Italia coloniale

Tientsin la concessione italiana in Cina

Il 19 luglio 1900, dopo essere stato passato in rivista dal Re Umberto I, salpava da Napoli agli ordini del colonnello Vincenzo Garioni il 24° reggimento di Fanteria. Il corpo di spedizione era composto da due battaglioni uno di fanteria e uno di bersaglieri, una batteria di mitragliatrici, distaccamenti del genio, un drappello della Regia Marina e reparti della sussistenza.

Complessivamente 83 ufficiali, 1.882 uomini di truppa e 178 quadrupedi, che su tre piroscafi noleggiati, il Sìngapore, il Minghetti e il Giava il 12 agosto raggiungevano Singapore, il 20 Hong Kong e a fine mese la loro destinazione finale. Ad attenderle nella  baia di Taku vi erano col tricolore al vento, quattro nostre navi da guerra, Elba, Fieramosca, Calabria e Vettor Pisani.

Per quale motivo queste truppe italiane avevano intrapreso questo lungo viaggio che li aveva portati fino in Cina? Leggete il nostro post e placherete la Vostra sete di sapere e per fare questo dobbiamo andare indietro alla prima metà dell’ottocento.

Nel 1842 all’Inghilterra era stata concesso un possedimento nella zona di Shangai; successivamente analogo possedimento fu dato alla Francia e più tardi, nel 1860, queste due Potenze chiesero ed ottennero di istituire altri due settlements a Tien Tsin sul tipo ed alle condizioni di quelli di Shanghai.

Cosa era un settlements? Esso era una istituzione di origine politica ma la sua ragione di essere è più strettamente commerciale, ha una personalità giuridica, gode dei diritti di possedere, di comprare, di vendere, di contrattare prestiti e essere anche rappresentato in giudizio. E nel suo territorio può impiantare banche, ospedali, alberghi, uffici postali, a vantaggio dei residenti, tanto se europei come indigeni.

Ogni settlement è retto a sistema municipale, con un consiglio locale, sotto la presidenza del proprio Console, dipendente dall’autorità tutoria della rispettiva Legazione.

La Germania ebbe eguale concessione nel 1891 e il Giappone nel 1898. La crescente presenza europea in Cina generò la rivolta chiamata dei Boxers, dalla boxe praticata dai suoi membri, scoppio’ nel 1898. Il sollevamento si sviluppò dapprima nelle province settentrionali, con massacri di stranieri e cristiani cinesi; poi furono attaccate, con il concorso di elementi dell’esercito imperiale, le legazioni straniere a Pechino.

Le zone occupate dalle potenze europee vennero assediate a partire dall’ 11 giugno 1900 e nelle stesse circa 400 militari europei fra cui 25 marinai italiani del Marco Polo, agli ordini dell’austriaco Thoman riuscirono a resistere per ben 55 giorni.

A sbloccare la situazione arrivò provvidenziale l’intervento di un corpo di spedizione internazionale a cui parteciparono Giappone, Russia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Italia e Germania. Nell’ambito della missione si colloca il contingente militare partito da Napoli, anche se esso giunse in Cina quando ormai la rivolta era domata.

Il 24 giugno mori`il primo marinaio italiano, Leonardo Mazza, al quale la stessa sorte toccherà ad  altri 64 uomini del contingente internazionale, mentre oltre 165 saranno i feriti. Il 27 giugno a seguito delle pesanti ferite subite nei combattimenti del 24 moriva il Sottotenente di Vascello Ermanno Carlotto alla cui memoria verrà intitolata una delle due caserme di Tiensin. Egli era il comandante del piccolo reparto delle compagnie da sbarco della torpediniera Elba.

Ermanno Carlotto

Il sottotenente di Vascello Ermanno Carlotto

L’assedio infatti terminò il 16 agosto e l’anno successivo fu firmato un protocollo, i cui punti salienti erano il pagamento da parte cinese di una cospicua indennità, la creazione di un quartiere delle legazioni a Pechino riservato agli stranieri, il diritto delle potenze straniere a mantenervi delle guarnigioni.

Fu cosi che nel 1901 in Cina si insediarono anche l’Italia, l’Austria, il Belgio e la Russia. Con l’accordo ratificato il 7 giugno 1902 la Cina cedeva al Regno d’Italia in affitto perpetuo in ragione di 2800 lire annue in moneta cinese, un settlement che portava quindi l’Italia a stabilirsi in Cina a pari diritti delle diverse Nazioni.

