2^ G.M. Regia Aeronautica

Un “marsupiale” per la Regia Aeronautica

ll Savoia Marchetti S.M. 82 era un trimotore, monoplano ad ala media, sviluppato dall’azienda aeronautica italiana Savoia-Marchetti nei tardi anni trenta. Venne equipaggiato con motori forniti dall’Alfa Romeo e costruito in 875 esemplari. L’armamento difensivo standard per i “Marsupiali” era rappresentato da 4 mitragliatrici, di cui una (dorsale) da 12,7 mm mentre le rimanenti erano del calibro di 7,7 mm.

Fu uno dei più longevi velivoli utilizzati dall’aeronautica militare italiana, rimanendo in servizio dal 1938 al 1960. Volò la prima volta il 30 ottobre 1939 come modello da trasporto, mentre il modello armato volò il 5 febbraio 1940. Il “Marsupiale” concepito inizialmente, come aereo da trasporto pesante a partire dal S.M.75, poteva trasportare carichi pesanti ed ingombranti e fino a 40 uomini equipaggiati di tutto punto, oppure fino a 28 paracadutisti con il relativo equipaggiamento.

Reparto di paracadutisti in attesa di essere imbarcato
Nella versione da bombardamento era equipaggiato con 4.000 kg. di bombe o spezzoni. La versione da trasporto fu anche la prima ad essere impiegata operativamente ed al momento dell’entrata in guerra, erano solamente 12 i velivoli operativi in questa versione ed assegnati ad un unico Gruppo Trasporto. Anche la Luftwaffe dimostro di apprezzare le qualità del velivolo e ne ordino un consistente quantitativo ricevendo prima dell’armistizio circa 200 macchine.

Nella fase della guerra a fianco della Germania venne impiegato praticamente su tutti i fronti sia in versione da trasporto che come bombardiere. Per la sua larga autonomia esso fu in pratica l’unica macchina della Regia Aeronautica a poter compiere le operazioni di bombardamento, a largo raggio.

Operazione di manutenzione a un S.M. 82
Furono sempre i marsupiali a compiere le operazioni su Gibilterra e su Alessandria di Egitto, le due basi inglesi che controllavano gli ingressi orientale e occidentali del mare Nostrum. L’operazione più famosa dei Marsupiali venne compiuta nella notte fra il 18 e il 19 ottobre 1940. Essa rimarrà un record imbattuto per tutta la durata del secondo conflitto mondiale.
Si trattava di compiere un operazione di bombardamento dei pozzi petroliferi di Manama situati nella penisola arabica. Un operazione che oltre ai risultati militari rappresentava un operazione propagandistica molto più importante. I pozzi rifornivano le armate britanniche che combattevano in Africa settentrionale ed erano completamente indifesi, essendo situati in una posizione che si riteneva irraggiungibile per un operazione di bombardamento aereo. La formazione di 4 marsupiali del 41° Gruppo Autonomo, agli ordini del Ten. Col. Ettore Muti decollò dall’ aeroporto di Gadurrà nell’ isola di Rodi. Gli aerei imbarcavano 3000 litri di carburante in più alla dotazione massima e bombe a da 15 kg a frammentazione. La visibilità era scarsissima infatti uno dei 4 SM82 perse il contatto visivo con la formazione restando indietro, intorno alle ore 02:00 del 19 ottobre i velivoli furono sopra le isole Bahrain 3 aerei sganciarono il loro carico dirompente sulla raffineria, il quarto velivolo rimasto separato dalla formazione sganciò per errore le bombe su Dhahran, senza provocare danni.
I quattro bombardieri iniziarono la rotta di rientro intorno alle 05:00 con l’intento di dirigersi in Eritrea ed atterrare sull’ aereoporto di Massaua. Giunti vicino la linea della costa, vengono avvertiti che Masaua e zone limitrofe a nord erano sotto attacco, i quattro decisero di dirottare verso l’aeroporto più vicino che era situato a Zula a circa 60 Km da Massaua, con un volo radente sul mare – per non essere intercettati dagli inglesi – alle ore 09:00 gli SM82 atterrarono a Zula con un autonomia di soli 30 minuti di volo.

Nessuna altra aeronautica riuscirà ad eguagliare l’impresa che rimase l’operazione di bombardamento più lunga della seconda guerra mondiale.

Come detto presto servizio nei trasporti su tutti i fronti dove risultarono impegnate le forze armate italo-tedesche. Particolare importanza furono i rifornimenti di materiali verso i territori dell’Impero in Africa Orientale, essendo il “marsupiale” l’unico mezzo in grado di raggiungere quelle zone. In occasione dell’occupazione italo-tedesca della Tunisia, il “Marsupiale” venne impiegato massicciamente per rifornire le truppe dell’Asse in Africa, e successivamente per evacuare truppe e personale militare e civile, affrontando un numero soverchiante di aerei da caccia alleati, quasi sempre senza una adeguata scorta.

L’estrema pericolosità delle missioni, in teatri che ormai erano caratterizzati dalla superiorità aerea delle forze anglo-americane, determinarono l’abbattimento di un numero elevato di velivoli, tanto che gli esemplari superstiti alla data dell’armistizio era intorno al centinaio.

Dopo l’armistizio cinquantina di esemplari prestarono servizio per l’Aeronautica Nazionale Repubblicana e, inquadrati nei gruppi da trasporto Terracciano e Trabucchi, vennero impiegati prevalentemente sul fronte orientale.

Una trentina di esemplari, invece, prestarono la loro opera nelle file dell’Aeronautica Cobelligerante Italiana, trovando impiego nello Stormo Notturno (di base a Lecce) e fornendo supporto alle truppe italiane impegnate nei Balcani.

Operazioni di scarico da un marsupiale
dell’Aeronautica cobelligerante

La Luftwaffe assorbì tutta la produzione successiva di nuovi velivoli, che impiegò in prevalenza sul fronte orientale e, negli ultimi mesi del conflitto, nel nord della Germania.

Marsupiale con i contrassegni della Luftwaffe 

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