2^ G.M. Campagna d'Italia

I COSACCHI IN ITALIA Parte I l’arrivo e l’organizzazione

«Sono giunti più di 20 mila soldati cosacchi e caucasici, alcuni con famiglia, portano con sé un numero assai grande di cavalli. Sono il flagello di Dio. Dove passano è come se fossero passate le cavallette; dove si fermano tutto è letteralmente saccheggiato»

Con queste parole allarmate il 22 ottobre 1944 l’arcivescovo di Udine Giuseppe Nogara descriveva alla Segreteria di Stato vaticana il contingente inviato dai tedeschi in Friuli per contrastare il locale movimento partigiano.

Dalla tarda estate del 1944 sino ai primi giorni di maggio del 1945 la Carnia e parte del Friuli furono occupate da una formazione collaborazionista composta da militari di origine cosacca e caucasica che giunsero in regione accompagnati dai propri civili, veri e propri profughi che seguivano gli armati con carriaggi e con tutto quanto avevano potuto portare durante una lunga ritirata che li aveva condotti dalla Russia meridionale all’Italia attraverso l’Ucraina, la Bielorussia e la Polonia.

Prima di analizzare quella che i tedeschi denominarono operazione “Ataman” vorrei spendere due parole sui cosacchi. Inizialmente con tale termine furono individuate le popolazioni nomadi tartare (mongole) delle steppe della Russia meridionale. Tuttavia, a partire dal XV secolo, il nome fu attribuito a gruppi di slavi (per lo più russi e ucraini) che popolavano i territori che si estendevano lungo il basso corso dei fiumi Don e Dnepr (questi ultimi erano noti come cosacchi dello Zaporož’e); in questo senso, i cosacchi non costituiscono un gruppo etnico vero e proprio. Altre zone di colonizzazione successiva furono la pianura ciscaucasica (bacini dei fiumi Kuban’ e Terek), il basso Volga, la steppa del bacino dell’Ural e alcune zone della Siberia orientale nel bacino del fiume Amur.

I cosacchi, guidati da un ideale di vita avventurosa, caratterizzati da una propria cultura e gelosi della propria autonomia, finirono per svolgere il ruolo di difensori della religione ortodossa e dei confini più remoti dell’impero zarista, in specie contro tartari e turchi, nonché quello di pionieri nella conquista di nuovi territori in nome dello Zar. A questo scopo gli insediamenti cosacchi occupavano aree cuscinetto ai confini dell’Impero. A loro era affidata inoltre la raccolta dello iasak (imposta dovuta allo zar).

Durante la guerra civile russa (1918-1922) i cosacchi, che inizialmente avevano appoggiato la rivoluzione contro lo Zar, si schierarono in gran parte con le Armate Bianche in opposizione ai bolscevichi. Il “tradimento” dei cosacchi verso Mosca, aveva comunque delle giustificazioni storiche, così come il loro odio verso Stalin aveva radici profonde. Durante la rivoluzione comunista i cosacchi furono gli ultimi a cedere le armi ai bolscevichi e mentre l’Impero Russo si sfasciava essi continuarono a combattere al fianco delle Armate Bianche fedeli allo zar.

Dopo la vittoria dell’armata rossa, la rivolta non cessò mai di covare tra le popolazioni cosacche, restie ad essere sottomesse al potere moscovita: le leggi di Lenin e di Stalin dovettero essere imposte con le repressioni, le deportazioni ed il terrore. Quando i tedeschi nell’estate del ’42 raggiunsero l ‘Ucraina meridionale, la Crimea e le regioni caucasiche, le popolazioni cosacche insorsero contro i commissari politici sovietici, facilitando la conquista dei territori da parte dei tedeschi. La fiamma della rivolta si riaccese: l’indipendenza poteva essere riconquistata con l’aiuto di Hitler.

