2^ G.M. Africa Orientale

PAI Polizia dell’Africa Italiana (1ª parte)

1ª parte LA GENESI DEL CORPO

Oggi pubblichiamo il primo dei tre post che dedicheremo alla PAI la Polizia dell’ Africa Italiana. In questa prima parte parleremo della sua costituzione, nella seconda di uniforme, equipaggiamento e del suo impiego operativo fino allo scioglimento, il terzo e ultimo sarà dedicato ai suoi battaglioni speciali. Buona lettura.

La Polizia dell’Africa italiana venne istituita nel 1936 con la denominazione di Corpo di Polizia Coloniale, a seguito di una riorganizzazione dei reparti di pubblica sicurezza operanti nel territorio della Libia, a presidio del governatorato italiano in Etiopia e delle colonie dell’AOI (Africa Orientale Italiana).

Ascari della PAI

Ascari libici della PAI

Il nuovo corpo era alle dirette dipendenze del Ministero delle Colonie, poi rinominato in Ministero dell’ Africa Italiana (allora retto da Alessandro Lessona), ed era questo il primo caso in Italia di una forza armata dipendente da un ministero civile.

La prima menzione del Corpo si rileva, però, il 14 dicembre 1936, con l’originaria denominazione di “Polizia Coloniale”, mutata, il 15 maggio 1939 con Legge n. 748, in “Polizia dell’Africa Italiana”, e da allora comunemente intesa con il suo acronimo “P.A.I.”

Con il regio decreto 10 giugno 1937, n. 1211, fu emanato il suo regolamento organico, per il quale era un corpo civile militarmente organizzato e facente parte delle forze armate dello stato, con funzioni di polizia politica, polizia giudiziaria, polizia amministrativa.

ll Corpo, che svolgeva i suoi compiti fondamentali nei maggiori centri abitati, ove si registrava un’alta concentrazione di italiani, cooperava anche con il Regio Esercito alla sicurezza interna delle colonie.

Ad organizzare e dirigere l’istituendo Corpo venne chiamato il Colonnello di Stato Maggiore Riccardo Maraffa , che proveniente dalla Regia Accademia Militare di Torino aveva partecipato alla grande guerra, e successivamente, durante la guerra italo – etiopica, diretto l’ ”Ufficio Militare del Ministero delle Colonie”.

Considerata la natura speciale dei compiti cui doveva assolvere – anche con competenza di polizia portuale, ferroviaria e stradale – fu stabilito che il Comando generale dovesse risiedere a Roma, presso il Ministero dell’Africa Italiana, e ne dipendesse direttamente. Due ispettorati generali furono istituiti, a Tripoli, per la Libia, e ad Addis Abeba per l’Africa Orientale.

Il neo comandante si attorniò di validissimi collaboratori, e gli appartenenti al Corpo, scelti dopo rigida selezione dovuta anche al grande numero di aspiranti, venivano formati presso la pertinente Scuola di Addestramento di Tivoli, attiva fino all’estate del 1943. La scuola era stata allestita nel suggestivo anfiteatro di Tivoli, tra le meraviglie di Villa Adriana e Villa d’Este, al cospetto del Monte Celio e del Monte Rotondo.

Il prestigio della scuola fu tale che il luogotenente per la Baviera, von Epp, chiedeva nel 1939 di poter visitare la scuola della Pai a Tivoli, per rendersi conto di persona di quanto potesse essere utile farla frequentare dagli ufficiali germanici.

Ne riportò una tale positiva impressione da sollecitare immediatamente Berlino a chiedere al ministero dell’Africa Italiana di consentire che, intanto, 250 sottufficiali e soldati dei corpi speciali del Reich seguissero un corso di addestramento di 6 mesi presso la scuola di Tivoli.

Visitò la scuola anche il più grande esperto dei servizi di sicurezza tedeschi, il generale Eugen Tristan Reinhad Meydrich, il quale dichiarava che in vista di nuovi possibili impegni amministrativi della Germania in Africa (all’epoca la guerra volgeva in favore dell’Asse) la PAI rappresentava un modello per i futuri funzionari coloniali tedeschi.

Ufficiali germanici in visita alla scuola PAI ritagliata

L’addestramento era ispirato a criteri del tutto inediti nella storia dei corpi di polizia coloniali europei: prevenire più che reprimere, il consiglio prima della pena, la collaborazione meglio che la minaccia, l’aspetto civile e umano del colonizzatore, non il volto duro e vendicativo del colonialista conquistatore, elevare le popolazioni indigeno senza stupide e controproducenti oppressioni.

Un primo battaglione uscito dalla scuola fu destinato in Somalia intestato al nome di Antonio Cerchi, il famoso esploratore trucidato il 26 novembre 1896 da predoni nomadi insieme con altri dieci compagni.

In breve, anche gregari indigeni, selezionati fra gli elementi locali di spiccate attitudini e prestanza fisica, rinforzarono e completarono quel primo nucleo che, intanto, aveva impiantato le sue “stazioni”, sul modello metropolitano dei Carabinieri, in tutte le località della Somalia, al fine – era precisato nel primo articolo dell’atto costitutivo – di:

“assicurare l’ordine e la sicurezza nei territori dell’Africa Italiana e per salvaguardare la sanità fisica e morale delle popolazioni”.

Nel prossimo post dedicato alla PAI, ci occuperemo dell’uniforme, dell’equipaggiamento e del suo impiego operativo.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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