2^ G.M. "La guerra continua" Il periodo 25 luglio - 8 settembre 1943

24 agosto 1943, viene assassinato Ettore Muti

Ettore Muti soprannominato il più bel petto d’Italia per l’alto numero di decorazioni, nasce a Ravenna il 22 giugno 1902, figlio di Celestina Ghepardi, donna di nobili natali, e di Cesare, un modesto impiegato dell’anagrafe. Gli fu imposto il nome di Ettore dalla madre, come omaggio a Ettore Fieramosca.Ettore_Muti_divisaCrebbe sotto l’influenza del carattere forte e patriottico di quest’ultima, nonché delle sue due sorelle maggiori, Linda e Maria. La famiglia Muti (il cognome originario Muty fu cambiato dallo stesso padre di Ettore, per andare incontro alle istanze patriottiche della madre) abitava a Ravenna di fronte alla caserma di cavalleria di Santa Maria in Porto.

Per questo motivo, fin da piccolo Ettore fu attratto dal mondo militare. A 13 anni non ancora compiuti Ettore Muti fu espulso da tutte le scuole del Regno per aver colpito a pugni un insegnante.

Non si scompose molto per questa sanzione e a 14 anni fuggì di casa per arruolarsi come volontario nella prima guerra mondiale, ma i carabinieri lo respinsero. L’anno seguente ritentò e, dopo aver falsificato la sua data di nascita nei documenti, riuscì ad entrare: dapprima nel 6º reggimento di Fanteria della Brigata Aosta, poi negli Arditi.

Chi volesse può leggere il post da noi dedicato agli Arditi il 29 luglio data di fondazione, al seguente link:

29 luglio 1917 nascono gli Arditi

Al fronte si distinse per l’audacia e le imprese spericolate: si rese famoso quando il reparto di Arditi composto da 800 uomini al quale apparteneva fu mandato a formare una testa di ponte sulla riva di un fiume da attraversare: il suo gruppo riuscì nell’impresa ma, all’arrivo dei rinforzi, degli 800 uomini iniziali ne erano rimasti soltanto 23, tra i quali lo stesso Muti.

Venne perciò proposto per la Medaglia d’argento al valor militare, ma Muti rifiutò nel tentativo di nascondere che si trovava sotto le armi sotto falso nome, in quanto minorenne. I superiori, insospettiti, scoprirono la sua vera identità, e lo rispedirono a casa.

Nel 1919 partecipò con entusiasmo all’impresa di Fiume durante la quale D’Annunzio coniò per lui l’appellativo di «Gim dagli occhi verdi”. Durante l’esperienza fiumana incontra Benito Mussolini, dal quale rimane affascinato. Rientrato da Fiume, Muti entra a far parte dei fasci di combattimento, comandando diverse azioni e subendo alcuni arresti. Nel 1922 è a capo dello squadrismo romagnolo e il 29 ottobre durante le operazioni svoltesi contemporaneamente alla Marcia su Roma, sarà alla testa dei fascisti che occupano la prefettura di Ravenna.

Mussolini viene incaricato di formare il nuovo Governo e con l’istituzionalizzazione delle squadre d’azione, Muti inizia la carriera nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (MVSN), corpo creato per inquadrare le squadre fasciste. Nel 1923 è comandante della coorte di Ravenna e nel 1925 diventa console (pari al grado di colonnello nei gradi militari).

Ama le scazzottate, le belle donne e le corse: in motocicletta, con la sua Harley-Davidson, in automobile, con la sua Bugatti azzurra, e poi con un’Alfa Romeo. Il 13 settembre 1927 Muti subisce un attentato, mai ben chiarito, nella piazza principale di Ravenna. Dopo una degenza in ospedale, viene trasferito a Trieste, dove comanda la terza legione della milizia portuaria e fa la conoscenza del Duca Amedeo d’Aosta, che lo convince a entrare nella neonata Regia Aeronautica.

