Esercito Nazionale Repubblicano

I reparti nebbiogeni della R.S.I. sul mar Baltico

Oggi parliamo di un argomento ai più sconosciuto i reparti nebbiogeni del Regio Esercito schierati sul Mar Baltico. Fu lo stesso Oberkommando il comando supremo della Wehrmacht, le forze armate della Germania nazista, valutato il valore dei nebbiogeni italiani a richiedere nell’estate del 1942 il loro dislocamento nella Germania del Nord con funzioni di protezione antiaerea.

Fu cosi che nell’ottobre del 1942 quasi 2000 uomini al comando del capitano Di Pietro vennero dislocati a protezione della base di Peenemunde e delle isole baltiche di Usedom, Wollin e Swinemunde. Si trattava come detto di circa 2000 uomini e precisamente del II° battaglione agli ordini del maggiore Calafiore di stanza a Gotenhafen ed il III° battaglione agli ordini del maggiore Madau di stanza a Wilhelmshaven.

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Graduato e Ufficiale intenti a studiare
una carta geografica

La base berlinese di era rivelata troppo piccola inoltre la nuova situata sulla costa, permetteva il lancio dei razzi e il successivo monitoraggio, attraverso oltre 300 chilometri di acque aperte. Fra il 1937 e la fine della guerra qui gli scienziati tedeschi svilupparono le basi della tecnologia missilistica e due armi micidiali. Erano i primi missili le V1 e le V2. La prima sviluppata dalla Luftwaffe, l’aeronautica tedesca la seconda dell’Heer l’esercito tedesco. Nella base vennero sviluppate anche molte altre tecnologie fra cui forse la più importante la tecnologia della televisione a circuito chiuso installata sulle rampe di lancio delle V2 per seguirne i lanci dei razzi.

A protezione del sito supersegreto vennero appunto inviati nell’ottobre del 1942 due battaglioni del Regio Esercito specializzati nell’uso dei nebbiogeni con il compito di occultare il sito ai bombardieri alleati.

La collocazione geografica

La base rimase segreta per molto tempo fino a che ne venne rivelata la presenza da parte di elementi dell’Esercito clandestino polacco. Da quel momento il sito divenne bersaglio delle incursioni aeree alleate.

La più pesante avvenne nella notte fra il 17 e 18 agosto del 1943. Il bombardamento denominato in codice “operazione Hydra” vide quasi 500 bombardieri pesanti della RAF colpire le installazioni. Il tremendo bombardamento che spinse i tedeschi a spostare la produzione dei razzi sottoterra nelle montagne dello Hartz, costò la vita a 700 civili inermi.

Gran parte delle bombe venne infatti sganciata sull’abitato e sui campi dei lavoratori stranieri, manodopera coatta costretta dai tedeschi a lavorare nel sito produttivo. Nell’incursione perderà la vita anche Walter Thiel capo delle sviluppo dei motori dei razzi.

Bomba volante V1 diretta verso l’Inghilterra

I reparti nebbiogeni quando venne annunciato l’armistizio, l’8 settembre, rimasero al loro posto, non accettarono lo stesso e continuarono a combattere a fianco dei tedeschi. Inquadrati poi nell’Esercito Nazionale Repubblicano al momento della costituzione della Repubblica Sociale, vennero successivamente ampliati con altri 3 battaglioni, portando la forza dei reparti nebbiogeni a 5 battaglioni.

Nel 1944 la forza organica dislocata sul mar Baltico erano la seguente:

Comando Truppe Nebbiogene (Stettino)

I Battaglione Nebbiogeni(Schwinemunde-Wilhelmshafen) costituto nel marzo del 44 con base nelle isole di Ilsedom- Wollin

II Battaglione Nebbiogeni (Gotenhafen) con base a Gotenhafen e distaccamenti a Gommel e Pillau.

III Battaglione Nebbiogeni (Oderthal-Pillau) con base a Whillelmshaven e distaccamento a Emdem.

IV Battaglione Nebbiogeni (Stettino-Noos Jerbau) costituito nella primavera del 1944 a Emdem

V Battaglione Nebbiogeni (Grossborn-Zeit) Costituito nella primavera

Nelle ultime fasi della guerra i militari dei reparti nebbiogeni vennero impiegati come truppe di fanteria, sia nel tentativo di arginare le armate sovietiche, sia contro gli inglesi, Nell’aprile del ’45, il III° battaglione del capitano Barattini, senza più le attrezzature speciali e con gli effettivi ridotti, si ritrovò a combattere contro gli inglesi, finendo la guerra arrendendosi ad un’unità’ polacca. I superstiti del II° battaglione, riunito a Gotenhafen (vicino Danzica), dopo aver combattuto duramente fino alla fine, riuscirono ad imbarcarsi e ad evacuare via mare.

 

Copertina della Domenica del Corriere dedicata ai reparti nebbiogeni

Il I° battaglione del capitano Raffaele Di Pietro, schierato nelle isole di Usedom-Wollin, partecipò alla difesa costiera sino all’ultimo per proteggere l’evacuazione della popolazione civile.

Assediati dai sovietici, i reparti nebbiogeni italiani combatteranno fino al 3 maggio 1945, quando il Cap. Raffaele Di Pietro, comandante del I Btg Nebbiogeni  ammainò l’ultima bandiera della Repubblica Sociale Italiana sul suolo germanico.

Prima di chiudere il post, vogliamo ricordare che i reparti nebbiogeni non furono gli unici della Repubblica Sociale ad operare al fianco del vecchio alleato tedesco sul suolo germanico:

Oltre ad essi vi erano infatti:

 

Il III° Btg corazzato del 31° Rgt carristi, a Munzingen

Il I° Plotone carri “L” proveniente dall’Egeo

 Un Btg di “Fiamme Bianche”

 Un distaccamento del 141° Btg “M” proveniente da Creta

Rimasto nella parte della Germania Democratica sotto controllo sovietico, il sito venne in base agli accordi in gran parte distrutto a partire dal 1948. Ad oggi rimane in piedi solo l’edificio di quella che un tempo era la centrale elettrica trasformata in sede del Museo. All’ingresso si trova una razzo volante V2.

Vista del museo con una V2

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