2^ G.M. Campagna d'Italia

Diavoli verdi contro diavoli rossi, la battaglia del Ponte di Primosole

“Era mia intenzione compiere un grande sforzo per raggiungere Catania entro la sera del 14 luglio. Con un po’ di fortuna ero certo di farcela. Ma dovevamo avere fortuna”.

Nelle sue memorie così annotava il maresciallo Montgomery nell’estate del 1943, ben  conscio dell’importanza strategica del Simeto, il fiume che sorgendo alle spalle dell’Etna e cingendo tutta la parte meridionale della provincia di Catania fino al mare costituisce, per chi viene da Siracusa, una eccezionale difesa naturale a favore del capoluogo etneo.

Se il fatto che uno dei  punto-chiave della difesa dell’isola sarebbe stato il ponte di Primosole, era noto ai comandi alleati, altrettanto lo era per quelli germanici che, appena gli Alleati sbarcarono a Gela, trasferirono da Avignone la 1ª Divisione di paracadutisti e la posizionarono lungo la foce del Simeto, tra Francofonte, Lentini e Carlentini. Proprio intorno a questo ponte si svolsero i combattimenti più cruenti della campagna siciliana.

Il 4° reggimento della stessa si attestò nella zona del ponte andandosi a posizionare vicino ai reparti italiani che presidiavano la zona raggruppati nel 372° battaglione della 213ª Divisione Costiera a cui si unirono reparti degli Arditi. Sul ponte i paracadutisti tedeschi dovevano fermare gli inglesi con la consapevolezza che alle loro spalle non c’erano più reparti disponibili di rinforzo.

La strada più breve tra la spiaggia di Augusta e Messina correva infatti lungo la costa orientale della Sicilia e il comando germanico sapeva benissimo che se gli inglesi avessero superato questa barriera naturale e raggiunto la piana di Catania, la strada verso Messina sarebbe stata aperta ai corazzati alleati. Era dunque vitale tenere lontano gli inglesi dalla piana di Catania ed il fulcro della difesa venne stabilito proprio nell’area intorno al ponte sul Simeto, poco più di 10 km a sud di Catania.

Torniamo indietro di qualche giorno, dopo lo sbarco sulla coste siciliane, avvenuto nella notte tra il 9 e il 10 luglio, secondo i piani elaborati dal comando alleato, la VIII Armata inglese del generale Montgomery avrebbe dovuto risalire l’isola nella zona costiera sulla direttrice Siracusa, Augusta, Catania e Messina. I reparti della VII Armata americana del generale Patton avrebbero dovuto coprirgli il fianco sinistro passando per l’interno dell’isola e raggiungere la zona dello Stretto di Messina, dove si dovevano riunire alle forze di Montgomery.

Mentre gli americani venivano fortemente contrastati nella zona di Gela dai reparti italiani della divisione “Livorno” e da reparti corazzati tedeschi della “Hermann Goering”, con il risultato che gli americano dovettero arretrare fin sulle spiagge e rischiare il reimbarco, a tal proposito consigliano la lettura del nostro post dedicato alla battaglia di Gela, l’avanzata inglese proseguiva senza incontrare molta resistenza.

Montgomery a proposito della conquista di Catania aveva messo a punto il piano che aveva il suo fulcro nella conquista del ponte di Primosole. Allo scopo aveva deciso di attaccare con reparti di paracadutisti accompagnati da aviosbarchi di truppe con armamento pesante mediante alianti. Si trattava di  116 C-47 Dakota del 51° Stormo trasporto truppe, con 7 Halifax e 12 Albemarle della 295ª e 296ª squadriglia, che imbarcarono i paracadutisti inglesi e partirono alle 22 del 13 luglio da alcuni aeroporti della Tunisia.

Il piano elaborato da Montgmery e denominato operazione Fustian prevedeva che i parà sarebbero stati lanciati un pò dovunque nella campagna coltivata intorno al fiume Simeto, e  attaccato ogni punto fortificato o centro di resistenza nemico col quale fossero venuti a contatto. Annientate le difese nemiche i reparti dovevano convergere verso il ponte di Primosole per assicurarsene il possesso. I guai per il piano iniziarono pero’ già nella fase di avvicinamento alle zone di lancio.

Nel viaggio che li portava dalla Tunisia verso le coste siciliane, nonostante le forze navali alleate fossero state avvertite della manovra, la contraerea delle navi cominciò a sparare senza pietà sugli aerei: 14 aereoplani andarono persi e altri 34 gravemente danneggiati , fra essi 9 furono costretti a rientrare.

Dei 1.400 uomini coinvolti nell’operazione solo circa 300 riusciranno a raggiungere la zona del ponte, mentre oltre 300 furono le vittime del fuoco amico.  I lanci iniziarono alle 22.15, sotto il fuoco, questa volta, della contraerea tedesca. La maggior parte dei parà finì a molti chilometri dagli obiettivi prefissati: alcuni gruppi atterrarono sull’Etna ad oltre 30 km a nord di Catania.

