2^ G.M. Africa Settentrionale

28 giugno 1940 – La morte del Maresciallo dell’Aria Italo Balbo

« Il giorno 28, volando sul cielo di Tobruch, durante un’azione di bombardamento nemica, l’apparecchio pilotato da Italo Balbo è precipitato in fiamme. Italo Balbo e i componenti dell’equipaggio sono periti. Le bandiere delle Forze Armate d’Italia s’inchinano in segno di omaggio e di alto onore alla memoria di Italo Balbo, volontario alpino della guerra mondiale, Quadrumviro della Rivoluzione, trasvolatore dell’Oceano, Maresciallo dell’Aria, caduto al posto di combattimento. »

Bollettino straordinario n. 19

Italo Balbo in divisa da aviatore

 

Due giorni dopo la sua morte, un aereo britannico paracadutò sul campo italiano dove era successo il tragico episodio, a conferma della stima di cui godeva anche presso, i nemici, una corona di alloro con un biglietto di cordoglio:

« Le forze aeree britanniche esprimono il loro sincero compianto per la morte del Maresciallo Balbo, un grande condottiero e un valoroso aviatore che la sorte pose in campo avverso. »

Ebbe a dichiarare Benito Mussolini all’indomani del fatto:

«un bell’alpino, un grande aviatore, un autentico rivoluzionario. Il solo che sarebbe stato capace di uccidermi»

Chi era Italo Balbo, l’unico uomo secondo Mussolini in grado di ucciderlo? La sua vita è piena di avvenimenti e di avventure. come pochi altri personaggi, cercherò di sintetizzarla, perché la biografia sarebbe veramente lunga e rischierei di annoiare il lettore.

Egli nasce il 6 giugno 1896 a Quartesana di Ferrara da padre piemontese e madre romagnola, e cresce in una famiglia, che lo educò al rispetto assoluto per la Monarchia e all’ammirazione per la carriera militare.

Nel 1914 Italo Balbo si schierò decisamente con il movimento interventista che chiedeva a gran voce l’entrata in guerra dell’Italia per liberare le ultime terre italiane ancora in mano agli austro-ungarici. Proprio durante una manifestazione a favore dell’intervento, conobbe a Milano l’uomo che segnerà tutta la sua esistenza. il futuro Duce Benito Mussolini.

Il Tenente Italo Balbo, Comandante del

Reparto Arditi del Battaglione

Pieve di Cadore, 7º Reggimento Alpini

Nel 1915 Italo Balbo entra nella scuola militare di Modena come Allievo Ufficiale, e dopo 5 mesi viene mandato con il grado di “aspirante” al battaglione degli Alpini “Val Fella”. Passa alcuni in mesi in Carnia in forza al suddetto reparto con il grado di sottotenente chiedendo un trasferimento nell’aviazione. Nel mese di ottobre viene mandato al deposito aeronautico di Torino, dove viene trasferito il 22 ottobre 1917. Due giorni dopo ebbe inizio l’offensiva austriaca di Caporetto che travolge il fronte Italiano ; il battaglione “Val Fella” viene circondato e gli Alpini uccisi o fatti prigionieri.

Balbo chiede nuovamente il trasferimento per essere mandato in trincea, il 4 aprile del 1918 viene rimandato nel battaglione di Alpini “Pieve del Cadore”, dove gli viene affidato il comando del reparto d’assalto del battaglione, per essere precisi con un gruppo di “arditi” votati alla morte destinati alle azioni di guerra più pericolose. Nel 1918, al comando del reparto d’assalto del battaglione Alpini “Pieve di Cadore”, partecipò all’offensiva sul monte Grappa che liberò la città di Feltre. Alla testa dei suoi Arditi negli ultimi mesi di guerra si guadagnerà bene 3 medaglie al valor militare, 2 argento e 1 di bronzo.

Tornato nella sua Ferrara si iscrive al Partito Nazionale Fascista e il 13 febbraio 1921 viene nominato segretario del Fascio della sua città e subito diviene uno degli esponenti di spicco, oltre che organizzatore e comandante dello squadrismo agrario, riuscendo ad avere ai suoi ordini tutte le squadre d’azione dell’Emilia-Romagna.

Balbo a fianco di Mussolini durante la Marcia su Roma

Quadrumviro della marcia su Roma, divenne prima comandante generale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e sottosegretario all’economia nazionale. Il 12 settembre 1929, a soli trentatré anni, Italo Balbo fu nominato ministro dell’Aeronautica, veste in cui promosse e guidò diverse crociere aeree come la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile e la crociera aerea del Decennale. La prima idea per una crociera aerea oltreoceano gli venne in mente, mentre si trovava negli Stati Uniti per un congresso internazionale aeronautico, Uniti, dove si convinse che il primo gruppo di aerei che avesse attraversato in formazione l’oceano Atlantico sarebbe passato alla storia.

