2^ G.M. Fronte Jugoslavo e occupazione

La fine della Jugoslavia e il suo smembramento

L’8 luglio 1941 Germania e Italia proclamarono la fine dello stato jugoslavo. Lo stesso veniva smembrato fra le potenze vincitrici e dalle sue ceneri nasceva lo “Stato indipendente di Croazia” dove venne instaurato un regime fascista guidato da Ante Pavelić Poglavnik (Guida) del movimento nazionalista degli Ustascia (ustaše = insorti).

Vediamo brevemente i fatti che portarono all’invasione della Jugoslavia e alla breve campagna militare. Il 25 marzo 1941 il principe reggente Paolo Karađorđević, fece aderire la Jugoslavia al Patto tripartito a fianco dell’Italia fascista e della Germania nazista. Per questo l’erede al trono Pietro II, con un colpo di Stato, detronizzò lo zio e assunse la corona, rompendo l’alleanza con le forze dell’Asse.

Il voltafaccia fece scattare immediata l’invasione della Jugoslavia da parte della Germania e dell’Italia che aprì ben tre fronti partendo dalle proprie basi in Venezia Giulia e Istria, da Zara, e dall’Albania. Da nord attaccò la 2. Armata (9 divisioni di fanteria, 4 motorizzate e 1 corazzata) che sotto il comando del Generale Ambrosio occupo’ Lubiana e discese lungo la costa dalmata. A Zara vi era una guarnigione di 9.000 uomini, al comando del Generale Emilio Grazioli, che si diresse su Sebenico, Spalato per giungere a Ragusa (Dubrovnik) il 17 aprile; infine dall’Albania vennero impegnate 4 divisioni della 9. Armata sotto il comando del Generale Alessandro Pirzio Biroli.

Bersaglieri in Jugoslawien

Un reparto di bersaglieri durante l’invasione

Dopo solo 11 giorni di guerra l’esercito jugoslavo profondamente diviso fra le varie nazionalità e con le truppe per niente propense a combattere per uno Stato che non sentivano proprio collassò. Lo stato venne smembrato e diviso fra le potenze vincitrici principalmente Germania e Italia ma in misura minor anche Ungheria e Bulgaria.

Come abbiamo visto l’unico stato indipendente che nacque dalla divisione fu la Croazia al quale fu annessa anche una parte della Bosnia ed Erzegovina. Qui venne nominato un regno la cui corona fu affidata a Ajmone duca di Spoleto, nipote di Vittorio Emanuele III con il nome di Tomislao II che tuttavia non si recherà mai a Zagabria e lascerà tutto il potere in mano a Pavelic.

Il nuovo stato venne diviso in due aree di influenza, tedesca ad oriente ed italiana ad occidente, separate da una linea di demarcazione che lo divideva in senso longitudinale passando ad ovest di Zagabria e di Sarajevo. La definizione delle zone di occupazione e di influenza sarà causa di attrito continuo fra Roma da una parte e Zagabria e Berlino dall’altra. Dedicheremo a breve un post dedicato alla delicata situazione.

In Serbia venne creato uno stato fantoccio con il Governo di Salvezza Nazionale, con a capo Milan Nedić, ma governato direttamente da Berlino, mentre veniva costituito il Regno del Montenegro, protettorato italiano di cui Vittorio Emanuele III Re d’Italia assunse la corona. La Germania si annesse direttamente la parte settentrionale della Slovenia.

Croatia-41-45

In verde le aree assegnate al Regno d’Italia con la nuova provincia di Lubiana, l’ampliamento della provincia di Fiume e le aree costituenti il Governatorato di Dalmazia. In Rosso i territori del Regno indipendente di Croazia. In Marrone le aree occupate dall’ Ungheria. Il blu le aree occupate dal Terzo Reich.

Il Regno d’Italia partecipò in maniera consistente alla divisione di quello che un tempo fu il Regno di Jugoslavia nato dopo la prima guerra mondiale dalle ceneri dell’Impero Austro-ungarico. Consistenti furono sia gli ampliamenti territoriali diretti sia di altri territori controllati dalle nostre truppe.

Come detto sopra la Slovenia venne divisa con la parte nord annessa al Terzo Reich, mentre la parte sud divenne parte integrante del Regno d’italia. Venivano costituite la provincia autonoma di Lubiana, che divenne parte integrante del Regno cosi come la maggior parte della Dalmazia e le isole dell’Adriatico che insieme alle Bocche di Cattaro costituirono il governatorato della Dalmazia.

Infine a completamento delle zone annesse al Regno d’Italia la fascia costiera a sud-est di Fiume comprendente, tra l’altro, Susak/Borgonovo, Bakar/Buccari, e le isole di Veglia/Krk e di Arbe/Rab, furono assorbiti dalla provincia del Carnaro che aveva come centro la città di Fiume

Notevole fu anche l’ampliamento territoriale del regno di Albania occupato dagli italiani dal 1939 e la cui corona era sulla testa di re Vittorio Emanule III. All’Albania veniva assegnato il Kosovo, parte del Montenegro, della Banovina e del Vardar, oltre che alla Ciamuria in territorio greco. Si concretizzava il progetto di una “Grande Albania” che ambiva a riunire tutte le genti di etnia albanese.

Ma non era finita perchè sia la Bulgaria sia l’Albania si disputarono la Macedonia. Con la prima si schierarono i tedeschi, preoccupati di non suscitare attriti con i bulgari a causa dell’occupazione tedesca di Salonicco, mentre Roma sostenne le rivendicazioni albanesi.

I tedeschi concessero alle truppe bulgare di spingersi sino a Ocrida, dove le truppe italiane erano entrate per prime. Seguì un incontro fra l’ambasciatore italiano a Sofia e il suo omologo tedesco, ma Von Richtofen gli rispose chiarmanete che Berlini preferiva risolvere la questione a favore di Sofia, già irritata per l’occupazione della zona di Salonicco precedentemente assegnata alla Bulgaria, ma occupata dalla Germania.

La disputa fu così risolta: Tetovo, Gostivar, Kicevo e Struga, nonché la parte meridionale del lago di Ocrida e la zona del lago di Prespa, in tutto circa 230.000 abitanti, costituirono la provincia albanese del Dibrano, mentre la città di Ocrida e il resto della Macedonia jugoslava venne ceduti ai bulgari.

La guerra conclusa in 11 giorni si trasformerà di li a pochi mesi in una lunghissima guerra di presidio che finirà per dissanguare sia le armate del Terzo Reich ma soprattutto le forze del Regio Esercito, che nei Balcani schierò fino a 30 divisioni, nel vano tentativo di piegare un movimento partigiano di ispirazione comunista che non concesse mai tregua alle forze occupanti.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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