“Ascari dell’aria” i primi paracadutisti italiani

« E se li formo io in Africa i paracadutisti visto che a Roma non si decidono?»

La frase venne pronunciata da Italo Balbo, quadrumviro della Marcia su Roma, divenuto famoso per le trasvolate oceaniche e per i numerosi record aeronautici conseguiti.

Proprio a causa della popolarità mondiale, Balbo venne inviato in Libia per allontanarlo dai salotti romani, dai posti che contavano. Venne nominato Governatore della Libia il 15 gennaio 1934, e come abbiamo visto nel post del 28 giugno, in Libia troverà la morte nei primi giorni di guerra.

Appena giunto a Tripoli, il neo governatore, che era anche comandante in capo delle forze armate dislocate in Libia, si dedicò a grandi opere di costruzione e di adeguamento delle infrastrutture libiche, compreso l’aeroporto militare di Castel Benito.

La nascita del primo reparto di paracadutisti in Africa nella Libia italiana è da attribuirsi a due cause principali: la immobilità degli Alti comandi del Regio Esercito di Roma e l’indole del neo governatore Italo Balbo, nominato a tale carica il 15 gennaio 1934, celebre tra le altre cose per le storiche trasvolate atlantiche del 1931 e per il grande contributo dato alla Regia Aeronautica.

L’idea di creare un reparto di paracadutisti venne al Governatore poco dopo la nomina, vista la vulnerabilità della propria colonia, stretta nella morsa rappresentata dai ad ovest dal possedimento francese della Tunisia e ad est da quello britannico dell’Egitto.

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Impaziente della mancanza di sviluppi, con gli alti comandi ancora impegnati a decidere se la gestione di questo nuovo particolare tipo di unità dovesse spettare al Regio Esercito, come sul modello francese o sovietico, oppure alla Regia Aeronautica sul modello tedesco o addirittura come caldeggiava il Duce alla Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, confidò ai propri collaboratori la frase che abbiamo messo in testa al post.

L’impresa di Balbo si presentava particolarmente ardua, viste anche le ristrettezze di bilancio e la impostazione reazionaria dei vertici militari dell’epoca, particolarmente ostili verso le grandi innovazioni.

Lo stesso Balbo, nel 1933 quando  presiedeva il Ministero dell’Aeronautica, propose di concerto con l’ammiraglio Canevari un progetto di riforma delle forze armate, che comprendeva fra le altre dieci divisioni fra avio e autotrasportate, composte da uomini selezionati e in ferma biennale.

La riforma venne considerata troppo onerosa e non se ne fece di nulla. Ma l’idea non si era mai spenta nella testa di Balbo che sfruttando la larga autonomia di cui godeva nei territori libici decise di fare da solo senza aspettare un assenso che da Roma tardava ad arrivare.

Per aiutarlo nell’impresa chiamò il fidato collaboratore e trasvolatore atlantico Giuseppe Cagna, che con il grado di colonnello comandava l’aeroporto militare di Castel Benito.

Con circolare del Comando Superiore di Tripoli del 12 febbraio 1938 venne deciso di selezionare il reclutamento tra gli àscari libici, mentre per l’addestramento furono incaricati ufficiali del Regio Esercito comandanti di reparti coloniali che ne avessero fatta espressa richiesta.

Venne inoltre richiamato dall’Italia l’ideatore nel 1926 del paracadute Salvator tenente colonnello Prospero Freri, responsabile della formazione degli ufficiali istruttori tra cui lo stesso maggiore del Genio Goffredo Tonini, comandante designato del nuovo reparto, ufficiale già decorato di Medaglia d’oro al valor militare e con ampia esperienza nel comando di unità di ascari.

