2^ G.M. L'assedio di Malta

La battaglia di Mezzo Agosto

Nel nostro post dell’10 agosto abbiamo analizzato la genesi e l’inizio dell’operazione Pedestal, il disperato tentativo britannico di rifornire l’ormai stremata isola di Malta. Chi volesse approfondire l’argomento o leggerlo per raccordarlo con il presente post può trovare l’articolo al seguente link:

Operazione Pedestal

Nel post odierno parleremo della fine dell’operazione Pedestal e della conclusione della battaglia aeronavale che rappresentò sia l’ultima ma soprattutto la più grande vittoria conseguita dalle forze dell’Asse nel Mediterraneo.

Ultima perché visto l’esito della battaglia che andiamo sotto ad analizzare i comandi alleati rinunciarono alle operazioni di rifornimento a Malta, azioni che avevano causato praticamente tutte le principali battaglie navali del Mediterraneo, sia perché la Regia Marina da quel momento in poi rimase confinata nei porti dalla cronica mancanza di carburante.

Il tratto di mare dove si svolse la battaglia

Nel nostro precedente post abbiamo visto che il 10 agosto, la più imponente squadra navale britannica che avesse mai solcato il “Mare nostrum” , destinata a scortare il più grande convoglio mai visto, avesse superato lo stretto di Gibilterra e si fosse messa immediatamente in navigazione verso Malta.

Il passaggio delle 90 navi non era sfuggito ai servizi segreti dell’Asse che ne avevano immediatamente segnalato il passaggio. Vennero così  allertati i comandi della Regia Marina e della Regia Aeronautica oltre ai reparti della Luftwaffe e della Kriegsmarine schierate nello scacchiere.

L’ 11 agosto alle ore 13 a nord di Algeri il sommergibile tedesco U-73 al comando del tenente di vascello Rosenbaum, avvista la portaerei Eagle. Inquadrata da una salva di 4 siluri la portaerei affonda menomando pesantemente la capacità inglese di contrasto aereo. I suoi aerei già in volo atterrano sulla Victorious che per fare loro posto è costretta a buttare in mare alcuni dei propri.

Nella stessa giornata il sommergibile italiano Dagabur aveva avvistato a sud delle Baleari la Forza «Bellows» britannica, formata dalla portaerei Furious e da otto cacciatorpediniere, e manovrò per avvicinarsi in superficie. Avvistato, venne speronato dal caccia inglese Wolverine che nel corso dell’azione subisce gravi danni dovendo fare ritorno, scortato ed assistito, a Gibilterra, ed affondò senza sopravvissuti.

Si chiude cosi il primo giorno di battaglia e ci si prepara al secondo quello che sarà il più intenso dell’intera operazione.

Il giorno successivo, con l’avvicinarsi della flottiglia inglese alle coste italiane, nei cieli e sul mare si scatena un vero e proprio inferno di bombe e siluri. Il sommergibile italiano Axum, comandato dal t.v. Renato Ferrini, con una magnifica azione, effettuò uno dei lanci di siluri più fortunati di tutta la guerra tra tutti i belligeranti.

La petroliera Ohio colpita dal sommergibile italiano Axum

La Ohio colpita dal sommergibile Axum

Con una salva di quattro siluri riuscì a colpire ben tre navi inglesi : la petroliera Ohio, americana, l’incrociatore Nigeria e l’incrociatore antiaereo Cairo, che colò a picco colpito da ben due armi. Nel corso dello stesso attacco il sommergibile Bronzo silurò il mercantile Empire Hope che, carico di munizioni, saltò in aria ed affondò, e poco dopo fu la volta del Clan Ferguson, che fece la stessa fine.

Notevoli anche i successi registrati dalle unità leggere di superficie della Regia Marina. In due distinte azioni le motosiluranti MS16 e MS22 affondano l’incrociatore Manchester (il maggior successo colto da questo tipo di imbarcazione in tutta la guerra), mentre la MS31 affonda il piroscafo Glenorchy.

Buonissimo anche il bottino dei MAS che riescono ad affondare tre piroscafi e a danneggiarne un quarto nel corso delle seguenti azioni: il MAS 557 colpisce il piroscafo Santa Elisa che, già danneggiato, prende fuoco ed affonda, il MAS 564 colpisce il piroscafo Rochester Castle, il MAS 554 affonda il piroscafo Almeria Lykes (abbandonato prematuramente dall’equipaggio), infine il MAS 553 affonda il piroscafo Wairangi.

Alle 21.05 fu la volta di un altro sommergibile italiano, l’Alagi, che silurò danneggiandolo gravemente e mettendolo fuori combattimento l’incrociatore Kenya.

Anche la Regia Aeronautica e la Luftwaffe di stanza in Sardegna (mattina) e in Sicilia (serata) attaccano il convoglio per tutta la giornata ben contrastati dall’artiglieria contraerei delle navi di scorta che ostacolano la loro opera causando la perdita di numerosi aerei.

Uno Junkers Ju 88 tedesco a sud della Sardegna danneggia gravemente il piroscafo Deucalion, un cacciabombardiere Reggiane Re.2001 colpisce la portaerei Victorious, mentre un SM.79 del 132º Gruppo Autonomo Aerosiluranti italiano con base in Sicilia affonda il cacciatorpediniere Foresight.

