2^ G.M. Campagna d'Italia

Il ritiro del CEF , corps expéditionnaire français en Italie

“Questa gente sa combattere benissimo, però meno ne riportiamo in Francia, meglio è”.

Colloquio fra un capitano francese del CEF e un partigiano della brigata rossa “Spartaco Lavagnini” durante la fucilazione di sei marocchini, passati per le armi sul posto perché avevano violentato una donna.

Il 21 luglio del 1944, dopo dodici mesi di permanenza in territorio italiano veniva deciso da parte del governo francese il ritiro delle loro truppe coloniali, giunte al seguito delle truppe americane del generale Patton, durante l’invasione della Sicilia.

Per chiedere il ritiro del contingente si era mosso papa Pio XII che informato, dei fatti avvenuti in Ciociaria. Dopo le prime denunce apparse su “L’osservatore romano” il pontefice, chiese a Charles de Gaulle, ricevuto in udienza, il 18 giugno di prendere accorgimenti. La zona di Castelgandolfo, venne subito interdetta ai reparti coloniali e deciso il loro allontanamento dal fronte italiano,

Chi erano i Goumiers e perchè per chiedere il loro allontanamento di era mosso il Papa? La prima volta che si sentì parlare delle truppe coloniali francesi fu a proposito dei fatti di Capizzi  in Sicilia dove molti di loro vennero uccisi dalla popolazione civile.

In Sicilia essi erano giunti al seguito dell’armata di invasione alleata che prese piede sul territorio italiano nella notte fra il 9 e il 10 luglio 1943. Il generale USA Patton aveva chiesto di unire alla propria armata un battaglione marocchino in rappresentanza dell’esercito francese. Fu così che il generale francese Giraud mise a disposizione il 4° Tabor comandato dal capitano Verlet.

Il 30 luglio il Tabor dopo aver violentemente combattuto contro il 5° reggimento fanteria Aosta continuò verso Capizzi un piccolo comune nella provincia di Messina e li si accampò nelle zone di Piano della Fiera. Fu proprio da li che cominciò una singolare guerra privata tra marocchini e capitini.

Passando nelle zone limitrofe all’accampamento, molti civili erano stati fermati e alleggeriti di portafogli, orologi e oggetti d’oro, agendo alcune volte anche con violenza. Caso esemplare fu l’episodio di un furto di orecchini, tolti con forza dalle orecchie di una donna, ma non mancavano ruberie galline e pecore

Il loro arrivo era stato preceduto dall’eco del loro comportamento e la fama delle loro imprese aveva di gran lunga preceduto il loro arrivo a Capizzi, creando ansia e preoccupazione nella popolazione. Gli stessi americani contribuirono ad alimentare la paura invitando la popolazione a ritirare le famiglie dalla campagna per evitare facili aggressioni, come quella avvenuta in contrada Ruscina dove due donne erano state violentate.

I capitini tuttavia reagirono ben presto, alcuni goumiers vennero bastonati, molti vennero impiccati o uccisi a colpi di accetta. In contrada Salice due goumiers furono impiccati e lasciati a penzolare su due alberi. Vicino a Spezzagallo altri due furono uccisi a colpi di accetta perché sorpresi a rubare.

Altri morirono in contrada Mercadante uccisi da contadini adirati per dopo aver visto foraggiare i cavalli con i covoni di frumento. Due cadaveri furono rinvenuti in un casotto all’Addolorata. Un altro invece fu trovato morto dopo alcuni mesi, con ancora indosso il suo caratteristico costume, in un pagliaio di Pardo. E’ probabile che altri ancora abbiano trovato la morte nelle campagne.

Finalmente, dopo la caduta di Troina il Tabor riprese la sua marcia , l’11 agosto il Tabor superò i monti Pelato e Camolato, tagliò la strada Cesarò-San Fratello per poi, attraverso Monte Soro e Serra del Re, superare l’altra strada Randazzo-Capo d’Orlando. Il 17 agosto venne occupata Messina, da dove il Tabor fu tenuto fuori dalla città e il 23 rimpatriato.

Si tornerà a parlare delle truppe coloniali nella dura battaglia combattuta fra tedeschi e alleati sulla linea Gustav, nella posizione chiave del monastero di Montecassino. Li le truppe francesi al comando del generale Alphonse Juin si fronteggiarono ferocemente con i paracadutisti tedeschi per tutto l’inverno 1943-44.

Il generale Alphonse Juin

Dopo tre battaglie sanguinosissime e prive di risultato gli Alleati avallarono la proposta di Juin il quale aveva scoperto che il monte Petrella, a est di Cassino, era stato lasciato parzialmente sguarnito dai tedeschi. In quelle zone, solo le sue truppe marocchine di montagna avrebbero potuto farcela.

Scattava l’operazione “Diadem” i goumiers riuscirono a sfondare la Linea Gustav e, attraversando l’altipiano di Polleca, si lanciarono verso Pontecorvo. Kesselring, comandante tedesco in Italia, per tamponare lo falla, inviò i suoi Panzegrenadieren insieme a reparti italiani della Guardia Nazionale Repubblicana, i quali, dopo accaniti combattimenti, dovettero soccombere.

