2^ G.M. Campagna d'Italia

11 GIUGNO 1943 si arrende la Gibilterra italiana

«Pantelleria è stato il più grave caso di vigliaccheria di questa guerra. L’isola era imprendibile. Le rocce scendono a picco e per darvi la scalata occorrono battaglioni di Alpini. I rifugi sono in caverna sotto decine di metri di roccia. Gli unici punti nei quali lo sbarco era tentabile sono due piccoli porti facilmente difendibili. Al momento della resa la guarnigione disponeva ancora di 9000 colpi di grandi obici; aveva viveri per sei mesi; le cisterne erano colme. Non è vero che mancava l’acqua. Il comandante di guarnigione telegrafò al Duce che i bombardamenti mietevano vittime tra la popolazione civile. Il Duce per evitare inutile spargimento di sangue ordinò la resa. Si è poi saputo che in un mese di bombardamento i morti sono stati 58! Mentre a Napoli, a Palermo, dovunque si contano a centinaia e a migliaia. L’ultimo giorno durante il quale il bombardamento fu ininterrotto si ebbe un solo, dico un solo morto. L’Ammiraglio Pavesi, eroico difensore di Pantelleria, dovrà chiamarsi ‘pavido’ non Pavesi».

Dal diario del Conte Pietromarchi stretto collaboratore di Galeazzo Ciano in data 22 giugno 1943

Nel mese di maggio le forze italo tedesche si erano arrese in Tunisia e l’Asse era stato spazzato dall’Africa settentrionale. Si trattava ora di affrontare la fase più difficile della guerra, portare la stessa sul continente europeo, attaccando quella che i tedeschi chiamavano Festung Europe, la fortezza Europa. Dopo la conferenza Trident (13-25 maggio), venne infatti approvata l’ultima elaborazione del piano di massima per l’invasione della Sicilia (denominata “operazione Husky”), ivi compresa la data (10 luglio), e la zona di sbarco.Ma in previsione dello sbarco, venne anche decisa l’attuazione di alcune operazioni preventive, per eliminare i presidi sulle isole a sud al largo della Sicilia, denominate operazione Corkscrew. Il lembo di terra europea più vicino geograficamente era l’isola di Pantelleria.

L’isola occupava una postazione di enorme importanza strategica poiché, posta nel canale di Sicilia fra la Tunisia e la Sicilia, essa domina l’unica via di comunicazione fra il Mediterraneo occidentale e quello centro-orientale. Di piccole dimensioni circa 83 chilometri quadrati, appena un terzo di Malta, priva di sorgenti di acqua dolce e completamente dipendente dalla terraferma per ogni tipo di rifornimento, infatti tutto deve esservi portato via mare o aerea, aveva circa 12.000 abitanti. Essa era stata trasformata dal fascismo in una fortezza che agli occhi dei più appariva imprendibile e possedeva un porto utilizzabile, ma soprattutto una pista di atterraggio che avrebbe dato agli alleati una base aerea vicina alle future zone di sbarco in Sicilia.

La responsabilità della difesa delle isole del canale di Sicilia era di competenza della Regia Marina, in particolare a difendere la Gibilterra italiana come veniva definita dalla stampa del regime vi erano circa 11.400 ai quali erano affidate ventidue batterie antinave e quindici a doppio scopo, antinave e contraeree. Tutte le infrastrutture militari e logistiche sono sotterranee o in caverna, compreso un enorme hangar in calcestruzzo di ben 300 metri di lunghezza per 26 di larghezza e 18 di altezza. Lo sesso consentiva il parcheggio di sessanta caccia e sei aerosiluranti. Il principale punto debole di Pantelleria è come detto sopra la totale dipendenza, per i rifornimenti, dalla madrepatria. Al momento dell’attacco degli Alleati infatti le riserve di viveri per la guarnigione e la popolazione erano per soli trenta giorni.

Vista dei bunker della Regia Aeronautica

Vennero messi allo studi i piani per la conquista delll’isola e gli americani pensarono che quella era l’occasione per mettere sul banco di prova le teorie del bombardamento aereo della supremazia dell’arma azzurra come veniva definita dal fascismo. Gli statunitensi infatti avevano fatto propria la teoria del generale italiano Dohuet e decisero di fare di Pantelleria il laboratorio su cui verificare la validità delle stesse. Ma chi era questo generale italiano? Generale di fanteria nella 1^ guerra mondiale, nel 1921 aveva pubblicato un libro poi tradotto in tutto il mondo, e ancora oggi oggetto di studi, ‘Il Dominio dell’Aria’ secondo cui, con l’evolversi dei velivoli, il bombardamento aereo sarebbe stata l’arma in grado di risolvere qualunque conflitto nel giro di pochi giorni. Una volta disponibili degli aerei in grado di trasportare un adeguato carico bellico e di provvedere alla propria autodifesa, il bombardamento sarebbe divenuto il sistema definitivo per annientare le forze terrestri e navali, distruggere le città nemiche, demoralizzare le truppe avversarie, terrorizzare i civili, far esplodere le rivolte, far cadere i governi e far vincere le guerre praticamente senza colpo ferire. In maniera pulita, rapida, asettica, riducendo al massimo il numero di caduti dalla propria parte ed infliggendo il massimo dei danni con il minimo dello sforzo.

