L'invasione della Sicilia

La Regia Marina nelle operazioni di sgombero da Messina

Bellissimo filmato d’epoca girato dal capitano del Genio navale Attilio Giuliani, dedicato alle operazioni di sgombero, effettuato da traghetti , navi e motozattere trasportano truppe e rifornimenti dalla Sicilia alla Calabria nell’agosto del 1943, attraversando lo Stretto di Messina. Le navi italiane sono sottoposte al continuo bombardamento delle artiglierie degli alleati

Le operazioni italiane nello stretto di Messina

L’idea di sgomberare la Sicilia è del 27 luglio, due giorni dopo la destituzione di Mussolini. Quel giorno il XIV Corpo tedesco del generale Hube comincia le manovre per ripiegare su Messina. La Sicilia non gli importava più, l’ obiettivo era salvare quanti più uomini e materiale possibile.

In Russia, durante la ritirata reparti tedeschi tentarono di impadronirsi dei pochi automezzi italiani, dando seguito a scontri a fuoco fra i due eserciti alleati, in Sicilia i tedeschi decisero che ognuno doveva fare da sè per le operazioni di sgombero, gli italiani dovevano arrangiarsi. E anche in Sicilia come in Russia l’alleato si impadronì di automezzi del Regio Esercito, ma fece anche molto di più, chiuse i punti di imbarco di Messina ai reparti italiani.

Chi volesse approfondire l’argomento delle operazioni di sgombero effettuate dalla Wehrmacht in quella che insieme allo sgombero delle unità italiana viene definita la “Dunkerque italo-tedesca”può leggere il nostro post che trova al seguente indirizzo:

Operazione Lehrgang, l’evacuazione della Sicilia

Il generale Faldella nel suo libro sulla campagna di Sicilia attribuì al capo di Stato Maggiore del XIV Corpo questa confessione:

«Non era il caso che gli italiani usassero i mezzi di traghetto tedeschi, ma furono costretti a ricorrere ai soli loro mezzi di trasporto… La città di Messina e i suoi dintorni furono vietati ai veicoli italiani… Posti di controllo ad ogni strada che portava a Messina furono incaricati della stretta esecuzione di questa dura misura».

Ad ogni buon conto se i risultati ottenuti dai tedeschi furono strepitosi, non da meno fu quello delle unità italiane che con molti meno mezzi riusci in un impresa altrettanto straordinaria.

Con un solo ferry-boat ancora galleggiante, la nave traghetto Villa San Giovanni e una piccola flotta di motozattere e battelli di ogni tipo, gli ammiragli Barone e Parenti, rispettivamente capo del Comando autonomo della Marina in Sicilia e comandante della piazzaforte di Messina, in una settimana riuscirono a traghettare in Calabria quasi sessantamila soldati, tremila marinai, i duecentoventissette automezzi e i quarantun cannoni salvati dalla battaglia e dai tedeschi, dodici carri armati benché decrepiti e dodici muli.

Evacuarono truppe e materiali anche da Taormina, sotto il naso della Royal Navy, padrona dello Jonio. Una ricostruzione emozionata e partecipe, e talvolta sopra le righe, la scrisse Marcantonio Bragadin, valoroso e pluridecorato comandante di due flottiglie MAS nel Canale di Sicilia e poi ufficiale superiore addetto al Comando centrale delle Operazioni navali:

«Epica operazione di una miriade di navicelle… La nave traghetto Villa San Giovanni e la cinquantina di minuscole unità di ogni sorta avevano intrapreso il salvataggio attraverso lo Stretto delle residue forze italiane… comandate da anziani sottufficiali o da giovanissimi guardiamarina assolsero un compito letteralmente “impossibile”… Sotto un infernale carosello aereo, i marinai di quei natanti scrissero pagine di autentico eroismo: con gli scafi sforacchiati, i motori in funzione solo mediante miracoli di ingegnosità, le poche armi arroventate dal tiro continuo. Il prezzo fu la perdita della nave traghetto Villa San Giovanni, di quindici motozattere, sei rimorchiatori e innumerevoli mezzi minori, quasi tutti per azione aerea: nessuna della navicelle che lavorarono sotto quella grandine di fuoco ne uscì indenne»

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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