2^ G.M. Campagna d'Italia

I COSACCHI IN ITALIA Parte II la sconfitta del Reich e il tradimento alleato

L’immagine in evidenza del presente post rappresenta il quadro di S.G. Korolkoff  denominato“Il tradimento dei cosacchi a Lienz”, e nel post odierno, seconda e ultima parte della storia dei cosacchi in Italia, spiegheremo come fini la tragica permanenza dei cosacchi nel cosiddetto Kosakerland, la zona in Carnia che i nazisti avevano promesso ai cosacchi dopo la vittoria nel secondo conflitto mondiale.

Nella prima parte della storia dei cosacchi in Italia abbiamo narrato le ragioni del loro arrivo nella Carnia e l’organizzazione che si dettero nei sette mesi della loro permanenza oggi tratteremo la sorte dei cosacchi a seguito della sconfitta delle armate del Terzo Reich e l’ignobile comportamento alleato nei loro confronti.

Quando giunsero in Carnia nell’agosto del 1944 dettero impressione di popolo in fuga tanto che un alto funzionario nazista locale, si precipitò ad inviare a Berlino una relazione allarmata:

«Ci si aspettava brigate e reggimenti cosacchi bene organizzati, che potessero essere immediatamente impiegati nelle lotte contro le bande. Non era noto a sufficienza che si trattava di profughi, i quali erano da diversi mesi in cammino dall’est a piedi e per ferrovia, con attrezzature, armamento ed abbigliamento di emergenza, e che nelle carovane si trovavano le famiglie dei cosacchi in armi…».

Quest’aspetto da Armata Brancaleone trasse inizialmente in inganno anche i comandanti delle formazioni partigiane sia italiane che slave, ma ben presto entrambi impararono a conoscere sulla loro pelle e su quella degli abitanti dei paesi della Carnia e dell’Alto Friuli la feroce, selvaggia efficacia della repressione cosacca.

Foto-di-gruppo-di-Cosacchi

A capo delle formazioni cosacche venne posto l’atamano (era il più alto grado militare dei cosacchi) Pëtr Nikolaevič Krasnov, convinto anticomunista. Suo diretto superiore era il generale tedesco Helmuth von Pannwitz, a cui Hitler nel 1942, aveva affidato il comando delle truppe cosacche, alleate della Wehrmacht costituite dalla I divisione cosacca e dal XV SS-Kosaken Kavallerie Korps.

I cosacchi prima di giungere in Carnia parteciparono a violenti scontri contro i partigiani in Iugoslavia, durante i quali commisero atrocità contro la popolazione civile, incluse deportazione di massa ed esecuzione sommarie di partigiani e sospetti. La cosa portò il generale tedesco ad emanare un ordine in data 20 ottobre 1943 che implicava l’utilizzo della pena di morte per quei cosacchi che avessero nuovamente infierito contro la popolazione civile, facendo eseguire dodici condanne a morte per fucilazione.

Dal febbraio 1945, nonostante le rimostranze di von Pannwitz, il corpo cosacco fu inglobato nella Waffen-SS e continuò ad operare contro le sempre più dilaganti formazioni partigiane. Nell’aprile del 1945 quando, con la guerra volgeva ormai alla fine, le formazioni cosacche decisero di non arrendersi ai Partigiani, temendo di finire uccisi. Così 25 mila tra uomini, donne e bambini, con migliaia di cavalli e qualche cammello si diressero in Austria, valicando in mezzo alla neve il Passo di Monte Croce Carnico.

La loro marcia fu avversata da freddo e fame ma riuscirono a raggiungere seppur stremati la zona di Lienz in Austria. Qui trovarono ad accogliergli gli inglesi che li ammassarono in un’ampia area alle porte della città, dove erano già accampati migliaia di Caucasici che avevano combattuto per la Germania. Il 24 maggio vennero sequestrati i loro cavalli e il 27 dovettero consegnare le loro armi ai comandi britannici con la promessa di un possibile trasferimento in Canada.

Promessa che rimase sulla carta in quanto dopo aver catturato con l’inganno tutti gli ufficiali, gli inglesi circondarono l’immenso accampamento e con la forza delle baionette spinsero questa umanità terrorizzata su treni con destinazione l’Unione Sovietica e la morte certa. Migliaia di persone, specie donne con i loro bambini, preferirono suicidarsi sul posto, gettandosi nelle gelide acqua della Drava, molti furono uccisi dal fuoco inglese mentre cercavano di fuggire o durante i rastrellamenti nelle fattorie della zona.

Era il primo giugno del 1945 quando 25 mila persone delle 32 mila ammassate furono consegnate ai sovietici che non si limitarono a questo ma nei giorni successivi compiranno raid  nei campi di prigionia sotto controllo americano ed inglese, prelevando a forza altre centinaia di persone, per lo più anziani, donne e bambini. In tutto furono consegnati ai sovietici 150 mila persone.

La maggior parte di loro fu passata per le armi, qualcuno finì i suoi giorni nei gulag o nelle miniere degli Urali dove fu privato del diritto di risalire in superficie. La tragedia dei cosacchi “friulani” è rimasta a lungo sconosciuta o negata, anche in Inghilterra, dove gli ufficiali che presero parte attiva all’ operazione si ostinano a giustificasi dicendo di “aver semplicemente obbedito agli ordini”, una frase usata anche dagli ufficiali nazisti che vennero in seguito processati a Norimberga!

Von Pannwitz che al momento della consegna dei cosacchi ai sovietici, decise di non separarsi dai suoi uomini recluso un anno e mezzo insiene ai principali comandanti dell’armata cosacca. Fu celebrato un velocissimo processo, che si concluse con la condanna a morte per tutti gli imputati. Krasnov fu impiccato il 17 gennaio 1947 a Mosca, appeso per il mento ad un gancio di ferro, le mani legate dietro la schiena, anche gli altri capi cosacchi: Andrej Škuro, Timofeï Domanov, Sultan Ghirey-Keletch, Simon Krasnov vennero giustiziati. La salma di Krasnov fu cremata, le sue ceneri vennero gettate in una fossa comune del monastero Donskoj di Mosca.

Stessa sorte tocco al generale von Pannwitz, che cinquanta anni dopo, il 23 aprile 1996 sarà riabilitato dal presidente sovietico Boris Eltsin e dal Military High Prosecutor di Mosca che, riabilitarono lo stesso, in quanto falsamente accusato di crimini di guerra, come vittima delle persecuzioni staliniane e concessero una pensione alla sua famiglia.

Commemorazione cosacca al cimitero di Lienz

A Lienz, in località detta Peggetz, sulle rive della Drava sorge oggi un cimitero semi nascosto. Qui, il 2 giugno di ogni anno centinaia di cosacchi provenienti da tutto il mondo si ritrovano in questo luogo simbolo, dove i sepolti sono però soltanto trecento.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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