2^ G.M. Regia Marina

L’affondamento del sommergibile Iride

Il 22 agosto 1940, veniva affondato da 3 Swordfish, gli aerosiluranti della RAF, il sommergibile classificato di piccola crociere, R.N. IRIDE agli ordini del Ten. di Vascello Francesco Brunetti, una delle più moderne unità subacquee italiane, entrato in servizio il 16 novembre 1936. Con esso andava fondo anche la nave appoggio Monte Gargano anch’essa colpita da un siluro.

Il sommergibile che inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi IRIS, venne costruito alla Spezia nel cantiere OTO di Muggiano fra il 1935 e il 36. Aveva un equipaggio di 4 ufficiali e 32 marinai ed era armato con 1 cannone da 100/47 Mod. 1935, 2 mitragliere Breda Mod. 31 da 13,2 mm, 4 tubi lanciasiluri da 533 mm a prua e 2 a poppa.

Esso partecipò clandestinamente alla guerra civile spagnola al comando del tenente di vascello Junio Valerio Borghese, rendendosi protagonista di due episodio che rischiarono di provocare un incidente diplomatico tra Italia ed Inghilterra, con quest’ultima che nella prima azione accuso l’Italia di pirateria.

Alle 20:40 del 30 agosto 1937, infatti, avvistò il cacciatorpediniere britannico Havock, scambiandolo per un’unità spagnola, e dodici minuti più tardi gli lanciò un siluro da 700 metri di distanza. L’Havock, evitato il siluro con un’accostata sulla dritta, bombardò poi per ben nove ore – assieme ai sezionari Hardy, Hasty, Hereward e Hyperion con i quali formava la 2nd Destroyer Flotilla britannica – l’Iride con cariche di profondità, senza tuttavia causargli danni gravi.

Dal settembre 1937 l’Iride, con sigla L. 3 e nome Gonzales Lopez, prestò servizio per alcuni mesi nella Legione spagnola, questo per evitare altre accuse di pirateria,avendo come base Soller e il 3-4 ottobre 1937 il cacciatorpediniere britannico Basilisk fu mancato di poco da un siluro di provenienza ignota. Il caso non è mai stato chiarito con certezza e il comando stesso della Royal Navy ritenne che semplicemente le vedette del Basilisk avessero scambiato scie di delfini con quella di un siluro.

Sarà poi molto dopo, e precisamente nel 1968, l’allora comandante del battello, come detto Borghese a chiarire la vicenda. Egli sostenne di essere stato l’attaccante del Basilisk e di avere anche ricevuto una dura reazione, che gli aveva causato due morti e quattro feriti; tale versione non è però suffragata da prove.

Dopo la fine della guerra civile l’Iride tornò sotto bandiera italiana e fu dislocato a La Spezia, inquadrato nella XIV Squadriglia Sommergibili, trascorse alcuni mesi del 1938 a Massaua, in Mar Rosso e rientrò in Italia nel 1939.

All’inizio della seconda guerra mondiale l’Iride fu scelto come avvicinatore per il primo attacco con SLC contro Alessandria d’Egitto (operazione «G.A. 1») e durante i lavori svolti nel luglio del 1940 munito di appositi supporti sui quali i mezzi sarebbero stati posizionati per poi venire assicurati allo scafo.

Il 12 agosto 1940 l’Iride, al comando del tenente di vascello Francesco Brunetti, partì dalla Spezia e, dopo una tappa a Trapani il 16 agosto, raggiunse il 21 la baia di Menelao ed il Golfo di Bomba (Cirenaica) dove si trovavano la torpediniera Calipso (con gli equipaggi degli SLC, nove uomini in tutto, ed i mezzi stessi) e la nave appoggio Monte Gargano.

Ovviamente, un simile concentramento di unità non poteva passare inosservato alla ricognizione aerea britannica; infatti, il mattino del 22 agosto, alcuni aerei britannici, di ritorno da un’incursione, avvistarono le navi italiane all’una del pomeriggio e da parte britannica fu deciso l’invio di un ricognitore,

Alle sette del mattino; al rientro del velivolo ricognitorie tre aerosiluranti Fairey Swordfish decollarono diretti al Golfo di Bomba, mentre l’Iride si apprestava ad effettuare alcune immersioni di prova per verificare le condizioni di tenuta degli SLC in profondità, giungeva fulmineo l’attacco di tre aerosiluranti inglesi.

Agevolati dal fatto che il fondale, di appena 20 metri, non permettevano al sommergibile una rapida immersione, i velivoli britannici, mentre due aerei mitragliavano la coperta dell’unità uccidendo i serventi del cannone e delle mitragliere, riuscivano a mettere a segno, con l’altro aereo, un siluro che colpiva il sommergibile all’altezza del quadrato ufficiali.

Era circa mezzogiorno del 22 agosto 1940, l’Iride spezzato in due, affondò in pochi istanti, seguito in breve dalla Monte Gargano, a sua volta centrata da un siluro, mentre la Calipso riuscita miracolosamente ad evitare danni, si metteva immediatamente, coadiuvata da un peschereccio, a raccogliere i superstiti, dodici in tutto, rimasti in superficie, traendoli tutti in salvo

Si trattava del comandante Brunetti, di tre uomini della X Flottiglia MAS e altri otto membri dell’equipaggio dell’Iride,, mentre gli altri 42 uomini affondarono con esso, ma fortunatamente gli operatori della X MAS, volleto controllare di persona se c’erano ancora uomini in vita,  s’immersero sul relitto e scoprirono che due sottufficiali e sette marinai erano ancora vivi, intrappolati in uno dei compartimenti poppieri.

La situazione era critica: il compartimento si stava lentamente allagando e il portello di fuoriuscita era bloccato, deformato dallo scoppio. Come risulta dagli atti ufficiali, Teseo Tesei e Luigi Durand de la Penne, constatato che l’unica via per raggiungere gli uomini prigionieri era la garitta di poppa, lavorarono tutta la notte e tutta la giornata seguente , quasi fino a sera, servendosi degli unici arnesi che erano rimasti: mazza, martello e scalpello, attorno al suo portello, riuscendo finalmente, dopo ore e ore di sfibrante lavoro a diciotto metri di profondità, a sbloccarlo.

Per gli uomini imprigionati nella bara d’acciaio l’incubo era finalmente finito. I sette superstiti salirono alla superficie supportati dagli uomini della X MAS, ma purtroppo si dovette registrare la morte di due dei marinai, a causa di embolia.

Si concludeva così un’impresa titanica condotta, in pieno teatro di guerra, con la più desolante mancanza di mezzi tecnici, un’impresa mai prima e dopo d’allora nemmeno riuscita in tempo di pace. In tutto nell’affondamento dell’Iride persero la vita 35 uomini (3 ufficiali, 9 sottufficiali e 23 fra sottocapi e marinai), mentre i sopravvissuti furono 17.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

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