Il 20 marzo 1938, nacque la scuola di paracadutismo denominata “Campo scuola paracadutisti della Libia”, con decreto del Governatore datato 24 marzo, sotto il comando del maggiore Tonini. Due giorni dopo venne quindi costituito il primo battaglione di paracadutisti delle forze armate italiane, posto al comando del maggiore Enrico Dondini con la denominazione di Battaglione “Fanti dell’aria”

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Il 16 aprile 1938 viene eseguito il primo lancio in massa di 300 uomini, il successo del primo lancio porta alla costituzione di un secondo battaglione affidato al comando del maggiore Virgilio Corrente. Dall’unione dei due battaglioni nacque 1º Reggimento “Fanti dell’aria” comandato dal tenente colonnello Tonini,  composto da sottufficiali e militari libici al comando ufficiali italiani.

Dopo quattro settimane di addestramento, anche il nuovo battaglione composto anche esso di 300 uomini venne lanciato simultaneamente, con l’impiego di 24 monoplani trimotori Savoia-Marchetti S.M.81, appartenenti al 15º Stormo della Regia Aeronautica, seguito qualche giorno dopo dal lancio effettuato in notturna, esperimento mai tentato prima da altri reparti similari.

Le esercitazioni, sebbene tecnicamente riuscite, provocarono in queste prime settimane la morte di 15 paracadutisti libici ed un ufficiale italiano (il tenente istruttore Giuseppe Pistilli) più 72 feriti.

Il 18 maggio 1938, alla presenza degli ufficiali della Scuola di Guerra, vennero lanciati con 38 Savoia-Marchetti S.M.81 tutti i 500 uomini del reggimento. L’esercitazione, a causa di un imprevisto forte vento contò sette morti e trentadue feriti.

Savoia Marchetti S.81 Pipistrello
Savoia Marchetti S.81 Pipistrello

Il 23 maggio 1938 una nuova operazione di aviosbarco viene effettuata alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, di addetti militari stranieri, tra i quali Göring comandante della Luftwaffe e il feldmaresciallo von Brauchitsch, capo dell’esercito tedesco. L’esercitazione consisteva nel lancio del Reggimento paracadutisti (partito rosso) dietro lo schieramento nemico (partito azzurro) costituendo così una testa di ponte in località Bir el Gnem, sull’altopiano della Gerfara, e favorendo l’avanzata di truppe autotrasportate.

I fanti dell’aria si lanciarono in un breve tempo e in uno spazio ristretto, organizzando le difese della zona predisposta in meno di venti minuti dalla presa di terra. In seguito vennero sbarcati attraverso aerei da trasporto atterrati nei paraggi un reggimento di fanteria rinforzato da due batterie d’artiglieria e una compagnia di bersaglieri motociclisti, del genio e del sostegno alla manovra.

L’esercitazione si concluse con un pieno successo e soprattutto senza incidenti ma era ancora vivo il ricordo dei morti precedenti e le attività di lancio vennero sospese. Nello stesso tempo furono messe allo studio nuove soluzioni in materia di sicurezza e la modifica dell’equipaggiamento: tra cui l’assegnazione a ogni fante dell’aria di un caschetto in cuoio, di occhiali protettivi come quelli già in uso ai motociclisti, di una tuta imbottita e di scarponi di gomma.

Anche il paracadute fu profondamente migliorato con l’aumento della velatura e un nuova imbragatura. Venne anche migliorata la tecnica di lancio, passata dal vecchio tuffo in avanti a un lancio a busto eretto con le mani sugli spallacci. Inoltre vi fu anche l’adozione della formazione aerea cosiddetta “a scaletta” che prevedeva che gli aerei di testa si mantenessero più bassi mentre i successivi a quote più elevate per evitare che dopo il salto si venisse risucchiati dal velivolo che seguiva.

Resi quindi i lanci più sicuri, il 15 gennaio 1939 i “Fanti dell’aria” vennero ufficialmente riconosciuti da Roma e con decreto ministeriale venne autorizzata la costituzione dei reparti paracadutisti in Libia e riconosciuta ai membri di questa neonata specialità la stessa indennità di 600 lire corrisposta al personale navigante della Regia Aeronautica.