A Novocherkassk, la capitale cosacca sul Don, Sergei Pavlov atamano (capo cosacco) locale invitò tutti i cosacchi a prendere le armi per combattere al fianco dei tedeschi contro l’Armata Rossa. Dal giugno 1942 agli alti comandi tedeschi iniziarono a giungere insistenti richieste per l’autorizzazione a formare una forza cosacca volontaria. Il 10 novembre 1942, Hitler in persona confermò l’autorizzazione a concedere ai cosacchi una limitata autonomia, nel rispetto dei loro costumi e delle loro usanze: ad ascoltare il proclama del Fuhrer accorsero tutti i vecchi cosacchi sopravvissuti alla rivoluzione bolscevica, e tra questi gli Atamani Kulakov, Pavlov e Domanov.

Ma non bastava, dopo approfondite ricerche il ministro per i territori orientali Rosenberg riuscì a trovare per i cosacchi un’origine germanica, dimostrando che essi non erano una popolazione slava, bensì un popolo germanico, discendente dalla stirpe degli ostrogoti che dall’Ucraina si erano spinti fino alla Crimea e al Caucaso.

Gruppo squadroni cosacchi Campello sul fronte russo inverno 1942-43

Il maggiore Ranieri di Campello alla testa dei suoi Cosacchi

Non furono solo i tedeschi a intuire le capacità dei cosacchi in combattimento. A metà luglio del 1942 il Regio Esercito costituì il Gruppo Squadroni cosacchi “Campello”, unità di cavalleria corrispondente al livello ordinativo del battaglione. A comandare l’unità posta alle dipendenze dell’Ufficio Informazioni del Comando dell’ 8^ Armata Italiana venne designato il maggiore del Savoia Cavalleria Conte Ranieri di Campello.

Il reparto era organizzato su tre sotinie (squadroni) e una fanfara a cavallo. Si componeva di circa trecento volontari, i cui quadri erano costituiti da ufficiali e sottufficiali cosacchi ai quali fu riconosciuto il grado ricoperto nelle file dell’Armata Rossa. Il Gruppo squadroni fu impiegato sia in operazioni esplorative, sia in incursioni offensive in territorio nemico. In una di queste azioni presso Nikitowka il 19 gennaio 1943 il maggiore Campello venne gravemente ferito. Salvato da due cosacchi, venne trasferito prima all’ospedale di Kharkov e quindi rimpatriato.

Salvato da due cosacchi, venne trasferito prima all’ospedale di Kharkov e quindi rimpatriato.Un gran numero di volontari accorse e furono subito organizzate unità autonome con capi cosacchi. I tedeschi fornirono solo armi leggere, l’armamento pesante fu prelevato dai depositi sovietici o sul campo di battaglia dalle unità nemiche sconfitte. Nel 1944 venne deciso di riunire le forze cosacche e costitutito il 15°corpo di armata di Cavalleria Cosacca. Inquadrato nelle WAFFEN SS il corpo contava oltre 52.000 uomini.

Mano a mano che le sorti della guerra in Unione Sovietica volgevano a sfavore delle truppe del Terzo Reich, le popolazioni cosacche furono costrette a seguire il ripiegamento delle unità tedesche per sfuggire alla prevedibile terribile vendetta russa. Consistenti unità furono spostate in Jugoslavia per contrastare il movimento partigiano e per lo stesso motivo, si giunse così alla decisione di trasferire un contingente di truppe cosacche del 15° Corpo in Friuli e precisamente nella zona della Carnia.

Dal settembre 1943 la regione era divenuta parte dell’Adriatisches Küstenland, una zona di operazioni comprendente il Friuli Venezia Giulia, l’Istria, il Quarnaro e parte delle Slovenia. Di fatto il territorio era escluso dalla giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana appena costituita.

Si decise cosi di concedere un territorio, denominato Kosakenland in Nord Italien, nel quale cosacchi e caucasici si stanziarono ricomponendo tutte le strutture istituzionali necessarie al loro sostentamento. Le autorità tedesche a differenza di quanto avevano percepito i cosacchi, la ritennero comunque una soluzione temporanea; esse non volevano costituire uno stato cosacco in un territorio che a fine guerra era destinato a diventare parte integrante del Terzo Reich.

