2^ G.M. Africa Orientale

“Dubat” gli Arditi neri

I Dubat, anche noti come “Arditi neri”, erano i componenti delle truppe irregolari, impiegate dal Regio Corpo Truppe Coloniali della Somalia italiana. L’appellativo Dubat deriva da una espressione araba (ضباط; ḍubbāṭ) che significa “turbanti bianchi” (Dub=turbanti AT=bianchi). Il corpo fu istituito dal generale De Vecchi di Val Cismon governatore della Somalia Italiana, con Decreto Governatoriale del 23 luglio 1924. Venne istituito come “Bande di Confine” con la funzione di pattugliare e difendere le incerte frontiere della Somalia italiana dalle razzie provenienti dalla vicina Abissinia.

I requisiti per l’ arruolamento erano l’appartenenza ad una tribù guerriera, un’età tra i 18 e i 35 anni e il superamento della stessa prova di resistenza prevista per gli àscari. L’eventuale fallimento di quest’ultima costituiva per un aspirante dubat un motivo di grande vergogna e disonore (Quirico, Squadrone bianco, p. 255).

Il loro addestramento era affidato a graduati indigeni provenienti dai battaglioni coloniali. La gerarchia comprendeva 4 gradi: gregario, sotto capo, capobanda e comandante, contraddistinti gli ultimi tre da fiocchi da portare al collo neri, rossi e verdi. I dubat non avevano una vera e propria divisa stabilita dai regolamenti. Il loro abbigliamento consisteva in un turbante bianco e la futa, una stoffa che copriva gran parte del loro corpo sempre di colore bianco.

Dubat somalo

L’equipaggiamento, estremamente leggero, consentiva spostamenti rapidi e consisteva in un fucile a moschetto, in due cartuccere e in un billao, il classico pugnale somalo. Vennero armati soltanto in un secondo tempo di mitragliatrice. Da sottolineare che durante le operazioni militari queste stoffe bianche della “divisa” venivano spesso sostituite con abiti di altro colore, meno visibili agli occhi dei nemici. Si trattava di fanteria completamente appiedata ma furono costituite anche alcune bande di dubat cammellati, montati su dromedari. Montavano un’insolita varietà di dromedario chiamata Mehara, molto apprezzata per la sua capacità di percorrere a rapida andatura anche grandi distanze fino a 200 km al giorno.

A differenza di truppe di altri reparti del Regio Corpo Truppe Coloniali, i dubat non avevano diritto a viveri o altri mezzi di sostentamento; dovevano procurarsi autonomamente ciò di cui avevano bisogno per poter vivere. Nel Decreto di “Costituzione delle Bande Armate per le Residenze” del 27 Ottobre 1925 dell’Alto Commissario per l’Oltre Giuba Corrado Zoli cosi recitava l’art. 10:

“Non compete normalmente ai gregari alcuna razioni viveri. Tuttavia in caso di servizi particolarmente gravosi e disagiati per i quali sia necessaria un’assenza dalla sede della banda o dai distaccamenti di essa, superiore a giorni tre, potrà il Residente, con una disposizione motivata, da comunicarsi immediatamente all’Alto Commissario, concedere, in natura, la razione viveri che è stabilita per gli ascari del Corpo di occupazione. In ogni caso non potranno mai essere concesse razioni viveri in contanti”.

Al loro seguito, di norma in villaggi spartani vicini alle aree di confine, si stabiliva l’intero gruppo familiare. 

Il loro comportamento fu eccellente. Verranno impiegati prima per la pacificazione dei sultanati, poi nel fronte sud della campagna che nel 1935 porto alla proclamazione dell’Impero. Il più famoso Dubat fu Ali Ualie, che comandava il posto di frontiera di Ual-Ual al momento del proditorio attacco del capo predone Omar Sammantar. Un reparto montato su dromedari, sfilò ai Fori imperiali nel maggio del 1937, sotto gli occhi stupiti dei romani per i festeggiamenti della proclamazione dell’Impero.

Durante il secondo conflitto mondiale, i reparti di Dubat agli ordini del generale Gazzera, si distinsero notevolmente nella pur vana difesa dell’Impero. Caratterizzati da uno spirito fiero ed orgoglioso, non potevano tollerare alcuna forma di disonore. Per le loro stesse caratteristiche i dubat furono una via di mezzo tra le truppe regolari e le bande irregolari.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate farlo anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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