13 luglio 1943 l’inferno su Torino

Il 13 luglio 1943 è una data rimasta a lungo impressa nella memoria dei Torinesi: quel giorno, infatti, dalle ore 01.33 fino alle 02.45 di notte una grossa formazione di aerei inglesi, composta da circa 250 tra bombardieri Avro 683 Lancaster, Vickers Wellington, S29 Stirling e Handley Halifax, sganciò sul capoluogo piemontese non meno di 760 tonnellate di bombe, del tipo esplodente e incendiario, causando morte e distruzione negli affollati quartieri civili, ben lontani da siti industrali e installazioni militari.

Tra l’inizio della guerra e l’autunno 1942 la città era stata bombardata per quattordici volte, sempre di notte, con squadriglie relativamente poco numerose, ordigni di medio calibro, pochi danni e perdite umane contenute. Poi, tra il novembre 1942 e l’agosto 1943, dodici incursioni, in due diversi cicli di operazioni: squadriglie nutrite (oltre 100 aeroplani), bombe di grosso calibro (2000, 4000, 8000 libbre), decine di migliaia di spezzoni incendiari, bombe al fosforo.

L’incursione di quella calda estate del 1943, fu la più grave in termini di vite umane perdute dalla città, ricorderà per certi versi quello più drammatico che coinvolse Foggia poco più di una settimana più tardi, nonché quello di Dresda, la Firenze tedesca, del 13-14 febbraio 1945: non solo perché venne definito “terroristico” per l’alto numero di morti tra i civili che comportò, ma perché vennero utilizzate assieme bombe esplodenti ed incendiarie, proprio per causare maggior distruzione tra i quartieri.

Bombardamento del 13 luglio 1943. Danni al campanile e alla casa parrocchiale.
Danni al campanile e alla casa parrocchiale.

Questa fase delle incursioni viene definita di stampo “terroristico” perchè pur constatando che il bombardamento di obiettivi militari o industriali rientrasse certamente nell’ eventualità di ciascuna missione, l’enorme quantità di mezzi incendiari fatti cadere a pioggia, potevano essere giustificati solo se l’intenzione era quella di terrorizzare. Questo tipo di ordigni  risultavano di scarsa efficacia nei confronti di installazioni considerate in qualche modo strategiche, si può senza dubbio affermare che gli obiettivi industriali o militari, non erano lo scopo principale dell’azione

Per oltre settanta minuti Torino venne violentata da cielo,i bombardieri alleati sganciano sulla città ordigni esplosivi e spezzoni incendiari, per un totale di 763 tonnellate,senza che le artiglierie contraeree riuscissero a limitare i danni.

Il tragico bilancio, di quella che a tale data fu “la più grande su una città italiana” fu spaventoso: 792 morti e 914 feriti. La città, messa in ginocchio, è colpita in ogni suo punto: interi quartieri non esistono più. L’apparato produttivo cittadino esce pesantemente provato e i principali stabilimenti riportano ingenti danni a macchinari e strutture che ne minano l’attività produttiva.

Biblioteca Municipale, corso Palestro 1 bis angolo via della Cittadella
Biblioteca Municipale, corso Palestro 1 bis angolo via della Cittadella

Cadute a macchia di leopardo, le bombe provocano i danni più rilevanti ai complessi di Barriera di Milano (dove sono colpite la CEAT, la Conceria Gilardini, la INCET, la Fiat Acciaierie, la Fiat Fonderie Ghisa e, soprattutto, la Fiat Grandi Motori), Regio Parco (Manifattura Tabacchi), Borgo San Paolo (Viberti), Vanchiglietta (Schiapparelli) e Borgo Vittoria (Superga, Wamar, CIMAT, Società Nazionale Officine Savigliano e Fiat Ferriere).

Fra gli episodi di quella notte si ricorda il bombardamento della chiesa di Madonna di Campagna, nel cui scantinato si era rifugiato un gran numero di abitanti della zona. Un numero elevato di vittime fu estratto dalle cantine dell’edificio situato vicino alla chiesa di San Gioacchino. Nella stessa notte fu colpito il duomo, la chiesa di Santa Teresa, la chiesa di San Domenico e numerosi altri edifici religiosi. Intere strade – la cui valenza strategica era nulla – furono devastate come via Garibaldi e via Po. Fu colpito anche il Cimitero Generale provocando la devastazione di molte tombe.

Dopo quella tragica notte, l’intero capoluogo piemontese è in ginocchio, ai soccorritori si presentò uno scenario a dir poco raccapricciante: in alcuni punti della città erano cadute così tante bombe che si erano formati solo unici, grandi, crateri

Piazza Castello e via Pietro Micca
Piazza Castello e via Pietro Micca

La cronaca di quell’evento fu minima, visto che i giornali non uscirono per alcuni giorni e ci volle parecchio tempo per rendersi conto dell’entità del disastro.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Annunci

2 pensieri riguardo “13 luglio 1943 l’inferno su Torino

  1. Concordato con l’emorragia dell’avvenimento,ma trovo almeno azzardato comperare i bombardamenti (feroci)degli avversari,con quello di Dresda o anche di Amburgo o quelli sul Giappone. Applicazione della filosofia del bombardamento “terroristico”(in efficace !).

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...