2^ G.M. "La guerra continua" Il periodo 25 luglio - 8 settembre 1943

25 luglio 1943 La riunione del Gran Consiglio del Fascismo

« Sua Maestà il Re e Imperatore ha accettato le dimissioni dalla carica di Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato di Sua Eccellenza il Cavaliere Benito Mussolini, ed ha nominato Capo del Governo, Primo ministro, Segretario di Stato, il Cavaliere, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio. »

Nella notte fra il 24 e il 25 Luglio durante una lunghissima riunione del Gran Consiglio del Fascismo era stato votato l’ordine del giorno proposto da Dino Grandi- In esso si chiedeva in sostanza il ripristino “di tutte le funzioni statali” e si invitava il Duce a restituire il comando delle forze armate al Re, in pratica era la destituzione di Mussolini, ma agli occhi del popolo la portata fu ancora maggiore, per essi significava la fine del Fascismo.

L’indomani, domenica 25 luglio, Mussolini si recò a Villa Savoia, residenza reale per un colloquio con il Re, che aveva fatto sapere che lo avrebbe ricevuto alle 17; vi si recò accompagnato dal segretario De Cesare, con sotto braccio una cartella che conteneva l’ordine del giorno Grandi, varie carte e la legge di istituzione del Gran Consiglio, secondo cui l’organismo aveva solo carattere consultivo.

Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio

Vittorio Emanuele III e il maresciallo Badoglio

Contro le proprie previsioni, però il Re gli comunicò la sua sostituzione dalla carica di Presidente del Consiglio con il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio e lo fece arrestare all’uscita di Villa Savoia, con la motivazione di aver portato il popolo italiano nella Seconda guerra mondiale, alleato dei nazisti e di essere responsabile della disfatta nell’invasione della Russia.

Il capitano dei carabinieri reali Paolo Vigneri fu incaricato di eseguire l’arresto, dell’ex capo del governo e del fascismo, operazione che esegui verso le 17,20. Mussolini fu quindi nascosto e tenuto prigioniero presso la caserma della Scuola allievi carabinieri di Roma, per poi essere trasferito presso la caserma dei carabinieri di Via Legnano.

Per tutta la giornata del 25 luglio venne mantenuto uno strettissimo riserbo su quanto era accaduto. Solo alle 22:45 fu data la notizia della sostituzione del capo del governo. La radio interruppe le trasmissioni per diffondere il comunicato sopra riportato in cui si indicava il passaggio di consegne fra Mussolini e Badoglio.

Al comunicato il popolo di Roma si riversò nelle piazze e per le strade gridando libertà e pace, pensando che la guerra fosse finita. Al comunicato seguì la lettura di due proclami del re e Badoglio, in cui si cerva di rassicurare i tedeschi che l’italia manteneva fede ai propri impegni.

« Italiani! Assumo da oggi il comando di tutte le Forze Armate. Nell’ora solenne che incombe sui destini della Patria ognuno riprenda il suo posto di dovere, di fede e di combattimento: nessuna deviazione deve essere tollerata, nessuna recriminazione può essere consentita. Ogni italiano si inchini dinanzi alle gravi ferite che hanno lacerato il sacro suolo della Patria. L’Italia, per il valore delle sue Forze Armate, per la decisa volontà di tutti i cittadini, ritroverà nel rispetto delle istituzioni che ne hanno sempre confortata l’ascesa, la via della riscossa. Italiani! Sono più che mai indissolubilmente unito a voi dalla incrollabile fede nell’immortalità della Patria.»

Firmato: Vittorio Emanuele. Controfirmato: Badoglio.

« Italiani! Per ordine di Sua Maestà il Re e Imperatore assumo il Governo militare del Paese, con pieni poteri. La guerra continua. L’Italia, duramente colpita nelle sue provincie invase, nelle sue città distrutte, mantiene fede alla parola data, gelosa custode delle sue millenarie tradizioni. Si serrino le file attorno a Sua Maestà il Re e Imperatore, immagine vivente della Patria, esempio per tutti. La consegna ricevuta è chiara e precisa: sarà scrupolosamente eseguita, e chiunque si illuda di poterne intralciare il normale svolgimento, o tenti turbare l’ordine pubblico, sarà inesorabilmente colpito. Viva l’Italia. Viva il Re.»

Firmato: Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio.

Tornando prima di chiudere alla riunione del Gran Consiglio, l’ordine del giorno venne posto al voto e cosi si espressero i 28 componenti dello stesso chiamati a votare per appello nominale:

19 voti a favore (Dino Grandi, Giuseppe Bottai, Luigi Federzoni, Galeazzo Ciano, Cesare Maria De Vecchi, Alfredo De Marsico, Umberto Albini, Giacomo Acerbo, Dino Alfieri, Giovanni Marinelli, Carluccio Pareschi, Emilio De Bono, Edmondo Rossoni, Giuseppe Bastianini, Annio Bignardi, Alberto De Stefani, Luciano Gottardi, Giovanni Balella e Tullio Cianetti che il giorno dopo scrisse a Mussolini ritrattando il suo voto);

7 voti contrari (Carlo Scorza, Segretario del PNF, Guido Buffarini-Guidi, Enzo Emilio Galbiati, Comandante della Milizia, Carlo Alberto Biggini, Gaetano Polverelli, Ministro della Cultura popolare, Antonino Tringali Casanova, Presidente del Tribunale speciale, Ettore Frattari, Confederazione dei datori di lavoro dell’Agricoltura);

1 astenuto (Giacomo Suardo);

Roberto Farinacci, invece, uscì dalla sala, non partecipando così al voto concernente l’ordine del giorno Grandi.

Dino Grandi

Il conte Dino Antonio Giuseppe Grandi

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Sotto riportiamo per chi fosse interessato il testo completo dell’ordine del giorno Grandi:

Il Gran Consiglio del Fascismo

riunendosi in queste ore di supremo cimento, volge innanzi tutto il suo pensiero agli eroici combattenti di ogni arma che, fianco a fianco con la gente di Sicilia in cui più risplende l’univoca fede del popolo italiano, rinnovando le nobili tradizioni di strenuo valore e d’indomito spirito di sacrificio delle nostre gloriose Forze Armate, esaminata la situazione interna e internazionale e la condotta politica e militare della guerra

proclama

il dovere sacro per tutti gli italiani di difendere ad ogni costo l’unità, l’indipendenza, la libertà della Patria, i frutti dei sacrifici e degli sforzi di quattro generazioni dal Risorgimento ad oggi, la vita e l’avvenire del popolo italiano;

afferma

la necessità dell’unione morale e materiale di tutti gli italiani in questa ora grave e decisiva per i destini della Nazione;

dichiara

che a tale scopo è necessario l’immediato ripristino di tutte le funzioni statali, attribuendo alla Corona, al Gran Consiglio, al Governo, al Parlamento, alle Corporazioni i compiti e le responsabilità stabilite dalle nostre leggi statutarie e costituzionali;

invita

il Governo a pregare la Maestà del Re, verso il quale si rivolge fedele e fiducioso il cuore di tutta la Nazione, affinché Egli voglia per l’onore e la salvezza della Patria assumere con l’effettivo comando delle Forze Armate di terra, di mare, dell’aria, secondo l’articolo 5 dello Statuto del Regno, quella suprema iniziativa di decisione che le nostre istituzioni a Lui attribuiscono e che sono sempre state in tutta la nostra storia nazionale il retaggio glorioso della nostra Augusta Dinastia di Savoia.

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