primo obiettivo fu la fabbrica di armi Constructora Naval di Reinosa e lo snodo ferroviario di Mataporquera, con la 1ª Brigada Navarra tra il Pico Valdecebollas e Cuesta Labra. Con questa operazione si intendeva interrompere la principale arteria di comunicazione del nemico, che si trovava a sud della Cordillera Cantábrica.

Nel primo giorno dei combattimento la Brigada Navarra ruppe la linea repubblicana nel fronte Sud, già duramente provata dagli attacchi aerei. Il 15, i nazionalisti avanzarono, nel settore di Barruelo de Santullán fino a Peña Rubia, Salcedillo, Matalejos e Reinosilla, incontrando una forte resistenza nel Portillo de Suano.

Il generale Gamir Ulibarri pianificò una disperata linea di difesa nella zona nord tra Peña Astía – Peña Rubia – Peña Labra. Seimila repubblicani morirono nella trincea di Reinosa.

Il giorno seguente, la quarta Brigata Navarra riuscì a spezzare la resistenza di Portillo de Suano, adoperandosi per mantenere intatto il complesso di fabbriche, sventando l’intenzione degli operai di distruggerlo per non lasciarlo cadere in mani franchiste, ed entrarono a Reinosa al crepuscolo. La brigata di Garcia Valiño continuò lungo il corso del fiume Saja, conquistando la valle Cabuerniga.

Le forze italiane avanzarono parallelamente lungo la strada Corconte – Reinosa, prima del ritiro delle forze repubblicane a Lanchares e successivamente a San Miguel de Aguayo. Allo stesso tempo proseguirono continui attacchi a Puerto del Escudo dove la Divisione 55 Montañesa Choque del Tenente colonnello Sanjuán oppose una forte resistenza.

Il 17 agosto, nonostante l’opera di fortificazione repubblicana, gli italiani della Divisione 23 marzo riuscirono a conquistare Puerto del Escudo, sbaragliando 22 battaglioni repubblicani, che si ritirarono per ritrovarsi con il resto dell’esercito nella città di San Miguel de Aguayo.

Con questo attacco “a pinza”, le forze nazionaliste riuscirono a strangolare la zona di trincea repubblicana nell’Alto Ebro. La distruzione di questa zona, fu un colpo tremendo per il morale delle truppe repubblicane. Da qui l’offensiva continua con un obiettivo chiaro: la conquista della città di Torrelavega, per tagliare il ritiro delle forze verso le Asturie.

Raffigurazione della battaglia di Santander con i combattenti italiani della milizia in primo piano..jpg

Nel frattempo le Camicie Nere aprirono il fronte ad ovest lungo la costa e raggiunsero il fium Agüera e il fiume Asón e il 18 agosto la situazione dei repubblicani appariva drammatica. L’intero sistema difensivo creato dal generale Gamir Ulibarri era stato distrutto, a quel punto il generale decise di inviare tutte le riserve in prima linea e sollecitò il XIV Corpo dell’Esercito ad inviare urgentemente due brigate basche da Carranza a Ramales de la Victoria.

Lo stesso giorno le truppe della Navarra occuparono Santiurde, mentre gli italiani raggiunsero San Pedro del Romeral e San Miguel de Luena e il 19 agosto italiani e franchisti superavano anche la terza linea di difesa, costringendo Ulibarri ad organizzare il piano di ritiro per la difesa della città di Santander.

Il 20, il XVII Corpo dell’Esercito posizionò una brigata a Torrelavega e 48 Divisioni basche, richieste dal Capo dell’Esercito del Nord, si disposero a Puente Viesgo, per difendere le comunicazioni con le Asturie. Nel frattempo le forze italiane continuarono la loro avanzata verso Villacarriedo e le brigate della Navarra continuarono fino Torrelavega e Cabezón de la Sal.

Il 22 agosto le forze nazionaliste, dopo aver conquistato Selaya, Villacarriedo, Ontaneda e Las Fraguas, erano a pochi chilometri da Torrelavega e Puente Viesgo. Tutti il XIV Corpo repubblicano si apprestava a coprire la linea difensiva sul fiume Asón, al fine di difendere Santander.

Data la situazione critica, nel pomeriggio si riunì l’amministrazione delegata del governo repubblicano, al fine di studiare due ipotesi: ritirare l’esercito a ritirarsi nelle Asturie, oppure ritirarsi nella città di Santander e resistere per 72 ore, in modo da aspettare la manovra di distrazione promessa dal ministro della Guerra, Indalecio Prieto, che sarebbe scattata il 24 agosto sul fronte aragonese.

Si optò per la seconda alternativa e le forze basche, il cui governo sperava ancora di poter trattare la propria resa con quello italiano, cominciarono a ritirarsi in direzione di Santoña, 30 chilometri a est di Santander.

