2^ G.M. Campagna d'Italia

22 luglio 1943, gli Yankees a Palermo

Nella giornata del 22 luglio 1943 alcune unità della 3ª Divisione fanteria del generale Keyes e i carri armati del Combat Command A della 2ª Divisione corazzata del generale Gaffey, della 7ª armata statunitense facevano il loro ingresso a Palermo. La resa della città veniva firmata intorno alle 19.00 dal comandante italiano il generale dei Bersaglieri Giuseppe Molinero.

Il generale Keyes entra a Palermo insieme al generale italiano Molinero, consegnatosi prigioniero
Il generale Keyes entra a Palermo con il generale Molinero, consegnatosi prigioniero

Vediamo come si arrivò all’occupazione di Palermo, operazione non prevista nei piani dell’operazione Husky ma fortemente voluta dal generale Patton comandante della 7ª armata statunitense. Le sue divisioni infatti avevano raggiunto gli obiettivi a loro assegnati, ma Patton era deciso ad assumere un ruolo molto più attivo e importante nell’ambito dell’operazione stessa.

Il 14 luglio il 180º Reggimento della 45ª Divisione USA conquistò l’aeroporto di Biscari, macchiandosi di un grave crimine di guerra quando in due situazioni distinte alcuni uomini del 1º Battaglione del reggimento uccisero a sangue freddo diverse decine di prigionieri in maggioranza italiani, in quello che viene ricordato oggi come il massacro di Biscari e a cui dedicheremo un apposito post.

Prigionieri italiani uccisi

Il 16 luglio la fanteria e i ranger del colonnello Darby conquistarono Agrigento e Porto Empedocle catturando circa 6.000 prigionieri italiani, ma Patton era però sempre più irritato per il compito secondario affidatogli dal generale Alexander, comandante del gruppo di armate che il 10 luglio erano sbarcate sulle coste siciliane. Il vulcanico generale statunitense riteneva possibile marciare subito con la sue forze attraverso le montagne della Sicilia centrale e poi lanciare la 2ª Divisione corazzata in un’audace avanzata direttamente su Palermo.

Patton mirava soprattutto ad ottenere un grande successo propagandistico per placare l’ambizione personale e per rivalità con Montgomery comandante dell’ 8ª armata britannica e l’unica alternativa per uscire dalla posizione subalterna che Alexander gli aveva assegnato era conquistare Palermo, che come detto non rientrava tuttavia nei piani dell’operazione Huscky, ma questo a Patton non interessava molto

Illustrò pertanto il piano al generale Truscott, comandante della 3ª Divisione fanteria, che a sua volta lo propose al generale Alexander che tuttavia, dopo aver ascoltato l’ufficiale statunitnese, confermò gli ordini: la 7ª Armata doveva rimanere ferma per proteggere il fianco sinistro di Montgomery impegnato nella dura e più difficile del previsto battaglia nella piana di Catania.

Il generale inglese tuttavia comprendeva che un’avanzata americana verso Enna sarebbe stata tatticamente utile, avrebbe alleggerito la pressione nemica su Montgomery, isolato la parte occidentale della Sicilia e, successivamente con la conquista di Palermo, si sarebbe reso disponibile un grande porto per migliorare il sostegno logistico alle sue truppe. Decise pertanto di autorizzare un’avanzata della 7ª Armata al centro dell’isola.

Patton interpreto in maniera molto personale l’autorizzazione ampliando gli orizzonti. Mentre faceva avanzare il II corpo d’armata del generale Bradley con la 45ª e 1ª Divisione fanteria, in direzione di Enna come auspicato da Alexander, costituì un raggruppamento che spinse direttamente su Palermo. Il raggruppamento costituito da Patton e posto al comando del generale Keyes, era formato dalla 3ª Divisione fanteria e dalla 2ª Divisione corazzata, che diede inizio alla marcia su Palermo il 19 luglio.

L’avanzata guidata dalla 3ª Divisione di fanteria, non incontrò molta resistenza, i reparti italiani erano in disgregazione e in gran parte si arresero senza combattere: gli americane avanzarono rapidamente nonostante le difficoltà del terreno arido e montuoso; in settantadue ore la fanteria percorse circa 150 chilometri.

Dopo aver occupato Corleone, fin dalla mattina del 22 luglio 1943 le avanguardie della 3ª Divisione di fanteria raggiunsero la periferia di Palermo che appariva praticamente indifesa, a parte alcune demolizioni in corso nell’area del porto; alcune ore più tardi arrivarono anche i reparti meccanizzati della 2ª Divisione corazzata.

Palermo come abbiamo ricordato all’inizio del post era difesa dal Comando Difesa Porto Nord (N) del Generale dei bersaglieri Giuseppe Molinero, con 4 battaglioni costieri, il XXX° gruppo squadroni di cavalleria appiedata (!) Palermo, due compagnie mitraglieri della GaF, una di mortai da 81, 4 batterie costiere del XLI° gruppo del tenente colonnello Luigi Scifoni, altre 14 contraeree della MACA, 3 a doppio compito della MILMART, più il I°/25° artiglieria Assietta con gli obici ippotrainati da 100/17 del tenente colonnello Ernesto Ipavec.

Tutte le varie portelle che portavano alla città erano presidiate ognuna con una compagnia di fanteria ed elementi sciolti di artiglieria in funzione controcarro, e dopo la caduta di Alcamo Molinero inviò un’altra compagnia di fanteria ed una batteria a Portella della Torretta, facendo brillare le interruzioni stradali sia lì che a Passo Renda.