Fu cosi che gli americani allestirono una potentissima forza aerea composta da due armate aere la 9^ e la 12^ statunitensi rafforzate da unità della RAF e della SAAF sudafricana. Si trattava di poco più di mille aerei con basi in nord africa e di diverse centinaia di caccia e cacciabombardieri con base a Malta. Al comando della forza di bombardamento strategica, la Nasaf (Northwest African Strategical Air Force), è stato posto il maggior generale James E. Doolittle, un americano famoso per aver condotto nel 1942 il primo raid contro Tokyo con bimotori B-25 decollati da una portaerei, impresa considerata impossibile.

L’operazione Corkscrew (cavatappi) prevedeva prima di fiaccare la resistenza della guarnigione e della popolazione con ripetuti e massicci bombardamenti aerei e navali; e successivamente in caso di mancata capitolazione, si ricorrerà all’ attacco con forze anfibie. Il D Day, il giorno dello sbarco, era previsto per l’11 giugno, in modo da poter sfruttare al massimo le favorevoli condizioni d’illuminazione notturna. Nel dettaglio il piano era così articolato, alla fine di maggio al 6 giugno (D meno 5) Pantelleria sarà oggetto di pesanti bombardamenti, che a partire dal 7 fino all’alba dell’ 11 (D-day) saranno intensificati fino a coprire le intere ventiquattro ore con un crescendo che salirà dalle 200 sortite giornaliere fino alle 1500-2000 di D meno 1.

I primi bombardamenti avvengono l’8 e l’11 maggio, ma si tratta di poca cosa, poi più niente fino al 18. A partire dalla notte del 10 maggio, la flotta inglese dispone una stretta sorveglianza intorno a Pantelleria, che non riesce peraltro a impedire del tutto l’arrivo di rifornimenti. Il 18 le incursioni riprendono e da quel giorno sarà tutto un crescendo fino ai primi giorni di giugno quando diventano impressionanti. Nella sola giornata del 10 come da piani sull’isola vengono scaricate 1571 tonnellate di esplosivo, un quarto del totale dell’intera operazione.

Su Pantelleria, dall’8 maggio all’11 giugno, vengono effettuate 5285 sortite e in questi 34 giorni l’isola incassò una quantità di esplosivo terrificante: su un’area generale di ottantatré chilometri quadrati caddero oltre 24.000 bombe, in media 293 bombe per chilometro quadrato. In più, dal 13 maggio, in aggiunta al terrificante bombardamento aereo si uniranno anche le unità navali iniziando un costante cannoneggiamento dal mare. Poco potevano fare per opporsi allo strapotere aereo Alleato la Regia Aeronautica e la Luftwaffe con base in Sicilia. Durante gli attacchi furono tuttavia abbattuti dalla contraerea italiana 45 aerei alleati.

L’8 era stata intimata la resa con un lancio di volantini, ma non essendo giunta alcuna risposta il martellamento era proseguito con la collaborazione della Royal Navy. Un’invasione anfibia era prevista per l’11 giugno, e fu effettuata dalla terza brigata della prima divisione britannica. Lo stesso giorno l’ammiraglio Pavesi si arrese alle 11, anticipando l’autorizzazione di Mussolini. Il Duce infatti allarmato dai dispacci dello stesso Ammiraglio in cui si parlava di numerosissime vittime fra la popolazione civile autorizzò la resa per le ore 12. La realtà fortunatamente era bene diversa. L’isola ricevette una quantità impressionante di esplosivo sia aereo che navale ma le perdite umane e i danni subiti furono molto inferiori alle più rosee aspettative.

Fanteria inglese prende possesso dell’isola

 

 

Nell’euforia della vittoria, i comandi alleati giudicano decisivo il ruolo dei bombardamenti aerei pesanti e concentrati: per la prima volta nella storia – come dicevamo – l’attacco dal cielo ha da solo determinato la caduta di una posizione militare fortemente protetta. In realta i danni provocati alle strutture difensive dell’isola, alle installazioni militari, alla guarnigione e alla popolazione sono stati minimi.

Secondo le fonti ufficiali meno di 40 morti e di 150 feriti fra i militari e 4-5 morti e 6 feriti fra la popolazione civile. Secondo la commissione d’inchiesta dell’ammiraglio Iachino, la sera del 9 giugno è ancora efficiente 1’80 per cento delle batterie antinave e il 48 per cento di quelle contraeree. Anche la presunta mancanza d’acqua lamentata dall’ammiraglio Pavesi viene dallo stesso successivamente smentita. Scandalosamente sempre su ordine di Pavesi non furono fatti saltare né gli uni, né le altre e nemmeno le piste aeroportuali, contravvenendo con ignominia, agli ordini superiori.

Internato in un un campo di prigionia nel Regno Unito Pavesi fu rimpatriato nel novembre 1944. Nel mentre, in Italia, l’ammiraglio fu oggetto di durissime critiche – specie negli ambienti del regime fascista, ed ancor più, in seguito, di quelli della Repubblica Sociale – che lo accusavano di non aver opposto la dovuta resistenza all’attacco Alleato, “quali le leggi del dovere e dell’onore gli imponevano”, se non di aperto tradimento. Nel maggio del 1944 fu processato e condannato in contumacia per tradimento dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato di Parma.

Lampedusa fu conquistata in soli sette giorni, il 12 giugno, mentre il 13 giugno, si arrendeva senza condizioni anche il presidio sull’isola di Linosa, e il giorno seguente alcune unità della marina inglese conquistarono Lampione. Da quel momenti gli alleati controllarono tutte le isole del Canale di Sicilia. Era il momento di predisporre l’attacco alla Sicilia stessa.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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