2^ G.M. Africa Settentrionale

La 131ª Divisione corazzata “Centauro”

La grande unità del Regio Esercito inizio’ il suo periodo di addestramento nei pressi di Siena, per essere poi trasferita nel corso dell’estate del 1939 nella zona di Tirana.

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Il 28 ottobre giorno italiano alla Grecia, l’unità risultava inquadrata nel XXV Corpo d’armata.

Le forze a disposizione erano alquanto scarse sia numericamente che qualitativamente. In organico vi erano solamente 4.000 uomini, 163 carri L e 24 pezzi di artiglieria.

Il giorno dell’attacco la divisione venne impegnata su due colonne. La principale comprendente la componente corazzata della divisione, impegnata nella conca di Kalibaki, non riuscì a sfondare le difese nemiche e, quando scattò il contrattacco greco, fu utilizzata per coprire la ritirata delle divisioni Ferrara e Modena.

Successivamente fu impiegata per distaccamenti su varie parti del fronte. Ritirata dal fronte il 4 febbraio 1941 iniziò la riorganizzazione, ricevendo il 1º Reggimento Bersaglieri ed il IV Battaglione Carri M, che finalmente sostituivano gli inutivili carri L. Alla fine di marzo fu trasferita a Scutari, per fronteggiare le forze della Jugoslavia, in previsione dell’attacco che sarebbe scattato di lì a poco.

Carro L 3/33 sul fronte greco/albanese

Posto alle dipendenze del XVII Corpo d’Armata, ebbe violenti scontri sul Prini That e sul Prini Banush, riuscendo infine a sfondare le linee nemiche presso Kopliku. Il 17 aprile raggiunse Ragusa, incontrandosi con le avanguardie della divisione corazzata Littorio, provenienti da Zara. L’11 maggio 1941 iniziò a reimbarcarsi per rientrare in Italia, dove l’unità fu smembrata perdendo il 1º Reggimento bersaglieri e il 31º Reggimento carristi, sostituito dal 131º Reggimento carri (fornito principalmente di carri francesi di preda bellica).

Successivamente il 31º Reggimento Carristi, riorganizzato su battaglioni di carri M, fu riaggregato alla divisione, che fu trasferita in Piemonte sotto il comando del generale Carlo Calvi di Bergolo, inquadrata nel XXII Corpo d’armata, in attesa del trasferimento in Africa settentrionale, destinazione per cui partì a novembre dello stesso anno. I convogli in quel periodo subivano forti perdite e in Africa arrivarono solo 16 carri medi e 28 autoblindo AB41.

A dicembre aveva incominciato a operare anche la Centauro con il XIV e XVII battaglione carri M, mentre i semoventi insieme a reparti minori si trovavano ancora in Italia. Successivamente si aggiunse il XV battaglione carri M e una compagnia di semoventi da 75/18 inquadrati nella L Brigata speciale “Imperiali”, il miglior mezzo che le truppe corazzate italiane ebbero a disposizione nel secondo conflitto mondiale.

L’ottimo semovente da 75/18

Purtroppo come troppe volte successe il mezzo arrivo tardi, i primi pezzi si videro solo nella battaglia di El Alamein e nonostante il numero ridotto, riuscirono tuttavia a mettere più volte in difficoltà le truppe alleate. Tornando alla Centauro occorre precisare che nella sua permanenza in territorio africano non venne mai impiegata come reparto organico, mal comune a molte unità italiane utilizzate alla spicciolata e buttate nella fornace a tamponare le falle

La maggior parte dei carri (XIV e XVII Battaglione) operarono sotto il comando del Raggruppamento “Cantaluppi”, che aveva già assorbito quanto restava dell’Ariete e della Littorio. Dopo una serie di acquisizioni e perdite di unità, all’inizio del 1943 il Raggruppamento Cantaluppi, assieme a reparti del 5º reggimento e del 31º reggimento carri giunti dalla Grecia, formava la Divisione Centauro. Nei  primi mesi dell’anno la Centauto fu protagonista delle prime e uniche vittorie del Regio Esercito su quello statunitense, nelle battaglie del passo di Kasserine e di El Guettar.

Nel gennaio 1943 la divisione partecipò a uno scontro presso Ousseltia, dove i francesi subirono trecento perdite e lasciarono sul terreno molti mezzi e cannoni. La Centauro fu inquadrata nella 5ª Panzerarmee, a sua volta inquadrata, a partire dal 23 febbraio, nell’ Heeresgruppe Afrika. In quei gironi si stava svolgendo quella che poi sarà l’ultima offensiva delle forze dell’Asse in Africa settentrionale.

La controffensiva era scattata il 19 febbraio nella regione della grande dorsale delle montagne dell’Atlante, nella Tunisia centro-occidentale e vedeva impegnati elementi dell’ Afrika Korps del feldmaresciallo Erwin Rommel e una parte della 5^ Panzerarmee del generale Hans-Jürgen von Arnim. Al passo di Kasserine i reparti della “Centauro” attaccarono in massa i reparti corazzati americani, sfondando la linea degli Sherman, costringendo gli americani ad arretrare sulla linea del Passo Kasserine.