La concessione si trovava a Tientsin, sulla strada tra Pechino e il Mar Giallo, dove vi erano già, le concessioni inglese, tedesca, francese, giapponese, belga, russa e austriaca. Dopo la Prima Guerra Mondiale la limitrofa concessione austriaca venne incorporata in quella italiana

La striscia di terreno concessa misurava 120 acri cioè un chilometro di lunghezza e mezzo chilometro di larghezza di zona pantanosa nelle cui capanne vivevano, in condizioni economiche e sanitarie deplorevoli circa 15.000 cinesi. La posizione era tuttavia conveniente e non occorreva altro che di valorizzarla.

Finché durò l’occupazione puramente militare, la reggenza della concessione fu tenuta da ufficiali di marina che ne limitarono i confini, vi intrapreso lavori di prosciugamento, vi edificarono una caserma a cui apposero il nome di Savoia, vi crearono una guardia di polizia mista.

In seguito, per merito del console Chiostri e del tenente del genio Cecchetti si fece un accordo con la Società Belga dei tram di Tien Tsin per il passaggio di una linea diretta alla stazione ferroviaria, attraverso un ponte di ferro, costruito dai nostri soldati e marinai.

La sede della caserma Carlotto

La caserma Ermanno Carlotto

Verso la fine della prima guerra mondiale arriveranno nella piccola concessione altri 1500 soldati, tutti trentini e triestini fatti prigionieri dai russi e mandati in Siberia. Curati nutriti, vestiti, furono incorporati come volontari in uno di quei battaglioni neri (cosiddetti dal colore delle mostrine) che nell’agosto del 1918 entrarono a far parte dell’Esercito italiano col nome di Regio Corpo di Spedizione in Estremo Oriente.

Nel corso degli anni il possedimento ebbe un notevole sviluppo e già nel 1930 vantava 17 strade e due piazze, una cattedrale cattolica, un ospedale, una caserma, banche, la Casa degli italiani, due scuole, campi sportivi e un mercato. Gli abitanti erano circa ottomila di cui cinquecento italiani e nelle villette con giardino vivevano i cinesi piú ricchi.

Arriviamo quindi alla seconda guerra mondiale durante la quale, e precisamente nel dicembre del 1941 tutte le concessioni delle potenze in conflitto con il Sol Levante furono occupate dall’esercito nipponico. La parola d’ordine era «L’Asia agli asiatici» e, pertanto, anche la concessione italiana e quella della Francia di Vichy nonostante i due governi fossero alleati con il Giappone videro fortemente limitata la loro autonomia.

La notizia dell’armistizio dell’8 settembre 1943 giunse inaspettata in Estremo Oriente come peraltro in tutti gli altri teatri operativi. I comandi giapponesi non appena ricevute le informazioni sulla defezione italiana, si mossero immediatamente. Forti contingenti di truppa furono inviati nei settori italiani, la stazione radio di Pechino difesa da un centinaio di soldati oppose resistenza ma fu obbligata a cedere le armi dopo aver reso inutilizzabile ogni strumento di trasmissione e distrutti codici e documenti.

A Tien Tsin, dopo una prima resistenza, la guarnigione minacciata da considerevoli forze di fanteria dotate di carri armati ed artiglieria decise anche essa di arrendersi. Tutti furono fatti prigionieri ed internati – subendo un trattamento molto duro – nei campi di concentramento vicino a Tangashan in Corea.

I termini della concessione vennero ridiscussi, e infine la stessa venne di fatto sospesa, a seguito di un accordo intervenuto il 27 luglio 1944 tra la Repubblica Sociale Italiana e il governo dello stato fantoccio filo giapponese della repubblica di Nanchino.

Con la sconfitta del Giappone, il territorio dell’ex concessione italiana, come i quartieri commerciali italiani a Shanghai, Hankow e Pechino, ritornò definitivamente sotto la piena sovranità cinese, sovranità poi sancita anche giuridicamente con il trattato di pace del 1947.

Nella primavera dello stesso anno i 300 marinai del Battaglione San Marco che presidiavano l’ex concessione, ancora prigionieri degli Alleati, furono rimpatriati  ponendo cosi fine alla presenza militare italiana in Cina.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Categorie:Italia coloniale

5 risposte »

  1. Mio padre Giuseppe Sandro Giampaoli classe 1912 nel ’30 su La Citta’ di Siracusa parti’.per la leva in Marina col battaglione San Marco per Tien Tsin dove rimase fino al 1933. Dai suoi racconti noi figli restammo meravigliati per le mille avventure vissute da nostro padre in quei luoghi cosi’ lontani e cosi’ misteriosi.

    "Mi piace"

  2. Mio padre Umberto Cestarelli di Porto San Giorgio classe 1916 del Battaglione San Marco era in Cina a Tien-Tsin nella Caserma Ermanno Carlotto negli anni 1935-1938 circa. Partito con il transatlantico Conte Biancamano per la difesa della Concessione Italiana in Cina. Sono gradite informazioni.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.