Gli idrovolanti partirono per la crociera aerea transatlantica Italia-Brasile da Orbetello il 17 dicembre 1930, guidati personalmente da Balbo e dal suo secondo pilota Stefano Cagna, alla volta di Rio de Janeiro, dove arrivarono, non senza lutti e incidenti, il 15 gennaio 1931 dove vennero accolti personalmente dal Presidente del Brasile Getúlio Dornelles Vargas.

La seconda crociera atlantica, la crociera aerea del Decennale, venne organizzata per celebrare il decennale della Regia Aeronautica. Essa si svolse dal 1º luglio al 12 agosto del 1933 e vide Baldo alla testa di durante la quale Balbo guidò la trasvolata di venticinque idrovolanti S.55X partiti da Orbetello, raggiungere Chicago dopo essere passato dal Canada.Durante la trasvolata, il 26 giugno, Balbo era apparso nella copertina della rivista TIME. I record aeronautici gli regalarono un immensa popolarità sia in Italia sia nel mondo intero, ma potarono anche la gelosia degli altri gerarchi e Mussolini a considerarlo un potenziale rivale politico.

Il 13 agosto 1933, venne insignito del grado di maresciallo dell’aria, un titolo onorifico, della Regia Aeronautica equivalente a quelli di maresciallo d’Italia del Regio Esercito e di grande ammiraglio della Regia Marina. Italo Balbo fu l’unico ad essere insignito di tale titolo.

Per questo si decide di allontanarlo da Roma, venne promosso governatore della Tripolitania italiana, della Cirenaica italiana e del Fezzan. dove giunse il 16 gennaio 1934.

Appena sbarcato a Tripoli e subito dette un fortissimo impulso alla colonizzazione italiana della Libia, organizzando l’afflusso di decine di migliaia di pionieri dall’Italia e seguendo una politica di integrazione e pacificazione con le popolazioni musulmane, affermando che, diversamente dalle popolazioni dell’Africa orientale, quelle libiche avevano un’antica tradizione di civiltà e che col tempo, grazie alla loro intelligenza e alle loro tradizioni, si sarebbero portate al di sopra del livello coloniale. Per questo fece immediatamente chiudere cinque campi di concentramento italiani creati contro le popolazioni locali. Per suo volere nello stesso 1934, Cirenaica, Tripolitania e Fezzan, si fusero in un’unica colonia: la Libia, procedendo poi ad una nuova organizzazione territoriale su province.

Ampliò la superficie del territorio nazionalizzato a 1.250.000 acri, adoperandosi per migliorare la situazione delle popolazioni locali finanziando servizi scolastici e sanitari, rifornimenti idrici e servizi di consulenza agricola; in Cirenaica, tuttavia, per rinsaldare la sconfitta dei Senussi, vennero confiscate le proprietà delle tribù e la loro struttura sociale distrutta, deportandone i membri per farne una riserva di manodopera a basso costo.

Nel 1938 guidò di persona un convoglio di diciassette navi partito dall’Italia alla volta della Libia con a bordo 1.800 famiglie, per la cui venuta furono fondati 26 nuovi villaggi, principalmente in Cirenaica, ognuno con un municipio, un ospedale, una chiesa, un ufficio postale, una stazione di polizia, un locale per bere il caffè, una cooperativa di consumo, un mercato e una sede del PNF. Sull’evento fu organizzata una grande campagna pubblicitaria, che Mussolini fece presto tacere per non dare troppo risalto alla figura di Balbo.

Tripoli 1938 Balbo con il Reichsmarschal Hermann Göring

che riceve gli onori dalla Guardia Libica.

Giungiamo ai giorni dell’entrata in guerra dell’Italia. Balbo che è comandante generale delle Forze Armate italiane in Africa Settentrionale si trova sempre in prima linea soprattutto per tranquillizzare le truppe italiane contro la minaccia delle incursioni delle autoblindo britanniche. Le nostre truppe e i nostri comandi, infatti ancora ancorati alla guerra statica, si trovavano per la prima volta ad affrontare incursioni provenienti da truppe meccanizzate, cosa assolutamente nuova.