E’ accertato che gli ultimi soldati tedeschi rimasti a Esperia si suicidarono gettandosi da un burrone per non finire decapitati come altri loro commilitoni catturati. Mentre questo avveniva i marocchini cominciavano a violentare moltitudini di donne, uomini e bambini sull’altopiano di Polleca.

La popolazione nonostante fosse stata messa in guardia sia dai manifesti della RSI che mettevano generalmente in guardia la popolazione dalle truppe di colore alleate, sia dai tedeschi che lanciarono tramite dei volantini che incitavano la popolazione a fuggire dalle prevedibili violenze delle truppe nordafricane, era infatti rimasta in attesa del passaggio dei liberatori.

Fortunatamente molti bambini furono evacuati dalla Guardia Nazionale Repubblicana e inviati nelle colonie di Rimini, perchè appena conclusa la battaglia si scatenò come detto un inferno che neppure mesi di zona guerra  poteva prevedere.

Migliaia di donne, virtualmente di ogni età, vennero stuprate. Furono anche sodomizzati numerosi uomini – intervenuti per salvare mogli, figlie, sorelle e madri – molti dei quali successivamente assassinati tramite impalatura.

Qualcuno fu crocefisso. Il parroco di Esperia (Don Alberto Terilli), che provò inutilmente a salvare tre donne da quelle crudeltà, fu sodomizzato tutta la notte, morendo due giorni dopo a causa delle sevizie. A seguito delle violenze sessuali molte persone furono contagiate da malattie veneree, soprattutto sifilide e blenorragia, e solo l’uso della penicillina statunitense, evitò una epidemia su vasta scala.

Molte donne violentate morirono per le malattie contratte, alcune si suicidarono, altre furono rinchiuse nei “manicomi”, altrettante emigrarono per scappare da un contesto per loro insopportabile.

Goumiers marocchini

Le nefandezze pare fossero state autorizzate dallo stesso generale Juin che in un  comunicato ai suoi uomini, recita:

“Soldati! Questa volta non è solo la libertà delle vostre terre che vi offro se vincerete questa battaglia. Alle spalle del nemico vi sono donne, case, c’è un vino tra i migliori del mondo, c’è dell’oro. Tutto ciò sarà vostro se vincerete. Dovrete uccidere i tedeschi fino all’ultimo uomo e passare ad ogni costo. Quello che vi ho detto è promesso e mantengo. Per cinquanta ore sarete i padroni assoluti di ciò che troverete al di là del nemico. Nessuno vi punirà per ciò che farete, nessuno vi chiederà conto di ciò che prenderete”.

L’autenticità di questo proclama è stata spesso messa in dubbio, ma se consideriamo che gli indennizzi alle vittime dei goumiers, furono erogati prima dai francesi e poi dallo Stato italiano, possiamo affermare che con ottime probabilità, il proclama di Juin è, da ritenersi autentico.

Le violenze perdurarono in tutte le zone interessate dal passaggio delle truppe coloniali francesi, che comunque occorre ricordarlo erano per cosi dire in “ottima compagnia” visto che sono state accertate simili violenze da parte dei francesi bianchi.

Da documenti dell’Archivio Centrale dello Stato, risulta che a Pico furono, violentate 51 donne (di cui nove minorenni) da 181 franco-africani e da 45 francesi bianchi.

Forse anche per questo, gli ufficiali francesi non risposero ad alcuna sollecitazione da parte delle vittime e assistettero impassibili all’operato dei loro uomini e quando i civili si presentavano a denunciare le violenze, li liquidavano con un sorrisetto”.

Questo atteggiamento perdurò fino all’arrivo in Toscana del Cef. Qui ricominciarono le violenze a Siena, ad Abbadia S. Salvatore, Radicofani, Murlo, Strove, Poggibonsi, Elsa, S. Quirico d’Orcia, Colle Val d’Elsa. Perfino membri della Resistenza dovettero subire gli abusi,

A questo punto, come detto troppo era il fragore e lo sconcerto provocato dagli innumerevoli episodi di violenza del CEF e come visto l’intervendo in persona di PIO XII convinse De Gaulle, che dopo 12 mesi era venuto il momento di ritirare il corpo.

Nell’agosto del 1944 il loro ritiro venne completato e vennero tutti trasferiti in Provenza, dove nel frattempo gli Alleati erano sbarcati. Successivamente trasferiti sul fronte tedesco, nella Foresta Nera e a Freudenstadt, nell’aprile del ‘45, si resero di nuovo responsabili di molteplici episodi di stupro e violenze di diversa natura.

Il Presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate Emiliano Ciotti ha proposto, una stima recente degli stupri di massa condotti dalle truppe coloniali francesi in Italia:

«Dalle numerose documentazioni raccolte oggi possiamo affermare che ci furono un minimo di 20.000 casi accertati di violenze, numero che comunque non rispecchia la verità; diversi referti medici dell’epoca riferirono che un terzo delle donne violentate, sia per vergogna o pudore, preferì non denunciare. Facendo una valutazione complessiva … possiamo affermare con certezza che ci fu un minimo di 60.000 donne stuprate …

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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