2^ G.M. Campagna d'Italia

4 giugno 1944, gli americani a Roma

« So di interessi e macchinazioni affinché sia l’8ª Armata britannica a prendere Roma… se solo Alexander prova a fare una cosa del genere, avrà per le mani un’altra battaglia campale: contro di me. »

(Dal diario personale del generale Clark comandante della 5^ armata americana in data 5 maggio 1944)

Dopo lo sfondamento nel settore di Cassino e nel settore della testa di sbarco di Anzio e Nettuno, il comandante tedesco, Feldmaresciallo Kesserling mise in atto il ripiegamento delle truppe tedesche dal settore di Roma. Lo stesso decise di non ingaggiare battaglia all’interno del perimetro urbano della città eterna e di ripiegare a nord con l’intento di attestarsi su quella che diverrà la linea gotica.

Il 4 giugno 1944 le avanguardie della 5^ armata statunitense del generale Clark entravano a Roma.

Se non si era combattuto dentro la città, ma la battaglia per Roma fu tuttavia lunga e logorante per le forze alleate che avevano il compito di conquistare la penisola. Si trattava della 5^ americana del generale Clark e dell’8^ britannica del generale Leese, reduce dalla logorante battaglia in Africa settentrionale, di consistenti forze polacche aggregate a quest’ultima e a un corpo si spedizione francese affidato al generale Juin. Vediamo brevemente come si svolsero i fatti.

L’ 8 settembre 1943 dopo pesanti pressioni statunitensi, il governo Badoglio rese pubblico al mondo l’armistizio fra Regno d’Italia e potenze alleate firmato il precedente 3 settembre a Cassibile. I tedeschi di cui eravamo alleati, che avevano già predisposto un piano nel caso l’Italia si ritirasse dal conflitto invasero la penisola e in pochi giorni, causa lo sbandamento delle forze armate italiane, lasciate senza ordini si impossessarono di tutti la penisola non ancora occupata dalle forze anglo americane che stavano risalendo dalla Calabria.

Gli americani della 5^ armata al comando del generale Clark erano sbarcati il 9 settembre 1943 a Salerno e li per conquistare poche decine di chilometri di terreno avevano dovuto affrontare durissimi combattimenti. Era chiaro che i tedeschi erano determinati a contendere ogni palmo di terreno e stavano nel frattempo organizzando una serie di linee difensive fortificate.

Vi erano la Linea del Volturno che iniziava a Termoli ad est e attraverso gli appennini si concludeva a ovest sul Volturno, e la linea Barbara su cui i tedeschi organizzarono la resistenza dal 12 al 16 ottobre. Queste linee erano state predisposte solo per guadagnare tempo e permettere all’organizzazione Todt, di predisporre la vera linea di resistenza a difesa di Roma.

Il 4 ottobre Hitler aveva dato disposizioni di cominciare la costruzione di una linea difensiva che tagliava in due la penisola e si estendeva dalla foce del fiume Garigliano al confine fra Lazio e Campania fino ad Ortona comune costiero della provincia di Chieti. Perno della linea difensiva era la posizione di Cassino con il suo abitato e dominata dalla maestosa abbazia benedettina. Si trattava della linea Gustav.

Alla fine del mese di novembre del 1943, appariva ormai chiaro che causa impervietà del territorio, l’approssimarsi del clima invernale e soprattutto della tenace e abile difesa delle truppe tedesche del feldmaresciallo Kesselring, le forze alleate non avrebbero potuto superare in breve tempo le posizioni della linea Gustav dominata come si è detto dall’abbazia di Montecassino che sovrastava la valle e permetteva ai difensori di controllare i movimenti delle truppe nemiche. La stessa valle era l’unica via di accesso agevole per le colonne di uomini e mezzi diretti verso la capitale.