Diavoli verdi tedeschi in azione nella zona del ponte

Diavoli verdi in azione nella zona del ponte di Primosole

Nella zona del lancio poche ore prima erano arrivati i reparti degli fallschirmjaeger tedeschi che scesero nella notte tra il 12 ed il 13 luglio nella zona dell’aereoporto di Catania e nei suoi dintorni. Stava per cominciare lo scontro fra diavoli verdi i parà tedeschi e i diavoli rossi i colleghi britannici.

I para inglesi del secondo assalto, scesero proprio nell’area controllata dal battaglione mitraglieri paracadutisti della 1a Fallschirmjäger Division, a nord del ponte. Fra essi un gruppo di 14 paracadutisti, dopo aver eliminato le sentinelle italiane riuscì a raggiungere il  ponte e a rimuovere, prima di ritirarsi, alcune delle cariche di esplosivo che vi erano state collocate dai tedeschi per distruggerlo.

Fu cosi che alle ore una del 14 luglio il generale Lathbury, comandante delle forze aviotrasportate inglesi, era riuscito a radunare solo un centinaio di uomini con i quali tentare di conquistare il ponte sul Simeto. A questi si unirono, una volta giunti a Primosole, una cinquantina di uomini del 1° btg. paracadutisti, che agli ordini del capitano Rann si erano assicurati l’accesso nord del viadotto alle 2.15.

Nel frattempo cominciarono ad arrivare gli altri alianti; quattro vennero abbattuti, compreso quello con a bordo il comandante del gruppo di artiglieria e tutto il suo Stato Maggiore. Altri quattro alianti finirono in mezzo alle truppe italo-tedesche e gli equipaggi vennero fatti tutti prigionieri. All’alba del 14 luglio con le poche truppe a disposizione venne lanciato l’assalto vero e proprio al ponte.

I tedeschi nel frattempo avevano aviolanciato reparti del battaglione genio paracadutisti che si mise subito in marcia verso il fronte sul fiume Simeto. Gli scontri proseguirono violenti per tutto il giorno e malgrado gli inglesi venissero rinforzati dagli sbandati che giungevano a Primosole, alle 17.30, dopo avere quasi finito tutte le munizioni, furono costretti a ritirarsi su un’altura a sud del ponte. Da questa posizione sopraelevata riuscirono però ad impedire ai genieri tedeschi di ricollocare le cariche esplosive sotto il viadotto.

Montgomery corse ai riparti facendo affluire una brigata della 50° divisione di fanteria ed alcuni carri armati “Sherman” del 44° reggimento corazzato e all’alba del 15 luglio gli inglesi, con il 9° battaglione “Durham” della 151ª divisione di fanteria, tornarono ad attaccare, ma i paracadutisti tedeschi riuscirono a mettere fuori uso numerosi carri armati nemici.

Nel corso dei combattimenti si distinsero anche gli uomini del X reggimento Arditi del Regio Esercito, quando una cinquantina di essi, guidati dal capitano Paradisi, si lanciò con le sue camionette sul ponte, serrando le distanze ed aprendo il fuoco con tutte le armi di bordo.

Gli inglesi, sorpresi dalla rapidità del contrattacco, ripiegarono di alcuni chilometri verso sud, fino al bivio Jazzotto. Rimasti senza l’appoggio dei mezzi corazzati, si ritirarono e chiesero l’appoggio dell’artiglieria. Entrarono così in azione i cannoni delle navi da guerra che qualche ora dopo, seguendo un copione di cui abbiamo già parlato nei giorni precedenti rovesciarono sulle posizioni tedesche un pesante fuoco di sbarramento facendo molte vittime

Il ponte di Primosole attaversato da mezzi britannici

Il ponte di Primosole attaversato da mezzi britannici

Nella notte tra il 15 ed il 16 un tenente colonnello inglese, tale Alastair Pearson,  fece guadare il fiume, nel massimo silenzio, ad alcune centinaia di soldati che così andarono ad attestarsi alle spalle dei paracadutisti nemici che presidiavano la struttura di ferro. Malgrado le perdite e la infiltrazione inglese oltre il ponte, paracadutisti tedeschi e i reparti italiani continuarono a difendere con accanimento la posizione fino al giorno 17 quando il ponte venne infine conquistato dagli Alleati.

Lentamente i superstiti tedeschi del 4° reggimento dei paracadutisti e del battaglione di genieri assieme ai reparti italiani si sganciarono e defluirono verso Catania. Altissime furono le perdite in vite umane, dei circa 1.400 paracadutisti del reggimento tedesco i morti furono circa 1,100 mentre gli alleati quantificarono le vittime in qualche migliaia di uomini.

Anche i reparti italiani pagarono un altro tributo di perdite nella battaglia del ponte in particolar modo gli uomini del II° battaglione del X° reggimento Arditi, che avevano fatto rivivere il valoroso corpo nato nella Grande Guerra.

La battaglia del Ponte di Primosole si inquadra in quella più ampia del Fiume Simeto che iniziata il 13 si concluse il 22 luglio 1943. Il 5 agosto successivo le truppe alleate facevano il loro ingresso a Catania e il 13, dopo 39 giorni di violenti combattimenti si concludeva la campagna di Sicilia. Definita come passeggiata militare, fu ben altra cosa sia per la resistenza dei reparti italiani che di quelli germanici,

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

 

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