L’arma azzurra segna per lui una svolta: Muti si appassiona subito al volo e, pur di entrare in aeronautica, accetta il declassamento al grado di tenente. Durante la guerra d’Etiopia si mette in luce, nonostante l’assenza di aviazione avversaria, ricevendo due medaglie d’argento. Nelle fasi finali del conflitto entra nella squadriglia Disperata con Galeazzo Ciano (di cui diventerà amico), Roberto Farinacci e Alessandro Pavolini.

Ettore_Muti_2

Nel 1936 torna in Italia accolto da eroe, ma parte nuovamente, poco dopo, per partecipare, con lo pseudonimo di Gim Valeri, alla Guerra di Spagna. Nel conflitto guida la sua squadriglia, bombardando i porti delle città controllate dai repubblicani: per queste missioni viene decorato con varie medaglie d’argento e, nel 1938, con una medaglia d’oro.

Dalla Spagna torna con il soprannome di battaglia di “Cid alato” e con l’ulteriore onorificenza dell’Ordine Militare di Savoia. Nel 1939 partecipa all’invasione dell’Albania al comando di truppe motorizzate e lì, nonostante la scarsa opposizione, riceve un’altra medaglia che lo farà definire “il più bel petto d’Italia”.

Ma Muti non era solo un eccezionale soldato, energico, cordiale brillante e simpatico, amante degli scherzi, anticonformista, scanzonato e sempre un po’abbronzato, aveva tutte le caratteristiche per piacere alle donne e non solo. Che fosse un grande amatore, è risaputo, ma c’è un episodio che lo delinea come sopra descritto.

Quando era al comando della Legione Portuale di Trieste, successe che un giovane principe orientale, di dichiarata fama omosessuale, affascinato dalla prorompente fisicità di Muti, tentò delle avances che, ovviamente, furono respinte in modo manesco, con qualche cazzotto di troppo.

Ne nacque un incidente diplomatico, presto messo a tacere, con conseguente imbarazzo del Duce che alla fine sbottò dicendo: ”Insomma Muti come mai a me queste cose non succedono?” allora lui, che osava parlargli con confidenza, seppur sempre usando il dovuto rispetto gli rispose

“ma Vò an se mega un bel oman come me!” (ma Voi non siete mica un bell’uomo come me!).

Tornato dall’Albania, viene nominato da Mussolini, su proposta di Gakeazzo Ciano, nuovo segretario del Partito Nazionale Fascista (PNF) in sostituzione di Achille Starace. In questa veste, pur godendo di grandi poteri, non si trova però a suo agio.

Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, col pretesto di andare “là dove c’è bisogno”, si fa inviare al fronte col grado di tenente colonnello. Combatte prima in Francia e poi nei cieli d’Inghilterra. Ideatore e realizzatore del bombardamento sul Bahrein, l’operazione di bombardamento più a lungo raggio mai compiuta durante la seconda guerra mondiale, presto si accorge che la guerra è stata affrontata con approssimazione e leggerezza.

Lascia volontariamente la segreteria del partito in quanto si definisce non un uomo da scrivania, ma d’azione, e smette di frequentare quei gerarchi che giudica negativamente, perdendo anche l’amicizia creata con Ciano. Nell’estate del 1943 entra nel piccolo Servizio Informazioni Aeronautica (SIA), un servizio segreto militare interno all’arma.

Il 25 luglio, giorno della caduta di Mussolini, Muti è in Spagna per conto del SIA, per cercare di recuperare un radar da un aereo americano precipitato. Rientra a Roma il 27 luglio e dopo la deposizione di Mussolini, si pone agli ordini del Re, sebbene restasse in ottimi rapporti con il generale von Richthofen, collaboratore del maresciallo Kesselring, e con ciò che restava della 134ª Divisione corazzata “M” delle MVSN, ora divenuta 136ª divisione corazzata “Centauro II”.

Convocato da Badoglio, che intendeva verificare la sua lealtà agli ordini del Re e al tempo stesso affidargli il comando della divisione corazzata di camicie nere attestata presso Bracciano, che non aveva alcuna intenzione di passare agli ordini del nuovo governo, Muti rifiutò l’incarico.