Nella giornata del 21 truppe americane avevano catturato il comando della 208ª divisione costiera ad Alcamo, il generale Molinero rin­forzò la difesa di Portella della Torretta sulla strada per Alcamo, con una compagnia di fanteria ed una batteria del 1°/25° Artiglieria e fece brillare le interruzioni stradali a “Portella della Torretta” e “Passo Renda.

La mattina del 22 luglio, la 3ª divisione di fanteria americana attaccò per prima, e dopo alcune ore di combattimento riuscì ad impadronirsi alle 13:00 di Portella del Mare, entrando così alla periferia di Palermo. Alle 17:00 il gen. Molinero, impiegò la propria riserva, composta dalle compagnie di mi­traglieri e dal gruppo squadroni appiedato che, al comando del maggiore Mistretta, opposero successive resistenze, riuscendo a ritardare l’avanzata americana fino alle 18:00.

A guidare l’ultima resistenza alle porte di Palermo un giovane ufficiale il sottotenente Sergio Barbadoro che nell’azione perse la vita. Ai suoi ordini un manipolo di uomini e un unico pezzo di artiglieria un obice da 100/17 piazzato in un ottima posizione. Gli americani impiegheranno alcune ore per avere ragione di quell’ultima posizione. Alla valorosa azione del sottotenente fiorentino abbiamo dedicato un apposito post che potete leggere al seguente link:

Sergio Barbadoro, l’ultimo difensore di Palermo

Memoriale a Sergio Barbadoro, Portella della Paglia, 22 luglio 2016.

Memoriale a Sergio Barbadoro, Portella della Paglia, 22 luglio 2016.

Tre anni dopo, il 4 novembre 1946 gli veniva conferita la Medaglia d’Argento al Valor Militare, alla memoria con la seguente la motivazione:

“Comandato a sbarrare, con un pezzo, un passo di montagna all’avanzata di una colonna corazzata nemica, animava i suoi uomini trasfondendo in loro la sua fede. Durante l’impari combattimento durato nove ore e reso più aspro dalla mancanza di ostacoli anticarro, senza collegamenti e senza speranza di aiuto infliggeva gravi perdite all’avversario, aggiungendo nuova gloria alle gesta degli artiglieri italiani. Caduti o feriti i serventi continuava da solo a far fuoco sino a quando colpito a morte cadeva sul pezzo assolvendo eroicamente il compito affidatogli. Luminoso esempio di dedizione al dovere.

Portella della Paglia (Palermo) 22 luglio 1943″

A quel punto il generale Molinero decise di arrendersi e venne portato alla presenza del generale Keyes, che accettò la resa e poco dopo entrò in città insieme al generale italiano e si recò alle ore 19:00 nel Palazzo reale di Palermo.Durante i sei giorni della “tranquilla scampagnata” verso Palermo e la Sicilia occidentale cominciata il 18 luglio, gli americani registrarono 272 uomini tra morti, dispersi e feriti, cifra che si traduce in una media di 45 perdite al giorno, contro 2900 militari italiani morti o feriti.

Il Generale Giuseppe Molinero e il Major General Geoffrey Keyes arrivano nel piazzale interno di Palazzo dei Normanni sede del Comando Militare italiano.JPG

Il Generale Giuseppe Molinero e il Major General Geoffrey Keyes arrivano nel piazzale interno di Palazzo dei Normanni sede del Comando Militare italiano

Gli autoproclamatisi “liberatori”, facevano cosi il loro ingresso a Palermo, acclamati dalla popolazione come fecero vedere i cinegiornali e la stampa americana. Nella realtà essi entrarono in una città praticamente deserta e molte delle scene vennero girate in altre località dell’isola. La popolazione era per la maggior parte sfollata per sfuggire ai terribili bombardamenti di saturazione, che a partire dal 9 maggio 1943 che in quasi due mesi ininterrotti avevano colpito non solo obiettivi militari ma anche e soprattutto obiettivi civili, con il solo scopo di “terrorizzare” la popolazione.

Gli alleati sono acclamati non tanto come portatori di giustizia o libertà, quanto perché la loro presenza significa che la guerra è finita, con essi la popolazione identifica la fine dei bombardamenti sostenuti fra l’altro da una costante guerra psicologica dei messaggi che invitavano civili e militari alla resa immediata in cambio della sospirata pace.

Come ricordato sopra oltre ai bombardamenti indiscriminati i “liberatori” avevano consumato nei primi giorni dello sbarco numerose stragi a sangue freddo, massacrando centinaia di militari italiani e tedeschi colpevoli di essersi arresi solo dopo aver strenuamente combattuto.

Si erano avvalsi oltre che dell’incomparabile superiorità quantitativa e qualitativa del loro apparato bellico, anche di mezzi tanto squallidi, come l’appoggio dei mafiosi locali, quanto vigliacchi, quali l’utilizzo di prigionieri italiani come scudi umani per costringere alla resa le truppe locali che essi fronteggiavano.

E’ in questa cornice, tutt’altro che edificante che va collocata l’occupazione di Palermo , dove il giorno successivo 23 luglio 1943, Patton faceva il suo ingresso. Lo stesso giorno nella periferia nord della città gli americani realizzarono un cimitero di guerra provvisorio, per seppellire i propri caduti.

mitero militare americano (provvisorio) alla Villa del Conte Amari, nella tenuta Bonocore di Palermo, 1943

Cimitero militare americano Villa del Conte Amari, nella tenuta Bonocore

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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