22 giugno 1941 Operazione Barbarossa l’attacco all’Unione Sovietica

Il 22 giugno 1941, tra le 3:15 e le 3:45 del mattino, sulla linea che andava dal mar Baltico al mar Nero, iniziò un intenso fuoco di sbarramento da parte dell’artiglieria tedesca ed alle 4:45 fu dato l’ordine di avanzate ai reparti corazzati. Scattava l’operazione denominata in codice “Barbarossa” nome ispirato dalle gesta dell’imperatore del Sacro Romano Impero Federico Barbarossa, l’invasione dell’Unione Sovietica da parte della Germania Nazista.

Iniziava quella che fu la più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi; il fronte orientale, aperto con l’inizio dell’operazione, fu il più grande e importante teatro bellico dell’intera seconda guerra mondiale e vi si svolsero alcune tra le più grandi e sanguinose battaglie della storia. Nei quattro anni che seguirono l’apertura delle ostilità tra Germania Nazista di Hitler e l’Unione Sovietica comunista guidata da Stalin, decine di milioni di militari e civili persero la vita o patirono enormi sofferenze, sia a causa degli aspri ed incessanti scontri che delle condizioni di vita miserevoli in cui vennero a trovarsi.

L’operazione, iniziata meno di due mesi dopo il deludente risultato della battaglia d’Inghilterra, avrebbe dovuto costituire un punto di svolta decisivo per assicurare la vittoria totale del Terzo Reich ed il suo predominio sul blocco continentale eurasiatico, ma fini per assorbire buona parte delle risorse umane, economiche e militari della Germania, e il suo fallimento, provocò la sua completa disfatta.

La strategia decisa da Hitler in qualità di comandante supremo e dal generale Jodl capo dell’ ufficio operazioni dell’ OKW(Oberkommando der Wehrmacht) in pratica l’alto comando delle forze armate tedesche, prevedeva l’impiego di un numero enorme di uomini e mezzi suddivisi su tre gruppi di armate incaricati di conquistare regioni ben definite, obiettivi specifici quali i grandi bacini industriali e le importanti città dell’Unione Sovietica. L’attacco, allo studio fin dall’estate del 1940, dopo la vittoria sul fronte occidentale, era previsto originariamente per il 15 maggio 1941, ma venne posticipato da Hitler prima al 27 dello stesso mese e successivamente al 22 giugno, a causa del colpo di Stato anti-tedesco di Belgrado e del conseguente intervento dell’esercito tedesco nella penisola balcanica.


La forza di attacco risultava cosi organizzata, come detto sopra su 3 gruppi di armate:

L’Heeresgruppe Nord, al comando del Feldmaresciallo Wilhelm Ritter von Leeb forte di 31 divisioni, partendo dalla Prussia Orientale, aveva il compito di marciare in direzione nord-est, attraverso i paesi baltici e nella Russia settentrionale, al fine di occupare Leningrado. La Finlandia avrebbe attaccato dalla Carelia con 14 divisioni, una ventina di giorni dopo l’inizio dell’offensiva tedesca.

L’Heeresgruppe Mitte al comando del Generale Fedor von Bock, costituiva la forza più consistente. Le sue 57 divisioni avrebbero dovuto attaccare a nord delle paludi di Rokitno, che si estendevano oltre il confine per circa 240 chilometri, puntando sulla direttrice Smolensk-Mosca, marciando attraverso la Bielorussia e le regioni centro-occidentali dell’Unione Sovietica.

L’Heeresgruppe Süd, al comando del Feldmaresciallo Karl Rudolf Gerd von Rundstedt, forte di 48 divisioni, era diviso in due colonne: quella settentrionale, più forte e meglio equipaggiata, doveva avanzare lungo l’estremità meridionale delle paludi di Rokitno e penetrare in Ucraina con obiettivo Kiev ed il fiume Dnepr, mentre la più modesta colonna meridionale, formata da 6 divisioni tedesche e da circa 200.000 soldati rumeni, sarebbe penetrata dalla Romania il 1º luglio, appoggiata da tre brigate ungheresi e da due divisioni più una brigata slovacca provenienti dai Carpazi.