L'assassinio di Muti in un manifesto di Boccasile

Il 10 agosto un rapporto dei carabinieri inviato a Badoglio indica in lui il comandante, o almeno uno dei partecipanti, a un progetto di insurrezione per la restituzione a Mussolini della guida della nazione. La notte tra il 23 e il 24 agosto 1943 il tenente dei carabinieri Taddei si presenta alla villa di Muti con una decina di uomini. Il primo commento ufficiale è dell’Agenzia Stefani, il 25 agosto:

« A seguito dell’accertamento di gravi irregolarità nella gestione di un ente parastatale, nelle quali risultava implicato l’ex segretario del P. N. F., Ettore Muti, l’Arma dei Carabinieri procedeva nella notte dal 23 al 24 corrente [agosto] al fermo del Muti a Fregene. Mentre lo si conduceva alla caserma sono stati sparati dal bosco alcuni colpi di fucile contro la scorta. Nel momentaneo scompiglio egli si dava alla fuga ma, inseguito e ferito da colpi di moschetto tirati dai carabinieri, decedeva. »

Le vicende di cui si parla non furono mai chiarite e nemmeno chi avesse sparato i colpi dalla pineta. Nella sparatoria l’unico ad essere raggiunto dai colpi fu Ettore Muti. Diverse altre circostanze confermano la tesi dell’esecuzione politica dello scomodo personaggio, definito da Badoglio “una minaccia” in una lettera spedita il 20 agosto, al capo della polizia Carmine Senise.

Dopo l’armistizio la figura di Muti, fu ampiamente celebrata nella Repubblica Sociale Italiana che a lui intitolò:

  • La Squadra di Bombardamento Ettore Muti: reparto dell’Aviazione Nazionale Repubblicana.
  • Il battaglione Ettore Muti della Brigata Nera Mobile Achille Corrao, nel ravennate.
  • La Legione Autonoma Mobile Ettore Muti, costituitasi a Milano il 14 settembre 1943, reparto che fu impegnato principalmente in brutali azioni di repressione della resistenza partigiana.

Sul più bel petto d’Italia risultavano appuntate:

Medaglia d’oro al Valor Militare
10 d’argento al Valor Militare
4 Medaglio di bronzo al Valor Militare
5 Croci di guerra al Valor Militare
Croce di Guerra tedesca di I classe
Croce di Guerra tedesca di II classe
Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia
Cavaliere dell’Ordine Imperiale del Giogo e delle Frecce (Spagna franchista)

Seppellito nella sua Ravenna, dal 1959 la sua tomba è stata oggetto di commemorazione nel giorno dell’anniversario della morte da parte delle organizzazioni di destra e dell’associazione degli Arditi d’Italia. Da tempo queste cerimonie provocano lo sdegno di numerose forze antifasciste e nel 2016 il sindaco di Ravenna Michele de Pascale aveva inviato una lettera al prefetto chiedendo che vietasse la manifestazione e solleciti in questo senso erano arrivati anche da alcuni parlamentari .

Commemorazione Muti

Nel giugno del 2017 l’associazione nazionale Arditi d’Italia ha denunciato un atto di vandalismo alla tomba per la scomparsa della lapide. Era il 12 giugno quando i due dichiaravano: «Sfregiare la memoria di un combattente è l’atto più riprovevole che si possa commettere, indigna non solamente noi giovani depositari della storia che fu, ma soprattutto l’anima di chi, tra i combattenti della Repubblica Sociale, ancora oggi vive di quei alti ideali a difesa della Patria».

Pochi giorni dopo, un’altra comunità di destra, il gruppo Fortezza Identità Tradizione, hanno deposto una corona sulla tomba di Ettore Muti e presto verrà riposta anche una nuova lapide. Nella corona è stato scritto:

“La Luce degli Eroi splende sulla miseria dei Vili”.

A questo punto, la famiglia tuttavia, ha deciso di rimuovere i resti di “Gim dagli occhi verdi” dal cimitero di Ravenna, cremando presumibilmente il corpo e trasferendo i resti in una località rimasta al momento segreta. Oggi ciò che è certo è che al cimitero di Ravenna non vi è più alcun riferimento a Ettore Muti, ma comunque il 26 agosto 2018, Forza Nuova ha annunciato che la commemorazione si svolgerà comunque presso il cimitero monumentale di Ravenna.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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