Le inesperte truppe americane vennero praticamente messe in rotta dalle truppe dell’Asse e costrette ad abbandonare ingenti quantità di materiale. In termini chilometrici la battaglia rappresentò la più grande sconfitta delle forze statunitensi nella seconda guerra mondiale, respinte di 140 km in una sola settimana.

Il 23 febbraio, un massiccio attacco aereo costrinse le truppe italo-tedesche ad arretrare e il passò tornò sotto il controllo americano; la Divisione “Centauro”, rimasta a corto di mezzi, in quanto ne aveva ceduti ad altre unità e aveva perso dei veicoli che le erano stati assegnati durante il trasporto via mare, dovette armare dei gruppi appiedati, contava il 10 marzo 1943 soltanto trenta veicoli da combattimento (due semoventi 75/18, diciotto carri M14 e dieci autoblindo AB41) del XVII battaglione, e con questo materiale venne costituito il Raggruppamento corazzato “Piscitelli”. Il 20 marzo 1943 la Divisione Centauro, schierata a Gafsa fu attaccata dall’intero II Corpo statunitense.

Le scarse truppe della Centauro (6.000 uomini, 48 cannoni di piccolo calibro, 2 semoventi da 75/18, 18 carri armati M14/41, una dozzina di cannoni anticarro da 47/32 e una decina di autoblindo), distribuite su un fronte di 70 km, resistettero per 12 giorni ai continui attacchi degli oltre 80.000 uomini americani, prima di essere sostituite in linea dalla 21ª Panzerdivision germanica.

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Colonna di carri M14/41 in Africa settentrionale

La battaglia che aveva visto la Centauro resistere a oltranza e non cedere terreno, segnò anche la sua fine, essendo uscita praticamente annientata. La 131ª divisione Centauro venne considerata sciolta, in zona di guerra il 7 aprile 1943, tuttavia i suoi valorosi reparti, continueranno, aggregati ad altre unità a combattere valorosamente.

I suoi bersaglieri con il Kampfgruppe Manteuffel mentre i carri, sempre sotto comando italiano, alla 10ª Panzerdivision nel Ragguppamento corazzato “Piscitelli” che continuò a resistere con diciassette carri M14 del XIV battaglione, dieci semoventi del 557º Gruppo e quattordici carri tedeschi della 21ª e 15ª Panzer Division, affrontando circa duecento corazzati inglesi.

Nello scontro durato circa due ore i semoventi da 75/18 respinsero i corazzati inglesi, dopo averne distrutti ventotto con la perdita di soli quattro mezzi. Al 10 aprile il Raggruppamento “Piscitelli” poteva contare su undici carri M14 e dodici semoventi 75/18, il Gruppo autoblindo Nizza e il GECo Monferrato con quaranta mezzi AB41. Il 22 aprile il comando della 1ª Armata, inquadrata anch’essa, nell’Heeresgruppe Afrika decise di riunire al “RECo Lodi”, che aveva perduto, in 5 mesi di lotta, il 50% del personale e il 60% del materiale, tutti i reparti corazzati esistenti in Tunisia.

Vennero così assorbiti tutti gli elementi meccanizzati italiani il Reco passò agli ordini della 5. Panzerarmee prendendo parte alla difesa della Linea del Mareth, nella vittoriosa battaglia di Gebel bou Kournine contro gli inglesi del 25 aprile 1943 e successivamente alla difesa di Capo Bon.

L’8 maggio a Biserta, quando restavano operativi solo cinque carri M 14, quattro Tiger tedeschi e sei semoventi 75/18 ci fu l’ultima battaglia, un ultimo episodio che vide la vittoria sul campo dei corazzati italiani, quando ormai la campagna era perduta. Il 10 maggio Capo Bon viene investito da notevoli forze corazzate. Il R.E.Co. resistette, ma l’avanzata delle forze anglo-americane, con l’appoggio di truppe francesi, superiori per uomini e mezzi, che provenivano contemporaneamente dalla Libia e dall’Algeria, causò gravissime perdite ai reparti italo-tedeschi.

L’11 maggio 1943, dopo aver combattuto a nord ovest di Boufichia, sino ad ogni possibilità umana, ciò che rimaneva del R.E.Co. fu annientato in durissimi combattimenti e il 13 maggio 1943 disciolto. Si risentirà parlare della Centuaro nei giorni immediatamente successivi alla caduta del fascismo.

Il 27 luglio 1943 l’unità venne ricostituita con il nome di 136ª Divisione Corazzata “Centauro II” per cambio di denominazione della 1ª Divisione corazzata “M”, divisione d’élite di fedelissimi al regime fascista, equipaggiata con materiale fornito dalla Germania.. Vennero sostituiti tutti gli ufficiali della Milizia con ufficiali di sicura fede monarchica.

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Un panzer IV in forza alla 1^ divisione corazzata “M” della MVSN

Al comando del generale Giorgio Carlo Calvi di Bergolo, l’unita’ venne inquadrata all’interno del Corpo d’armata motocorazzato (CAM) predisposto in funzione della difesa di Roma. Nelle concitate giornate che seguirono l’armistizio dell’ 8 settembre, fu tuttavia l’unica unità che rimase inattiva, senza mai essere coinvolta nei combattimenti con le forze tedesche. A seguito dell’occupazione tedesca di Roma la “Centauro II” fu definitivamente sciolta ed i suoi armamenti requisiti dalla Wehrmacht.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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