2^ G.M. "La guerra continua" Il periodo 25 luglio - 8 settembre 1943

13 agosto 1943 Roma violata per la seconda volta

Roma viene bombardata per la seconda volta dalle forze alleate il 13 agosto del 1943, principalmente per indurre il governo Badoglio, succeduto a Mussolini a firmare l’armistizio con le potenze alleate. L’operazione doveva spingere il nuovo Governo italiano a mettere da parte qualsiasi dubbio e tentennamento.

Nonostante tutti pensassero gli Alleati non arrivassero a violare la città eterna sede del Papato, la stessa venne bombardata per la prima volta il 19 luglio 1943. Chi volesse approfondire l’argomento può leggere il nostro post relativo:

Il primo bombardamento di Roma

Il primo e terribile bombardamento che distrusse il quartiere popolare di San Lorenzo venne attuato principalmente per indurre l’Italia alla resa e ad uscire dal conflitto. Probabilmente esso fu una delle cause della destituzione di Mussolini, durante la famosa riunione del Gran Consiglio del fascismo del 25 luglio 1943. Chi volesse approfondire trova il nostro post al seguente link:

La Riunione del Gran Consiglio del fascismo

L’indomani 26 agosto Mussolini si recò per ragguagliare Re Vittorio Emanuele III. Probabilmente il Duce era convinto che il sovrano avrebbe respinto le sue dimissioni, ma così non fu, anzi il Duce venne tratto in arresto e al suo posto venne nominato nuovo capo del Governo il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. Egli decretò la continuazione della guerra “a fianco dell’alleato germanico” nel celebre comunicato che annunciava “la guerra continua”…

Gli avvenimenti del 26 e 27 luglio 1943

Il tergiversare del nuovo Governo nell’affrontare il problema, fu probabilmente il motivo che determinò il successivo grande bombardamento del 13 agosto: gli Alleati, che si aspettavano da parte dell’Italia l’inizio formale di trattative per un immediato armistizio, vollero punire l’atteggiamento incerto e dilatorio di Badoglio, timoroso di rappresaglie da parte dei nazisti, già presenti in forze sul nostro territorio;

Nell’arco della tragica giornata, 409 aerei tra bombardieri e caccia, decollati dagli aeroporti della Tunisia, dell’Algeria, ma anche da Pantelleria, passano sulla città a varie quote e in un’ora e mezzo scaricano 500 tonnellate di esplosivo. Alle 12,33 finalmente suonava la sirena del cessato allarme e si cominciò a fare il conto dei danni e quello ancora più doloroso delle vittime.

L’attacco si concentra sui quartieri Tuscolano e Casilina ma Portonaccio e San Lorenzo vengono anch’esse colpite duramente. Le vittime “accertate”, secondo un conteggio curato dalla Questura e diramato il successivo 19 agosto, furono 376 senza conteggiare i circa 50 corpi che non fu possibile identificare perché carbonizzati o sfigurati o ridotti in brandelli oltre naturalmente ad un alto numero di feriti e mutiliati.

Centinaia furono le case e le palazzine colpite; in particolare, al Pigneto, furono danneggiate molte case in via Casilina, in via Marin Sanudo, in via dell’Acqua Bullicante, in via Galeazzo Alessi, in Largo dei Savorgnan, in via Pausania, in via Zurla, via di Villa Serventi, in via Ignazio Danti e in altre strade del quartiere. Furono colpite anche una caserma di Pubblica Sicurezza, il convento delle Suore Spagnole, l’Acquedotto Felice che, a causa della rottura della condotta idrica in vari punti, riversò un fiume di acqua soprattutto sul quartiere di Torpignattara.

Un episodio, tra gli altri, risultò particolarmente tragico e causò un elevato numero di vittime: la distruzione del treno Diretto n. 92 proveniente da Lecce-Taranto-Bari, stracarico di militari, di civili, di sfollati dall’Africa Orientale Italiana. Il treno, alle 11 del mattino, era fermo sulla ferrovia proprio dirimpetto alla chiesa di Sant’Elena, in attesa di poter entrare nella stazione Termini; i passeggeri erano quindi tutti in piedi e carichi dei loro poveri bagagli. All’improvviso piovvero bombe dal cielo e fu una carneficina.

Accorse per dare una mano ai numerosi feriti anche il parroco della chiesa sopra citata. Mentre prestava la sua opera di soccorso un altra ondata di bombe colpi il convoglio e il povero sacerdote perse la vita. A don Raffaele Melis abbiamo dedicato un apposito post che potete leggere cliccando sul seguente link:

Il sacrificio di don Raffaele Melis

Il bombardamento indusse il governo Badoglio a porre fine all’ambiguita e dare inizio  a trattative segrete tra alti esponenti militari italiani e lo Stato Maggiore Alleato, in quel momento posizionato in Sicilia, che si concretizzeranno con l’armisitizio di Cassibile del 3 settembre, reso pubblico il successivo 8 settembre.

Il 14 agosto 1943 Roma venne dichiarata città aperta e il Ministro degli Esteri Raffaele Guariglia, con l’aiuto della Santa Sede e del canale diplomatico dei paesi neutrali Svizzera e Portogallo, comunicò ai governi di Londra e Washington la nota ufficiale che conteneva tale dichiarazione. Il Comando Supremo italiano ordinò immediatamente alle batterie antiaeree della zona di Roma di non reagire in caso di passaggio degli aerei nemici sulla città, comandò poi lo spostamento di sede dei comandi italiani e tedeschi e delle rispettive truppe

Il Governo Badoglio, si impegnò inoltre a trasferire le infrastrutture militari e le fabbriche di armi e munizioni, e a non utilizzare il nodo ferroviario romano per scopi militari, di smistamento, di carico o scarico, e di deposito. Ciò non impedì a Roma di venire bombardata dagli Alleati altre 51 volte sino al 4 giugno del 1944, giorno dell’ingresso nella “città eterna” delle truppe alleate che pochi giorni prima avevano conquistato Montecassino e sfondato la Linea Gustav.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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