Il 24 agosto, il generale Ulibarri ordinò l’evacuazione della città verso le Asturie, ancora in mani repubblicane. Le forze nazionaliste conquistarono Torrelavega, e, alle 18:00, interruppero le comunicazioni terrestri con le Asturie. Il fuggi-fuggi dei politici e degli ufficiali lasciarono senza guida la popolazione e senza comando intere brigate. Lo stesso giorno il comandante della Divisione 54, Eloy Fernandez Navamuel, lasciò in aereo il paese in direzione della Francia.

I battaglioni baschi si concentrano a Santoña, ed inviarono degli emissari a Guriezo per trattare la resa con gli italiani. Entrambe le parti raggiunsero un accordo che prevedeva che i prigionieri baschi sarebbero stati sotto la sovranità italiana, permettendo a molti di loro di lasciare il paese. Venuto a conoscenza dell’accordo, Franco ordinò di disdire l’accordo e di imprigionare tutti i combattenti repubblicani catturati.

Il 25, il generale Gamir Ulibarri con il generale russo Vladimir Gorev e alcuni politici, tra i quali il presidente basco José Antonio Aguirre, lasciarono Santander a bordo di un sottomarino, in direzione di Gijón e, successivamente, Ribadesella, dove stabilirono la propria sede. Ordinarono di organizzare una linea di difesa sul fiume Deva con i resti delle truppe Galan e della Divisione Ibarrola. Le forze repubblicane rimaste a Santander si arresero.

Alle 8:00 del 26 agosto 1937, i soldati della Quarta Brigata Navarra e della Divisione Littorio si mossero verso la capitale, dove entrarono verso mezzogiorno accolti da un febbrile ricevimento da parte della popolazione a stragrande maggioranza conservatrice.

Il 27 agosto, in Santander, sfilavano in parata le truppe nazionaliste e quelle del Corpo Volontari italiani e nei giorni che seguirono, i nazionalisti occuparono il territorio cantabrico, completando le operazioni militari il 1º settembre 1937 con l’occupazione di Unquera, alla foce del fiume Deva.

Molto alto il numero delle perdite in entrambi gli schieramenti. Fra le file repubblicane si contarono circa 60.000 tra morti, dispersi e prigionieri. Alte le perdite anche fra le file dei Nazionalisti dove si registrarono circa30.000 tra morti, dispersi e prigionieri. Le perdite fra le file del Corpo Truppe Volontarie italiane sono calcolate in 424 caduti (31 ufficiali) e 1.596 feriti (104 ufficiali).

Medaglia concessa ai partecipanti della battaglia di Santander.jpg

Per la vittoriosa battaglia di Santander, venne coniata una medaglia in bronzo argentato, che fa parte di un trittico di medaglie commemorative delle imprese del Corpo Truppe Volontarie  italiano nella conquista delle citta’ basche e la battaglia dell’Ebro durante la Guerra Civile in Spagna.

Le altre due medaglie del trittico commemorano la conquista di Bilbao e la battaglia di Tortosa. La medaglia di Santander porta la firma “Affer” sul retro ed e’ stata coniata da Lorioli – Milano nella versione bronzo argentato. Il nastro non era previsto per nessuna di esse anche se comunemente era fornita del nastro della medaglia dei Volontari: nero-rosso-giallo-rosso-giallo-rosso-nero come in questo caso.

Dopo questa grande offensiva, il Generale Bastico fu richiamato in Italia e il comando del C.T.V. passò al Generale Berti, fino a quel momento vice comandante dello stesso. A Bastico, futuro maresciallo d’Italia, venne affidata l’organizzazione della motorizzazione dell’Esercito e il comando dell’Armata del Po (6ª Armata).

Nei pressi di Puerto Escudo, a circa 50 km a sud di Santander, venne eretto un mausoleo a forma di piramide in cui dovevano riposare i corpi di 372 soldati italiani caduti sul cosiddetto fronte del Nord. Dei sepolti, 268 furono rimpatriati, mentre i restanti 104 furono traslati nell’anno 1975 alla Torre Ossario di Saragozza28.

Quest’ultima costruzione fa parte di un complesso architettonico adibito a Sacrario Militare e composto da una chiesa dei Cappuccini dedicata a Sant’Antonio da Padova e da una torre di 42 metri (nel progetto originale si prevedeva un’altezza di 72 metri, ridotta per mancanza di fondi) in cui vengono custoditi le spoglie di tutti i caduti nella Guerra Civile, includendo anche 22 italiani della Brigata Internazionale.

Ossario italiano di Puerto Escudo colori

Iniziato nel maggio del 1942, il Sacrario fu aperta al pubblico nel giugno 1945 in epoca postfascista e gestista dal Ministero della Difesa italiano, affidando il compito di ricerca e conservazione dei corpi al priore Padre Bergamini, cappellano militare al tempo dell’intervento militare italiano in territorio spagnolo.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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