2^ G.M. I Carabinieri Reali

Partigiani italiani fucilati dai titini – Il capitano dei Carabinieri Filippo Casini

Il 14 agosto 1944 veniva fucilato, seguito dalla moglie, che volle condividerne il triste destino, il capitano dei Carabinieri Reali di Pola, Filippo Casini. Trentenne, genovese, era da poco coniugato con la venticinquenne Luciana. Gli venne conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla memoria” con la seguente motivazione:

Comandante di Compagnia territoriale e poi di Gruppo in territorio nazionale conteso e preteso dal nemico, difese con coraggio pari alla fede nei destini della nazione i sacrosanti diritti della Patria. Nella imminenza di decisiva azione bellica, seguito dal reparto che aveva saputo preparare all’audace impresa, passò in campo aperto contro il nemico invasore. Arrestato e processato per la sua ferma e coraggiosa affermazione dei diritti della Patria su quella regione, affrontò in compagnia della sua giovane moglie, l’estremo sacrificio, con la dignità propria degli spiriti grandi che suggellano col sangue la fedeltà ad un’idea, la dedizione alla Patria.
Bainsizza del Carso (TS) 14 agosto 1944

Leggendo la motivazione della medaglia, essa lascia intendere che ad arrestarlo, processarlo e fucilarlo sia stato il “nemico invasore” tedesco. In realtà a fucilarlo furono i partigiani comunisti slavi del futuro maresciallo Tito.

Con l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre del 1943, ed il conseguente crollo delle nostre Forze Armate, iniziò nella Venezia Giulia, nell’Istria e nella Dalmazia, un tragico periodo particolarmente caratterizzato dalla presenza, in massa, delle formazioni partigiane comuniste le quali, approfittando della situazione di caos, cercarono di controllare il maggior numero di località.

Proveniente dalla Slovenia e dalla Croazia e varcato il vecchio confine italo – jugoslavo, le formazioni partigiane di Tito dilagarono a macchia d’olio, dando sfogo ad una serie innumerevole di episodi di inenarrabile violenza. Nei pochi giorni che precedettero l’arrivo dei tedeschi nella zona essi scatenarono l’inferno.

Tra il 9 ed il 13 settembre 1943, furono più di 600 le persone – civili e militari – che trovarono la morte nelle foibe. Fucilazioni di massa che comprendevano anche quei militari che scelsero la via della montagna per continuare a combattere contro i tedeschi.

Intere le famiglie sterminate, con i morti gettati in mare con grossi pesi al collo, numerose le violenze alle donne, paesi dati alle fiamme, centinaia di arrestati e quanto il modus operandi slavo aveva nel suo repertorio . Sacerdoti, medici, insegnanti, semplici cittadini, ma soprattutto carabinieri e guardie di finanza furono le vittime preferite di tanto accanimento.

Tragica e beffarda fu la sorte toccata al capitano, protagonista del nostro post odierno . Egli era tutt’altro che comunista, ma il contatto con esponenti della resistenza l’aveva convinto ad aderire al movimento partigiano, per fare fonte comune contro l’oppressore. In realtà il suo unico intendimento, era quello di salvaguardare l’italianità di quella terra istriana cui era profondamente legato.

In qualità di comandante del gruppo carabinieri di Pola, il capitano Casini, il 2 luglio del 1944, passò coi partigiani titini con tutti gli uomini al suo comando che erano più di cento. Pochi giorni dopo fu raggiunto anche dalla moglie Luciana, una giovane polesana che voleva seguire il destino del marito.

Ben presto i comunisti slavi gli fecero capire, che chi combatteva con loro doveva anche
condividere le loro mire annessionistiche sulle terre italiane. All’ovvio rifiuto dell’ufficiale, seguì una condanna a morte del “tribunale del popolo”, condanna senza appello: fucilazione

Come detto la sentenza venne eseguita il 14 agosto del 1944, poco più di un mese dopo il loro speranzoso arrivo fra i partigiani. Privati della guida del loro comandante, i carabinieri che lo avevano seguito furono dispersi fra i vari reparti e impiegati lontano dall’Istria. Non si conosce la loro sorte. Alla sua memoria è intitolata, dal 08 maggio 2012, la Caserma sede del Comando Stazione Carabinieri di Busalla (GE).

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