I tedeschi schieravano 146 divisioni (19 delle quali Panzer-Division e 14 di fanteria motorizzata), per un totale di 3.500.000 uomini, 3.300 carri armati, 600.000 veicoli motorizzati (trasporti truppe, cannoni semoventi e veicoli anticarro) oltre 7.000 pezzi d’artiglieria e 2.770 aerei e circa 625.000 cavalli.

L’armata Rossa dei Lavoratori e dei Contadini, meglio conosciuta come Armata Rossa, disponeva in totale di 303 divisioni con 4.700.000 soldati, di cui 202 divisioni e 2.500.000 schierati a presidio del fronte occidentale; 20 corpi meccanizzati, ciascuno con due divisioni corazzate ed una meccanizzata, erano posizionati a distanze variabili da 50 a 400 chilometri dalle prime linee. Enorme la disponibilità sovietica di carri armati, con oltre 17.000 mezzi corazzati, ma i mezzi moderni erano solo 1.475 tra T-34 e KV-1, mentre la maggioranza erano modelli leggeri; inoltre i corpi meccanizzati avevano gravi carenze di addestramento, di supporto logistico e di preparazione tecnica; erano presenti anche numerose divisioni di cavalleria che si sarebbero dimostrate utili in terreni impervi e paludosi e durante la controffensiva invernale.

Caccia Polikarpov I-16 distrutti dalla
Luftwaffe al suolo

L’aviazione disponeva di quasi 20.000 velivoli,  ma anche in questo caso l’inferiorità tecnica dei mezzi, lo scarso addestramento e la modesta esperienza tattica avrebbero causato gravi perdite ed una netta inferiorità rispetto alle forze aeree tedesche. Prova ne è il fatto che la Luftwaffe, l’arma aerea tedesca  solo nel primo giorno di operazioni, distrusse più di 1.800 velivoli sovietici ed i pochi aerei che riuscirono ad alzarsi in volo, per la precisione i superati caccia Polikarpov I-16, furono abbattuti in massa e nei successivi quattro giorni i sovietici persero il 50% del loro potenziale aereo.

Come abbiamo visto le forze in campo erano enormi, come mai si erano affrontate su un campo di battaglia. Alla crociata, come venne definita, anti bolscevica, volle prendere parte anche Mussolini che già dai primi giorni di giugno 1941, in previsione dell’ormai certa campagna sul fronte orientale, aveva offerto il proprio aiuto e contemporaneamente aveva attivato il generale Cavallero, capo di stato maggiore Generale perché venissero accelerati i preparativi di costituzione di un corpo d’armata forte di tre divisioni in tempo utile per partecipare all’invasione.

Il 22 giugno, giorno stesso dell’attacco Hitler, accettava formalmente, con lettera consegnata all’Ambasciata italiana di Berlino, l’offerta di Mussolini a partecipare alle operazioni sul fronte orientale. Con quello che venne denominato C.S.I.R. Corpo di Spedizione Italiano in Russia, Mussolini intendeva equilibrare l’aiuto che l’Afrika Korps di Rommel stava fornendo sul fronte dell’Africa settentrionale. Lo sforzo messo in campo distolse truppe destinate proprio al suddetto fronte e fu di notevole consistenza.

Al Corpo d’armata vennero assegnate tre divisioni dichiarate “autotrasportabili”, con due divisioni di fanteria la “Pasubio” e la “Torino”, la 3ª Celere “Principe Amedeo Duca d’Aosta”, e altre unità direttamente dipendenti dal Comando del Corpo d’armata, tra cui la 63ª Legione motorizzata “Tagliamento” della Milizia. In totale il CSIR disponeva di 62.000 uomini, 83 aerei, 220 cannoni di calibro tra i 20 e i 105 mm, 92 cannoni anticarro da 47/32, 4.600 animali da soma, sella e tiro e 5.500 automezzi, praticamente inesistente la parte dei mezzi corazzati, con soli 60 carri leggeri di tipo L3/33 da 3 tonnellate, totalmente inadatti per qualsiasi combattimento.
Mussolini ispeziona reparti del C.S.I.R. in partenza
per il fronte orientale.

Con apposito post, nei prossimi giorni tratteremo nel dettaglio, equipaggiamenti e operazioni di trasferimento e schieramento sul fronte orientale del suddetto.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

 

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