2^ G.M. La guerra civile 1943-45

L’eccidio di Sant’Anna di Stazzema

All’alba del 12 agosto 1944, tre reparti di SS appartenenti alla 16. SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer SS”, del generale Max Simon, salirono a Sant’Anna di Stazzema, mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle sopra il paese di Valdicastello. Con loro anche reparti della 36ª brigata “Mussolini” la Brigata Nera di Lucca.

Quando le SS giunsero a Sant’Anna, accompagnati da italiani che fecero da guide, gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere deportati, mentre donne, vecchi e bambini, sicuri che nulla sarebbe capitato loro in quanto civili inermi, restarono nelle loro case. Alle sette il paese era circondato.

Sant’Anna è una frazione del comune di Stazzema in provincia di Lucca, sita ad un’altezza di 660 m s.l.m. La zona era teatro fin dal mese di aprile di scontri tra “I Cacciatori delle Apuane” e formazioni germaniche e reparti della Decima Mas, proseguiti poi sempre più frequentemente fino all’11 agosto.

I “Cacciatori delle Apuane” furono le prime formazioni partigiane costitutite dall’ex sottotenente del genio Gino Lombardi nella zona fra Farnocchia e Sant’Anna di Stazzema (Lucca). Lo scontro di maggiori proporzioni avvebbe il 17 aprile del 1944 sul monte Gabberi.

Monumento a Sant'Anna di Stezzema

Attaccati da reparti della Guardia Nazionale Repubblicana e della X MAS, inferiori di numero e di armamento, i partigiani di “Joe il Rosso” (questo il nome di battaglia di Gino Lombardi), riuscirono a sganciarsi e decisero di ritirararsi in zona più favorevole e precisamente  e nell’Alta Lunigiana.

Dalla fine del 1943 fino all’estate dell’anno successivo la popolazione di Sant’Anna di Stazzema e delle borgate limitrofe crebbe notevolmente per l’arrivo degli sfollati sospinti in queste terre dall’avanzamento del fronte bellico e dai continui bombardamenti degli anglo-americani che colpivano la costa e le città.

I tedeschi, impegnati alla costruzione della linea difensiva che dal mar Tirreno, lungo l’Appennino, doveva arrivare all’Adriatico, rastrellavano gli uomini per impiegarli nelle opere di fortificazione. Anche il territorio di Sant’Anna di Stazzema fu interessato dalla costruenda linea “Pietrasanta-Riegel” che doveva collegarsi con la linea Verde-Gotica, l’ultima linea difensiva del Reich in Italia.

Una direttiva emanata da Hitler il 2 giugno 1944 imponeva che per una profondità di 10 chilometri, al di qua e al di là della linea gotica, il territorio doveva essere sgombro da ogni insediamento civile; per cui a più riprese l’esercito tedesco ordinava il trasferimento dei civili verso Sala Baganza, in provincia di Parma.

Il 26 luglio il comando germanico proprio in ottemperanza a questo ordine di Hitler affisse sulla piazza della chiesa di Sant’Anna un manifesto che, ordinava a tutti gli abitanti di lasciare le loro abitazioni e di trasferirsi.

Il mancato adempimento a detti ordini (dovuto, secondo alcuni, a un volantino diffuso dai partigiani nei giorni precedenti la strage, con cui la popolazione sarebbe stata invitata a non obbedire all’ordine di evacuazione) ha destato nel dopoguerra varie polemiche.

Probabilmente il mancato sgombero della zona fu dovuto ad una serie di fattori, in primis il totale disinteresse dei comandi nazisti a mettere al sicuro i civili, unito al fatto che la Wehrmacht non disponeva di truppe e mezzi sufficienti per far rispettare l’ordine, in secondo luogo la resistenza passiva della popolazione locale restia ad abbandonare tutto quello che aveva, e per ultimo ma forse non meno importante le rassicurazioni avute dai partigiani locali.

Tornando alla narrazione della strage la tragedia si consumo in pochissimo tempo. I nazifascisti rastrellarono i civili, li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case, li uccisero con colpi di mitra, bombe a mano, colpi di rivoltella e altre modalità di stampo terroristico.  Infine, incendi appiccati a più riprese causarono ulteriori danni a cose e persone.

La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni. Gravemente ferita, la rinvenne agonizzante la sorella maggiore Cesira (Medaglia d’Oro al Merito Civile) miracolosamente superstite, tra le braccia della madre ormai morta. Morì pochi giorni dopo nell’ospedale di Valdicastello.

In poco più di mezza giornata vennero uccisi 560 civili, di cui 130 bambini. Solo 350 di essi poterono in seguito, essere identificatie; tra le vittime 65 erano bambini minori di 10 anni di età.

Non si trattò di rappresaglia (ovvero di un crimine compiuto in risposta a una determinata azione del nemico): come è emerso dalle indagini della procura militare di La Spezia, ma di un atto terroristico premeditato e curato in ogni dettaglio. L’obiettivo era quello di distruggere il paese e sterminare la popolazione per rompere ogni collegamento fra i civili e le formazioni partigiane presenti nella zona.

La ricostruzione degli avvenimenti, l’attribuzione delle responsabilità e le motivazioni che hanno originato l’Eccidio sono state possibili grazie al processo svoltosi al Tribunale militare di La Spezia, conclusosi nel 2005 con la condanna all’ergastolo per dieci SS colpevoli del massacro; sentenza confermata in Appello nel 2006 e ratificata in Cassazione nel 2007.

Fondamentali le testimonianze dei superstiti e il ritrovamento, a Roma, nel 1994 negli scantinati di Palazzo Cesi, di un armadio chiuso e girato con le ante verso il muro, ribattezzato poi «armadio della vergogna». Nascondeva da oltre 40 anni documenti fondamentali per la ricerca della verità storica e giudiziaria sulle stragi nazifasciste compiute in Italia.

La lapide con la lista delle vittime

La lapide con la lista delle vittime

L’attuale Museo di Sant’Anna di Stazzema, ricavato sulla vecchia struttura delle scuole elementari del paese, venne inaugurato nell’autunno del 1982, dal Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Il 19 settembre 1991, grazie alla Legge Regionale n.39/91, venne trasformato nell’attuale Museo Storico della Resistenza in Toscana.

Con la legge 381/2000, Sant’Anna è stato dichiarato Parco Nazionale della Pace, con l’obiettivo di mantenere viva la memoria storica dei tragici eventi dell’estate del 1944. Il Parco si estende sul territorio collinare circostante il paese, concentrandosi nell’area sacrale dove è posto il Monumento Ossario, che raccoglie i resti delle 560 vittime dell’eccidio del 12 agosto 1944.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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