La strage del ponte degli Allocchi

Il 25 agosto 1944, per rappresaglia contro l’assassinio della squadrista  Leonida Bedeschi, della XXIX Brigata Nera “Ettore Muti” di Ravenna, furono uccisi 12 partigiani tenuti in ostaggio. L’esecuzione avvenne al Ponte degli Allocchi di Ravenna successivamente ridenominato ponte dei martiri.

Furono fucilati Augusto Graziani, Domenico Di Janni, Michele Pascoli, Raniero Ranieri, Aristodemo Sangiorgi, Valsano Sirilli, Edmondo Toschi, Giordano Valicelli, Pietro Zotti, Mario Montanari, mentre furono impiccati Natalina Vacchi e Umberto Ricci.

Vediamo in breve i fatti. Il 18 agosto 1944 il giovane gappista Umberto Ricci, soprannominato Napoleone, inquadrato nella neo costituita “28ª brigata Garibaldi GAP” aveva atteso su quel ponte il passaggio di Leonida Bedeschi, brigatista nero della Brigata nera del capoluogo, uccidendolo con tre colpi di rivoltella.

Mentre si allontanava in bicicletta fu inseguito da un auto con tre tedeschi a bordo e dopo la cattura tradotto al comando della Brigata nera per essere interrogato sia dalla polizia fascista che dalle SS del comando tedesco di stanza nella Villa Calegari.

Da sottolineare che l’omicidio si inquadra in uno stillicidio di uccisioni di appartenenti alle Brigate Nere o alla Guardia Nazionale Repubblicana, di cui Bedeschi rappresentava la novantesima vittima, che non avevano dato atto a nessuna rappresaglia da parte delle autorità repubblicane.

La versione partigiana dell’ interrogatorio parla di inutili torture che non portarono a nessuna rivelazione, altri documenti indicano invece che Ricci per salvare la vita e l’organizzazione forni i nomi di 8 antifascisti, non giudicati determinanti per la stessa, fra cui Natalina Vacchi, una giovane donna dalla quale aveva avuto le informazioni necessaria a compiere l’attentato.

Non scendiamo in valutazioni di nessun genere, essendo le due versioni profondamente diverse ma ci atteniamo ai fatti. Il 24 agosto i vertici della “Ettore Muti” decisero che dopo 7 omicid di fascisti negli ultimi quindici giorni, era necessario dare una risposta all’ attentato partigiano: dalle carceri furono prelevati altri antifascisti, precedentemente arrestati per essere fucilati.

Si trattava del professor Mario Montanari, un giovane rappresentante dell’Azione Cattolica che aveva aderito al Partito d’Azione, Lina Vacchi, dell’operaia che aveva più volte guidato gli scioperi di quell’anno alla Callegari e sembra denunciata dallo stesso Ricci; Aristodemo Sangiorgi e Pietro Zotti collaboratori della stampa clandestina, Michele Pascoli, barbiere e dirigente del PCI clandestino a Ravenna, Domenico Di Janni, Augusto Graziani, Raniero Ranieri, Valsano Sirilli e Giordano Valicelli.

All’alba del 25 agosto furono condotti sul Ponte degli Allocchi, presso una delle porte della città che dava sulla campagna per essere fucilati. Montanari riuscì a sfuggire alla custodia dei carcerieri, ma fu raggiunto da una raffica di mitra a poche centinaia di metri.

Dopo le prime dieci fucilazioni, a Umberto Ricci e Natalina Vacchi fu riservata l’impiccagione. Al primo fu conferita la medaglia d’Argento al V.M. e alla seconda la medaglia di Bronzo.

A ricordo della strage, all’incrocio fra via Nullo Baldini, via Piave e via Mura di Porta Gaza presso la cinta muraria storica di Ravenna, a fianco del quattrocentesco Torrione dei Preti, si trova il complesso monumentale “Ponte dei Martiri – omaggio alla Resistenza a Ravenna”, realizzato nel 1980 dallo scultore Giò Pomodoro e inaugurato il 25 aprile del 1981.

Monumento alla strage di Ravenna 25 agosto 1944

Il complesso monumentale sorge al centro di una piccola area verde, in una piazzetta a gradoni, ed è composto da tre oggetti marmorei di differente forma e dimensione. Il primo è un cubo con le fotografie dei caduti su una faccia laterale, sorretto da un piedistallo composto di due blocchi di cui quello inferiore riporta la data del 25 agosto 1944,  giorno della strage del Ponte degli Allocchi.

Il menhir più alto consiste in una grande pietra marmorea che cattura l’attenzione dei passanti per la sua dimensione e segna il luogo del ricordo e della commemorazione dell’eccidio. Il monumento è formato da elementi geometrici verticali a spigoli vivi, non monolitici e compatti ma plastici, frammentati da tagli verticali, con parti concave e altre convesse, che scompongono, interrompono e traslano la forma complessiva, trasmettendo un senso di tensione ed indefinitezza che ricorda la poetica del cubismo.

Il terzo elemento, infine, è un basso cilindro che rappresenta una macina, formata da un blocco rotondo di pietra di Trani, come le macine dei vecchi mulini. Esso è anche il simbolo del Sole e la parola ”Sole” si trova incisa lungo la superficie esterna del cilindro.

Scultura_cilindrica_omaggio_alla_resistenza

Sul pavimento del basamento del monumento, a ridosso della macina-sole, sono incisi i nomi dei quattro punti cardinali: nord, sud, levante e ponente; questi ultimi due in abbreviazione sono Leva e Pone. Il cerchio superiore della macina riporta i mesi dell’anno e le quattro stagioni. I quattro punti cardinali, simboleggiano le fasi della vita, che nasce ad est, si sviluppa a sud, cala ad ovest e muore nel freddo nord.

targa_commemorativa_ai_caduti_delle_forze_armate

Recentemente l’area memoriale è dedicata anche agli 87.000 combattenti delle Forze Armate nella guerra di Liberazione.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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