Al bottino contribuisciono anche gli Stuka Ju 87 sia italiani che germanici. Un aereo del 102º Gruppo Bombardamento a Tuffo italiano, danneggia la corazzata Rodney, mentre tre velicoli tedeschi colpiscono il ponte della portaerei Indomitable che, con incendi a bordo, ripiega su Gibilterra.

Naviglio inglese sotto attacco da parte di aerosiluranti italiani

NAviglio inglese sotto attacco da parte do aerosiluranti  italiani

La Regia Aeronautica impiega per la prima volta in battaglia, ma senza cogliere risultati, due nuove armi sperimentali, l’Aereo Radio Pilotato e le Motobombe FFF. A fine giornata gli inglesi lamentano la perdita di 6 piroscafi, altri sono gravemente danneggiati, compresa la petroliera Ohio carica di migliaia di tonnellate di prezioso combustibile per Malta, di 2 incrociatori affondati mentre molte altre unità da guerra vengono gravemente danneggiate, compresa la portaerei Indomitable.

Quest’ultima col ponte di volo gravemente danneggiato ed in preda ad incendi, inverte la rotta e torna a Gibilterra, seguita dalle altre forze pesanti inglesi (corazzate, portaerei e 3 incrociatori) per evitare di attraversare il Canale di Sicilia, considerato ad altissimo rischio.

Da parte italiana si lamenta solo la perdita del sommergibile Dagabur, speronato dal cacciatorpediniere inglese Wolverine.il sommergibile italiano Cobalto affonda dopo essere stato speronato dal caccia inglese Ithuriel che rimane danneggiato

Come abbiamo notato tutti i successi vennero colti dagli aerosiluranti della Regia Aeronautica e dalle unità leggere della Regia Marina. Il naviglio pesante italiano resta invece in porto, questo perché la copertura aerea era appena sufficiente a garantire la protezione dei bombardieri e aerosiluranti e Supermarina considerava altamente rischioso il suo impiego senza i caccia di scorta.

Questo sarà un errore tattico in quanto nella serata del 12, quando il grosso della flotta inglese fece dietrofront, se avesse preso il mare sarebbe stato a portata di tiro delle artiglierie la mattina successiva proprio quando il convoglio inglese, pesantemente azzoppato, si trovava disperso in un vasto tratto di mare senza scorta aerea.

Comunque il calvario del convoglio non era ancora finito, anche se gli attacchi dell’Asse cominciano a diradarsi per l’avvicinarsi di quanto resta del convoglio inglese all’ombrello di protezione aerea dell’isola di Malta. Aerei tedeschi partiti dalla Sicilia colpiscono tre piroscafi: Waimarama (che affonda), Melbourne Star e Dorset e danneggiano ulteriormente la petroliera Ohio, colpita successivamente da Stuka dela Regia Aeronautica.

A questo punto come detto sopra, gli attacchi si diradano perché le navi superstiti possono usufruire della protezione aerea dei caccia levatisi in volo da Malta man mano che si avvicinano alla loro meta. Quella sera entrano nel porto de La Valletta solo 3 piroscafi dei 13 partiti, ed il giorno successivo ne arriva un quarto.

Il 15 agosto giunge a Malta, ormai ridotta a un relitto galleggiante, la petroliera Ohio che miracolosamente era sopravvissuta ai numerosi colpi messi a segno. Condotta dal suo eroico equipaggio, è rimorchiata in porto e, dopo essere stata scaricata, affonda. Si concludeva così la più grande battaglia aeronavavale del Mediterraneo con una completa vittoria dell’Asse. In quella che fu anche l’ultima delle grandi battaglie combattute nel “Mare Nostrum” il bilancio per la Royal Navy era drammatico.

Al termine della battaglia gli Alleati avevano perso 10 dei 15 mercantili, una portaerei, due incrociatori ed un cacciatorpediniere. Inoltre, una portaerei, due incrociatori, tre cacciatorpediniere e tre mercantili, per i danni riportati, rimasero nei cantieri di carenaggio per molti mesi.

Le forze navali dell’Asse lamentarono l’affondamento di due sommergibili italiani (Cobalto e Dagabur), il grave danneggiamento di due incrociatori italiani (Bolzano ed Attendolo), il danneggiamento di una Schnellboote tedesca.

Nel campo delle rispettive Aviazioni, quella alleata dovette lamentare la perdita di 34 aerei (5 della RAF e 29 della Royal Navy), 16 dei quali affondati con la portaerei Eagle. Dalla parte dell’Asse si dovettero annotare l’abbattimento di 41 aerei italiani e 19 tedeschi.

La schiacciante vittoria dell’Asse ebbe pesanti conseguenze sul corso del conflitto, per primo si rinunciò visto l’altissimo tasso di perdite a cercare di rifornire Malta con grossi convoglicausando per prima cosa la rinuncia degli Alleati a sbarcare nel breve periodo in Africa Nord Occidentale (Marocco, Tunisia ed Algeria) per prendere alle spalle le forze dell’Asse in Libia, consentendo a questi ultimi di intervenire in Tunisia ritardando di molti mesi la sconfitta in quel teatro.

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