L'invasione della Sicilia

6 agosto 1943, si conclude la dura battaglia di Troina

Lo storico ufficiale americano della campagna, ammiraglio Morison, scrisse che a Troina

«la 15ª divisione tedesca e la divisione Aosta contrattaccarono non meno di 24 volte».

Abbiamo letto nel post dedicato all’inizio della dura battaglia di Troina, che essa rappresentava il perno della “linea dell’Etna” l’ultima linea difensiva di una certa importanza predisposta per la difesa di quanto rimaneva della Sicilia in mano all’Asse, ma soprattutto per permettere l’evacuazione delle residue forze verso il continente.

Il post odierno, il secondo e ultimo dedicato alla battaglia di Troina, farà capire ai nostri lettori, se ancora ce ne fosse bisogno che la che la campagna di Sicilia non fu la passeggiata militare descritta nei libri scritti dagli autori anglosassoni. La battaglia sviluppatesi intorno alla posizioni fortificate nell’estremo lembo nord-orientale della martoriata isola fu durissima e vide battersi ancora con valore i reparti dell’Asse.

Troina nel 1943

Vista dell’abitato di Troina nel 1943

Nei giorni fra l’1 e il 3 agosto, gli americani attaccarono con quattro reggimenti di fanteria appoggiati dalle bocche da fuoco di ben quindici battaglioni d’artiglieria e cinque battaglioni di semoventi, ma non riuscirono a sfondare le difese dell’Asse, costituite dalla 15ª divisione panzergranadier tedesca appoggiati dall’artiglieria italiana delle divisioni Aosta e Assietta.

Come era già successo in altre occasioni in cui gli Alleati avevano incontrato resistenza, risolsero la situazione a modo loro. Centinaia di tonnellate di bombe vennero scaricate su Troina dall’aviazione americana. I cannoni dell’artiglieria americana aprirono un intensissimo fuoco con granate al fosforo, trasformando l’intera valle in un inferno.

Il 4 agosto sull’ abitato vennero sganciate dai bombardieri Alleati centinaia di bombe di oltre due quintali, che distrussero completamente ciò che fino a quel momento era rimasto in piedi. A questo punto, ricevuto il rinforzo di un altro reggimento di fanteria e di altre folte unità di carri e di artiglieria, il generale americano Allen, che comandava la 1ª divisione, la Big Red One, lanciò l’assalto finale che costrinse i difensori ad abbandonare il perno della cosiddetta “linea dell’Etna.

Quando le forze dell’Asse si ritirarono da Troina, il I° battaglione del V° Aosta era ridotto a 170 uomini. La 15ª divisione Panzergrenadier perdette in quei giorni circa 1,.600 uomini, ossia il 10% dei suoi effettivi, pari al 40% delle truppe combattenti in linea. Moltissime furono anche le perdite della 1ª divisione americana.

Dopo aver resistito fieramente per 5 giorni, le ultime forze dell’Asse evacuarono la città nella notte tra il 5 e 6 agosto, ritirandosi verso Cesarò. Verso mezzogiorno le prime truppe di Allen entrarono nella cittadina abbandonata e distrutta.

Da ricordare un episodio particolare di quella stessa mattina del 6 agosto, quando un gruppo di cittadini, al fine di evitare altri bombardamenti che avrebbero ulteriormente danneggiato la città e mietuto nuove vittime, decisero con grande coraggio di andare incontro alle pattuglie americane.

Un civile di Troina si arrende alle truppe americane

Esposti al tiro delle granate, essi invitarono i soldati americani, a sospendere i bombardamenti poiché i tedeschi avevano abbandonato Troina. Appresa la notizia, i soldati americani avvertirono il loro Comando e fecero cessare ogni altro atto di ostilità.

A questo punto si cominciarono a fare la conta dei danni e dell’alto tributo in vite umane pagato dalla popolazione, che sottoposta a pesanti bombardamenti aerei e di artiglieria cerco rifugio nelle campagne circostanti.

Quasi tutta la rete viaria interna e gli edifici pubblici, comprese anche molte chiese  (Cattedrale, San Sebastiano, San Silvestro, Santa Lucia, Collegio di Maria), furono danneggiati, più o meno pesantemente, dai bombardamenti. Nemmeno il Cimitero fu
risparmiato dalle incursioni. Interi nuclei abitativi furono quasi rasi al suolo.

Celebri sono diventate le foto di Troina del reporter americano da Robert Capa, dalle quali fu tratta la sua foto più famosa, quella del piccolo siciliano curvo che indica la strada a un soldato alleato nell’ultimo giorno della battaglia, diventata una delle foto simbolo della seconda guerra mondiale.

Un contadino siciliano indica a un militare americano le posizioni dell'Asse

Per l’altro tributo pagato dalla gente di Troina, 116 morti oltre a centinaio di feriti, il 28 marzo del 2007 al Comune è data conferita la medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione:

“Avamposto di notevole importanza strategica sulla “linea dell’Etna”, occupato dalle forze dell’Asse al fine di arrestare l’avanzata delle truppe anglo-americane verso il continente, si trovò al centro di violenti combattimenti, subendo atroci rappresaglie e rastrellamenti da parte dei soldati tedeschi e devastanti bombardamenti alleati che provocarono centinaia di vittime civili e la totale distruzione dell’abitato. La popolazione, costretta a trovare rifugio, tra stenti e sofferenze, nella campagna vicina e in alloggi di fortuna, si rendeva protagonista di eroici slanci di umana solidarietà verso quanti avevano bisogno di aiuto e si prodigava, col ritorno alla pace, nella difficile opera di ricostruzione morale e materiale del paese”.

Luglio-agosto 1943/Troina (EN)

Leggendo la motivazione ci è saltato all’occhio una frase, la motivazione parla di: “Avamposto di notevole importanza strategica sulla “linea dell’Etna”, occupato dalle forze dell’Asse…” occupato dal Regio Esercito?!? L’armistizio era ancora lontano e come aveva dichiarato il maresciallo Badoglio “la guerra continua”. Chiamare le truppe italiane forze di occupazione non sappoiamo sinceramente come definirlo. Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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