Il 21 giugno 1940 a Bir el Gobi, ai comandi del suo Savoia Marchetti S.M.79 avvista un autoblinda britannica. Il governatore scese immediatamente a terra per guidare le truppe mentre il secondo pilota Ottavio Frailich ridecollò subito circuitando con aria minacciosa sopra l’autoblindo, poi catturato dalle truppe di terra coordinate da Balbo.

L’episodio sembra in sé insignificante ma è proprio in un altra missione di cattura di autoblindo britanniche che Balbo decolla per l’ultima volta, il 28 giugno da Derna. Obbiettivo della missione è raggiungere il campo d’aviazione “T.2” di Tobruch con due trimotori S.M.79, uno pilotato da lui stesso e uno dal generale Felice Porro, comandante della 5ª Squadra aerea e da li partire per un incursione per cercare di catturare alcune autoblindo nemiche.

L’equipaggio era costituito da Italo Balbo, il pilota, il maggiore Ottavio Frailich, secondo pilota, il capitano motorista Gino Cappannini e il maresciallo marconista Giuseppe Berti. Frailich, Cappannini e Berti erano tutti “atlantici” che avevano già volato con Balbo nella Crociera del Decennale. All’equipaggio vero e proprio si aggiunsero il maggiore Claudio Brunelli, i tenenti Cino Florio e Lino Balbo (cognato e nipote di Italo Balbo), il console della Milizia Enrico Caretti e il capitano Nello Quilici, direttore del Corriere Padano e padre di Folco Quilici.

Giunti in vista di Tobruch verso le 17:30 i piloti videro alte colonne di fumo dovute a un attacco britannico e Balbo ordinò di atterrare per verificare la situazione. Si avvicina così alla piazzaforte senza aver tuttavia avvisato prima la base. Scambiato per uno degli aerei britannici che poco prima avevano attaccato le attrezzature della base, sia dalla contraerea con base a terra, sia dell’incrociatore San Giorgio, vecchia unità della Regia Marina ormai ancorata nel porto come batteria galleggiante, venne preso di mira dalle batterie dalla contraerea.

L’aereo di Porro riuscì a compiere una manovra diversiva e non fu centrato, mentre quello di Balbo, ormai in fase di atterraggio, colpito, non si sa se dal San Giorgio o dalle mitragliere di terra, precipitò in fiamme al suolo, provocando la morte di tutto l’equipaggio.

Immagine dei funerali solenni a Tripoli

Le giornate dal 29 giugno al 4 luglio 1940 vennero dichiarate di lutto nazionale. Il 30 giugno il corteo funebre portò le salme dei caduti fino a Bengasi, dove il 1º luglio si svolsero i riti funebri. Il giorno successivo le salme furono portate in aereo a Tripoli. Il 4 luglio, dopo una messa nella cattedrale di San Francesco, le bare vennero portate per le strade di Tripoli. Su proposta di Mussolini i resti di Balbo vennero sepolti nel luogo scelto per il monumento ai caduti, con l’idea di trasferirli in Italia a guerra finita.

Alla memoria venne concessa la Medaglia d’oro al valor militare con la seguente motivazione:

«Maresciallo dell’Aria, Quadrunviro e fedele soldato del Duce nell’ora della vigilia, del combattimento e della vittoria, insuperabile transvolatore di continenti e di oceani, colonizzatore di masse e reggitore di terre imperiali con le armi, con le leggi e con opere di romana grandezza, nel cielo di Tobruch, mentre si accingeva a scagliare oltre confine le valorose truppe ed i possenti stormi, concludeva con il sacrificio supremo l’eroica sua vita, nella memoria delle genti eternando le gesta e le glorie della razza. Cielo di Tobruk, 28 giugno 1940.»

La tomba ad Orbetello

Molte ipotesi sono state fatte circa un coinvolgimento di Mussolini nei fatti che portarono alla morte di colui per sua stessa ammissione, era l’unico che poteva ucciderlo, ma nessuna prova è mai stata trovata a suffragio della teoria. Lo stesso figlio del giornalista, Folco Quilici, ritenne l’ipotesi non sostenibile, sia per la grande quantità di soldati impiegati, che per altri elementi raccolti e descritti nel suo libro Tobruk 1940, pubblicato nel 2004.

La salma di Balbo e degli altri caduti nell’incidente di Tobruch rimasero in Libia fino al 1970, quando l’ondata di nazionalismo libico sollevata dal colonnello Gheddafi minacciò la distruzione dei cimiteri italiani nell’ex-colonia. La famiglia Balbo rimpatriò la salma in Italia e come luogo finale di sepoltura venne scelto Orbetello. Qui Balbo riposa con tutti i membri dell’equipaggio del suo ultimo fatale volo, ad eccezione di Nello Quilici.

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