Quella che passò alla storia come battaglia di Cassino infurio dal 12 gennaio al 19 maggio 1944 quando le truppe polacche al costo di perdite ingentissime riuscirono a sloggiare i paracadutisti tedeschi che si erano asserragliati nelle rovine dell’abbazia di Montecassino. Il 22 gennaio per sbloccare la difficile situazione che si delineava sulla linea Gustav gli americani sbarcarono ingenti forze a Anzio e Nettuno sulla costa sud di Roma. L’intento era di stringere i tedeschi in una morsa a sud Clark intensificava gli attacchi e a nord con lo sbarco si cercava di prendere i tedeschi alle spalle.

Sembrava che il piano alleato fosse a un passo dal successo, i tedeschi presi di sorpresa non reagirono con forza. Gli americani però commisero un errore che gli costerà molto caro. Invece di sfruttare il successo iniziale rimasero ferme per consolidare la testa di ponte. Di fronte a queste incertezze Kesserling cambiò strategia e invio contro la testa di ponte ingenti forze che inchiodarono gli americani sulle loro posizioni. D’altro canto le due massicce offensive di Clark contro la linea Gustav lanciate a gennaio e marzo si erano risolte in sanguinosi insuccessi. Fra le due operazioni si inserisce il triste episodio del bombardamento dell’ abbazia di Montecassino.

L'abbazia dopo il potente bombardamento alleato

I resti dell’abbazia dopo il tremendo bombardamento alleato

I comandi americani ritenevano, ma vedremo a torto che la stessa fosse stata occupata dalle truppe tedesche. Al contrario esisteva un accordo fra autorità ecclesiastiche e il comando tedesco, in virtù del quale le truppe germaniche erano autorizzate a stazionare all’esterno del perimetro della struttura ma non potevano penetrarvi. L’accordo prevedeva anche un aiuto che ci fu da parte tedesca per mettere in sicurezza il patrimonio artistico custodito all’interno.

I comandi alleati erano tuttavia convinti del contrario e così Clark chiese che venisse bombardata. Fu cosi che il 15 febbraio oltre duecento bombardieri americani colpirono la stessa riducendola ad un cumulo di macerie. In realtà Clark aveva chiesto un bombardamento di piccola entità ma i comandi alleati utilizzarono invece l’operazione per sperimentare una nuova tattica di bombardamento concentrata su una piccola area. Lo stesso Clark ammise a posteriori che fu un tragico errore di tattica militare oltre che una vergogna dal punto di vista morale.

L’operazione è considerata da alcuni storici il peggior atto sacrilego verso la cristianità del XX secolo. Ma non era finita, perché i tedeschi, che fino a quel momento avevano rispettato gli accordi decisero di occupare quello che rimaneva della struttura. I paracadutisti tedeschi della 1. Fallschirmjäger-Division soprannominati dai comandi alleati “diavoli verdi” la occuparono e ne fecero una formidabile posizione difensiva.

Sconcertanti furono le parole pronunciate da Alexander per giustificare l’operazione che porto alla distruzione dell’abbazia:

“Quando i soldati combattono per una causa giusta e sono pronti ad esporsi alla morte ed alle mutilazione in questa lotta, mattoni e calce per venerabili che siano, non possono prevalere sulle vite umane” 

Paracadutisti tedeschi a Mopntecassino

Paracadutisti tedeschi a Montecassino

I ripetuti fallimenti dei tre sanguinosi tentativi di sfondare la linea Gustav nel settore di Cassino e la deludente situazione di stallo della testa di ponte di Anzio, costrinsero il comando alleato in Italia a sospendere ulteriori operazioni offensive fino all’arrivo della bella stagione. Le perdite subite erano state molto alte ed era necessaria una completa riorganizzazione delle forze disponibili.

