2^ G.M. Africa Settentrionale

Annibale Bergonzoli, il generale con la “barba elettrica”

Annibale Bergonzoli fu uno dei pochi generali italiani popolari, anche tra gli inglesi durante la seconda guerra mondiale. L’ufficiale era conosciuto anche fra le truppe britanniche con il soprannome di “Electric Whiskers”, cioè barba elettrica che gli era stato attribuito dalle sue truppe durante la campagna che portò alla conquista dell’Etiopia nel 1936.

Nacque a Cannobio (provincia di Novara) il 1º novembre 1884, e subito dopo aver concluso gli studi superiori, si arruolò nel Regio Esercito come ufficiale della riserva, entrando nel novembre 1904 nella Regia Accademia Militare di Modena.

Due anni dopo fu nominato sottotenente, e assegnato al 53º Reggimento fanteria. Promosso tenente nel settembre 1909, dal dicembre 1911 partecipò alla guerra italo-turca, ricevendo un encomio solenne al comando della 4 Divisione speciale di Derna, e rientrando in Italia nel dicembre 1912.

Con il grado di capitano, all’atto dell’entrata in guerra dell’Italia, il 24 maggio 1915, entrò in servizio nel 123º Reggimento fanteria della Brigata “Chieti”. Partecipò a tutta la guerra come comandante di compagnia e di battaglione, e nel dicembre 1918 fu promosso tenente colonnello di stato maggiore. Nel corso del primo conflitto mondiale, venne decorato di due medaglia d’argento, di una di bronzo al valor militare e della Military Cross britannica per il suo comportamento nella difesa di monte Rovegno.

Ricoperti vari incarichi di stato maggiore e al comando di reparti di fanteria, fu promosso generale di brigata nel 1935 e con questo grado partecipò alla campagna d’Etiopia, al comando di una brigata indigena sul fronte della Somalia. Durante la campagna si guadagnò il titolo di Ufficiale dell’Ordine militare di Savoia.

Il 19 maggio 1936 restò gravemente ferito nel combattimento di Dunun dopo essersi battuto valorosamente, impugnando egli stesso il moschetto. Rimpatriato, fu decorato con la medaglia d’oro al valor militare, divenne molto popolare tra i suoi uomini per via della fluente barba, tanto da meritarsi l’appellativo di “Barba elettrica”, soprannome assegnatogli anche per il dinamismo e il coraggio dimostrato in combattimento

Dopo essersi rimesso dalla ferita, prese il comando della divisione volontaria “Littorio” e con essa prese parte alle battaglie di Guadalajara, Santander, Aragona e Catalogna. Nella battaglia di Santander  combattuta fra il 14 agosto e il primo settembre 1937, la “Littorio” sostenne feroci combattimenti conquistando la strategica posizione di Puerto del Escudo che diede la vittoria ai nazionalisti. L’operazione valse a Bergonzoli al sua seconda medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione.

«Ufficiale Generale di alte qualità militari, combattente della guerra italo turca, della grande guerra e di quella per l’impero, dove già aveva sparso il suo sangue generoso, ha dato in terra di Spagna nuova prova del suo eccezionale valore. Alla testa di una divisione volontari nella quale aveva trasfuso il suo entusiasmo e la sua certezza del successo, sempre primo e sempre presente ove fosse una resistenza, più delle altre tenace, da superare; comandante accorto e sereno e ad un tempo combattente audace fra gli audaci, attraverso dieci giorni di continui e violenti combattimenti, cui partecipava come fante in prima linea, conduceva le sue truppe alla vittoria.

Santander, 14-26 agosto 1937.»

Medalla de la Campaña

la medalla de la Campaña spagnola

Sempre per i meriti acuisti durante la guerra civile spagnola fu insignito dal generalissimo Franco della medalla de la Campaña spagnola e ottenne la promozione a generale di divisione.

Rientrato in Italia nell’aprile del 1939, il 15 ottobre dello stesso anno assunse il comando del neocostituito XXIII Corpo d’armata forte di 45.000 uomini, con due divisioni, la 63ª Divisione fanteria “Cirene” e la 64ª Divisione fanteria “Catanzaro”.

Inquadrata nella 10ª Armata de generale Berti il corpo era di stanza in Africa Settentrionale, con Quartier generale a Homs.

Si arriva cosi allo scoppio del secondo conflitto mondiale.

Dopo la morte di Balbo passò alle dirette dipendenze del Generale Graziani e durante l’avanzata sul Sidi el-Barrani ebbe il comando tattico delle truppe, e se un poco di slancio vi fu, lo si dovette a lui, che in un caso andò addirittura a stanare dei tenenti d’artiglieria che erano scappati e li riportò ai pezzi.

Il 9 dicembre scattò la controffensiva inglese che costrinse le truppe italiane a una precipitosa ritirata. Comandante della retroguardia Bergonzoli si asserraglio dentro Bardia con i resti delle Divisioni del Regio Esercito Catanzaro, Cirene, Marmarica, e due divisioni della Milizia la XXIII marzo e  la XXVIII ottobre.

I britannici posero sotto assedio Bardia da mare, da terra e dal cielo.In tale occasione, Mussolini scrisse a Bergonzoli:

“Vi ho dato un compito difficile ma perseguibile dal Vostro coraggio e dalla Vostra esperienza da vecchio e intrepido soldato – il compito di difendere la fortezza di Bardia fino all’ultimo. Sono certo che la ‘Barba Elettrica’ e i suoi impavidi soldati resisteranno ad ogni costo, leali fino all’ultimo.”

La risposta di Bergonzoli non si fece attendere:

“Sono consapevole di questo onore e ho riportato oggi alle mie truppe il Vostro messaggio – semplice ed inequivocabile. A Bardia siamo e ci resteremo.”

Gli attacchi iniziarono il 10 dicembre 1940 e terminarono con la resa di Bardia il 5 gennaio 1941. Il generale Bargonzoli riuscì a sfuggire alla cattura e a percorse a piedi circa 120 km raggiungendo Tobruch. La piazzaforte cadde il 21 gennaio 1941 e anche questa volta “Barba elettrica riuscì a sfuggire alla cattura.

La 10^ armata italiana cessò di esistere dopo la battaglia di Beda Fomm conclusasi il 5 febbraio 1941. Bergonzoli si arrese e fu fatto prigioniero dagli inglesi il 7 febbraio 1941 e deportato a Yol in India.

Il generale Bergonzoli, scattata dopo la cattura da parte delle truppe ingles

Bergonzoli dopo la cattura da parte delle truppe inglesi

Fu poi consegnato agli americani che lo rinchiusero in un campo di prigionia negli Stati Uniti dapprima a Monticello, poi in Arkansas e infine a Hereford  in Texas nel campo che era riservato a chi aveva deciso di non collaborare con gli alleati.

Dopo la firma dell’armistizio dell’ 8 settembre 1943, rifiutò qualsiasi forma di collaborazione con gli alleati  e per questo fatto venne punito con l’internamento nel reparto psichiatrico dell’ospedale militare di Long Island, New York per circa due anni e mezzo, fatto passare per pazzo e rinchiuso in una camera dalla pareti imbottite.

Tornò in Italia nel 1946 riprendendo per breve tempo la vita militare, e venendo promosso al rango di Generale di corpo d’armata nel 1947.

Congedatosi definitivamente visse a Cannobio fino alla morte, avvenuta il 31 luglio 1973, ricoprendo anche l’incarico di presidente dell’Associazione nazionale degli ex combattenti italiani in Spagna.

Tuttora riposa in una modesta tomba nel cimitero del paese.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

Annunci

7 risposte »

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.