Dal settembre 1943 la regione era divenuta parte dell’Adriatisches Küstenland, una zona di operazioni comprendente il Friuli Venezia Giulia, l’Istria, il Quarnaro e parte delle Slovenia. Di fatto il territorio era escluso dalla giurisdizione della Repubblica Sociale Italiana appena costituita.

Si decise cosi di concedere un territorio, denominato Kosakenland in Nord Italien, nel quale cosacchi e caucasici si stanziarono ricomponendo tutte le strutture istituzionali necessarie al loro sostentamento. Le autorità tedesche a differenza di quanto avevano percepito i cosacchi, la ritennero comunque una soluzione temporanea; esse non volevano costituire uno stato cosacco in un territorio che a fine guerra era destinato a diventare parte integrante del Terzo Reich.

Il comandante della Divisione cosacca Domanov e il maggiore delle SS, von Alvensleben, con gli altri ufficiali al seguito attraversano il Tagliamento

Il comandante della Divisione cosacca Domanov e il maggiore delle SS, von Alvensleben, con gli altri ufficiali al seguito attraversano il Tagliamento

Il variegato contingente si articolava in due gruppi etnici distinti, caratterizzati da diverse tradizioni, usi e religione (la maggior parte dei cosacchi era cristiana ortodossa mentre molti caucasici erano musulmani), l’occupazione si articolò in due principali zone; la parte settentrionale della Carnia fu gestita dai caucasici del generale Sultan Ghirey-Kitsch, la parte meridionale fu occupata dai soldati cosacchi agli ordini dell’atamano Domanov.

Si trattava come annotato meticolosamente dai tedeschi di circa 22.000 cosacchi (9.000 soldati, 6.000 “vecchi”, 4.000 “familiari” e 3.000 “bambini”), oltre a 4.000 “caucasici” (2.000 soldati ed altrettanti familiari) a bordo di 50 treni merci militari. La qualità e la quantità delle formazioni cosacche giunte in Italia suscitarono un palese disappunto da parte degli stessi tedeschi, i quali avevano sperato di poter disporre di reparti militari in assetto di guerra da impiegarsi immediatamente nelle azioni contro le forze partigiane e, viceversa, si trovavano di fronte a contingenti nei quali erano predominanti i civili.

Cavazzo (Udine) nel 1944. un capo Atamano, forse con sua moglie, circondato da altri militari cosacchi.

Cavazzo 1944 un capo Atamano, forse con sua moglie, circondato da altri militari cosacchi.

Nella cittadina di Tolmezzo trovarono sede i maggiori organi amministrativi; i paesi di Alesso, Cavazzo e Trasaghis furono ribattezzati Novočerkassk, Krasnodar e Novorossiysk e trasformati in vere e proprie stanize, villaggi cosacchi. Nel territorio occupato furono organizzati presidi, Comandi e accademie militari, scuole, tribunali, ospedali, tipografie, teatri e spazi per i luoghi di culto; nel mese di febbraio del 1945, giunse da Berlino anche l’atamano Krasnov, acceso oppositore del bolscevismo e vertice dell’Amministrazione centrale degli eserciti cosacchi.

Si instaurò una difficile convivenza con la popolazione locale che dovette cedere le proprie abitazioni e parte delle risorse primarie di sostentamento come cibo e foraggio per i molti cavalli di cui disponeva il contingente e dovette subire ancora violenze, prepotenze e vessazioni per tutto il periodo di occupazione.

Pur se non mancarono tentativi di comprensione e avvicinamento reciproci – soprattutto da parte dei civili – venne instaurato un regime poliziesco e terroristico caratterizzato da violenza, prevaricazione e ristrettezza di mezzi e risorse.

Nel prossimo post vedremo l’attività militare svolta dai reparti cosacchi e la fine dell’occupazione cosacca del Friuli.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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