Clark nel mese di aprile venne convocato negli Stati Uniti dove i vertici politici e militari gli illustrarono i dettagli dell’operazione Overlord. L’operazione che doveva portare la guerra sul suolo francese era la più grande operazione anfibia mai studiata nel corso della storia. La stessa era stata pianificata a partire dal successivo 6 giugno 1944 e a Clark venne chiaramente spiegato che, soprattutto per fini propagandistici era necessario conuistare Roma prima di quella data.

Venne cosi pianificata l’operazione “Diadem”, Alexander avrebbe attaccato la linea Gustav con dodici divisioni dell’8ª Armata, tra cui due divisioni polacche, due canadesi e una sudafricana, e con sette divisioni della 5ª Armata, tra cui quattro divisioni francesi, Preceduta dal tiro concentrato di 2 400 cannoni, l’offensiva generale alleata ebbe inizio durante la notte tra l’11 e il 12 maggio 1944; l’attacco fu una parziale sorpresa per i tedeschi, che tuttavia nelle prime ore si batterono duramente in difesa e mantennero il possesso delle posizioni principali della linea Gustav.

In particolare il nuovo assalto nel settore di Cassino, sferrato dalle due divisioni polacche del generale Anders venne respinto dai diavoli verdi tedeschi che inflissero perdite pesantissime ai reparti polacchi. Nella valle del fiume Liri due divisioni britanniche attraversarono il fiume Rapido ma senza riuscire a sfondare la linea di resistenza tedesca. Il 13 nel settore le esperte e combattive formazioni coloniali francesi composte da soldati marocchini e algerini ottennero i primi importanti successi, vennero conquistati il monte Maio e la cittadina di Castelforte e la linea Gustav venne praticamente spezzata in due.

Kesselring buttò nella mischia le ultime riserve ma non riusci ad arrestare l’avanzata del corpo di spedizione francese.  Ormai le sorti della battaglia erano segnate. I polacchi attaccarono con tutte le forze disponibili le posizioni tenute dai paracadutsiti tedeschi ma non riuscirono a sfondare. Il 13 e il 14 maggio il Monte Calvario venne attaccato 4 volte ma senza risultati apprezzabili i tedeschi rimanevano sulle loro posizioni.

Poi all’improvviso nella notte del 17 arrivò la notizia che i tedeschi avevano abbandonato le posizioni così strenuamente difese. Da sud stavano arrivando le avanguardie delle truppe francesi che avevano sfondato la linea, quindi per evitare di essere accerchiati, gli invitti diavoli verdi decisero di abbandonare le posizioni intorno all’abbazia.

Nelle prime ore del mattino del 18 maggio una pattuglia di lancieri del 12º reggimento si arrampicò sulle rovine dove innalzò la bandiera polacca. La conquista della posizione strategica permise alle divisioni britanniche e statunitensi di cominciare l’avanzata verso Roma.

La bandiera polacca sventola sulle rovine di Cassino

La bandiera polacca sventola sulle macerie di Montecassino

L’operazione “Diadem” si era conclusa con un successo alleto. Alte erano state le perdite per entrambi i contendenti. Gli americani lamentarono 18.000 morti, 14.000 inglesi  11.000 tedeschi e 1.200 i polacchi. I tedeschi in ritirata si attestarono a soli 10 km a nord su una nuova linea difensiva, la cosiddetta linea Hitler di seguito ribattezzata Linea Senger.

Gli alleati si fermarono qualche giorno per organizzare l’attacco finale che venne sferrato il 23 maggio. Il 24 dopo aver subito ingenti perdite gli alleati sfondarono l’ultima linea difensiva. La via per Roma era ormai aperta. La città venne raggiunta dalle avanguardie americane il 4 giugno ormai, come visto abbandonata dalle truppe tedesche che avevano deciso di non ingaggiare battaglia all’interno di essa. Il giorno successivo Clark faceva il suo ingresso nella città eterna.

Grazie per aver letto con tanta pazienza il nostro post, con la speranza che vogliate continuare a seguirci anche in futuro Vi salutiamo e diamo appuntamento al prossimo.

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