Ascari del cielo con la fascia distintiva a righe verticali bianche e azzurre.
“Ascari del cielo”, con la fascia distintiva a righe verticali bianche e azzurre.

La scuola ormai disponeva di istruttori esperti e strutture adatte, e organizzava corsi di abilitazione con cinque lanci individuali di brevetto successivi a un durissimo corso propedeutico. La formazione non si limitava alla sola attività di paracadutismo, ma prevedeva corsi di istruzione tattica, istruzione per guastatori paracadutisti, maneggio esplosivi per sabotatori, oltre che la pratica di tiro con tutte le armi in dotazione.

Nei mesi del 1940 verrà costituito anche un nuovo battaglione formato questa volta con personale italiano proveniente da reparti di stanza in Libia, e posto al comando del Magg. Arturo Calascibetta.

Alla vigilia dell’entrata in guerra la scuola paracadutisti di Castel Benito, aveva abilitato al lancio circa milleduecento allievi e con questi uomini Balbo aveva elaborato due piani da attuare nei primi giorni di guerra, il loro utilizzo per l’invasione di Malta oppure per un colpo di mano sul Canale di Suez.

In quei giorni il reparto si articolava in un comando, con il relativo stato maggiore, una sezione istruttori, un reparto volo, il I Battaglione paracadutisti libico “Fanti dell’aria” composto da 500 ascari pronto all’impiego, il II Battaglione in fase di addestramento e il Battaglione paracadutisti nazionali, formato da personale italiano e in fase di brevetto.

Purtroppo come abbiamo il vulcanico e propositivo Comandante delle Forze italiane in Libia morì prematuramente il 28 giugno abbattuto dalla contraerea italiana nei cieli di Tobruk senza che i suoi piani venissero poi attuato.

Per i fanti dell’Aria purtroppo come vedremo successe per la Folgore, l’impiego non sarò per quello che erano stati addestrati e che tanto duramente si erano preparati. Saranno  impiegati come fanteria prima nell’offensiva italiana su Sidi El Barrani e dal dicembre del 1940 per cercare di contrastare la controffensiva inglese.

Il 13 settembre 1940 il I Battaglione paracadutisti libico “Fanti dell’aria”, insieme alla 1ª Divisione libica, attaccò Sollum sulla costa, tenuta da plotoni delle Coldstream Guards britanniche. I britannici minarono l’area per poi ripiegare rapidamente su Marsa Matruh, lasciando sul terreno circa 50 uomini.

I battaglioni paracadutisti, i due libici ed quello italiano, vengono riuniti nel dicembre 1940 e vanno a costituire il gruppo mobile “Tonini”, che posto alle dipendenze della 10ª Armata venne inviato nella Piana di El Fteah, presso l’aeroporto, per difendere l’accesso alla città di Derna attaccata dagli inglesi il 15 gennaio 1941.

In dicembre iniziò la controffensiva britannica. Il gruppo mobile difese la posizione di El Fteiah fino al 25 gennaio 1941, quando venne investito da un violento attacco della 6ª Divisione di fanteria australiana e costretto a cedere terreno, venendo successivamente raggiunto e disperso dalle unità motorizzate avversarie.

Solo parte del Battaglione Nazionale riuscì a raggiungere Bengasi, e inquadrato nel Raggruppamento “Pasquali” formò l’avanguardia delle forze italiane durante la battaglia di Beda Fomm, riuscendo a raggiungere Tripoli da dove il personale venne rimpatriato in Italia.

I superstiti del gruppo “Tonini” saranno in tutto 148 uomini tra ufficiali, sottufficiali e ascari. Il reparto verrà sciolto pochi mesi dopo ma con gli uomini rimasti contribuì alla formazione della successiva 185ª Divisione paracadutisti “Folgore”.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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